Cronache di una campagna di crowdfunding (che è ancora in corso e scade il 9 novembre)

Great Meetings Notebook by Creography
Il crowdfunding è un processo collaborativo di microfinanziamento, una raccolta fondi con la quale un gruppo numeroso di persone supporta, con piccoli contributi, un progetto comune o un’idea innovativa.

Una campagna di crowdfunding va immaginata come la gestione di un’azienda in miniatura, dall’ideazione di prodotto al suo lancio e commercializzazione. Con personas, business model canvas, design, prototipazione, budgeting, marketing e promozione. Solo che è tutto concentrato in un tempo molto ridotto, pochi mesi di pianificazione che si traducono in 30 giorni di fuoco.

Si deve costruire, innovare, far crescere. Si può osare, cambiare idea, sperimentare. Sperimentare è la parola chiave di una campagna di crowdfunding, che è una palestra, un laboratorio, una parete di roccia su cui allenarsi.

Ed è stato proprio questo lo spirito con cui Silvia, Mariela ed io abbiamo affrontato il lancio della campagna di Great Meetings Notebook.

Ma come abbiamo fatto? Ve lo spiego.

1. Ho un’idea…

Tutto nasce da un’idea, e un’idea di solito nasce da un’esperienza. In questo caso quella di Silvia Toffolon come formatrice e coach. Affrontando incontri, riunioni e workshop, Silvia ha notato quanto sia difficile riuscire a gestire un incontro di lavoro in maniera efficace, ordinare i pensieri e le decisioni e tenere traccia delle prossime attività da fare.

Da questa esigenza nasce l’idea di creare un metodo, uno strumento per rendere efficaci le riunioni e gli incontri.

Decidiamo di testare subito l’idea sul campo. La prima versione del taccuino è il block notes contenuto nel kit Creography: gli utenti lo adorano, confermano la presenza di un problema e validano la soluzione che abbiamo in mente. Queste sono le basi del design thinking, e ci sono state molto utili nel creare un prodotto solido.

La versione del kit viene trasformata, prima in bozzetti, poi in mockup grafico e infine nel prototipo, senza mai perdere di vista la necessità dell’utente e la sua esperienza d’uso.

Great Meetings Notebook Creography Crowdfunding 

Ma, come gli amici startupper sanno bene, il successo di un’idea dipende da tre fattori: team, team e team.

2. …e cerco qualcuno con cui svilupparla

Per gestire al meglio la campagna servono almeno tre figure: il founder visionario, che ha l’idea e guida il gruppo, il pianificatore seriale, che pianifica le attività e le segue passo passo, e l’editor e community manager, che crea i contenuti e ingaggia la community.

Riunire persone attorno a un progetto non è facile, riunire poi persone che hanno un lavoro regolare e contribuiscono nel tempo libero è una vera e propria sfida.

Sviluppato il prodotto ci siamo immersi nel magico mondo del crowdfunding, iniziando con la scelta della piattaforma su cui creare il progetto.

3. “Tutto o niente” o “Tengo ciò che raccolgo”?

Scegliere tra le molte piattaforme di crowdfunding (solo le italiane sono una cinquantina) è tutt’altro che facile. Vanno considerati molti fattori, tra cui i più importanti sono il meccanismo di finanziamento e la reach potenziale del sito.

I due modelli principali di finanziamento sono:

  • keep it all”: sia che venga raggiunta la soglia di finanziamento o meno, il progetto viene comunque finanziato. Una volta fissato il goal della campagna qualsiasi cifra venga raccolta viene dunque devoluta al progetto. Questo è il modello di IndieGogo.
  • all or nothing”: o si raggiunge la soglia di finanziamento o tutti i contributi vengono rimborsati ai sostenitori e il progetto non viene finanziato. Questo è il modello adottato da Kickstarter.

Facciamo le nostre valutazioni, apriamo l’account su IndieGogo e creiamo la pagina del nostro progetto. Poi un consulente ci ha fatto cambiare idea, per puntare alla base di utenti di Kickstarter.

Kickstarter è la piattaforma più nota e utilizzata, e la base di utenti della piattaforma è il fattore più incisivo in una campagna di crowdfunding. Questo perché la piattaforma, se conosciuta e utilizzata, è essa stessa in grado di portare utenti nella landing page del progetto (le stime parlando di una percentuale tra il 5 e il 10% dei visitatori totali).

Il back end della piattaforma di Kickstarter è un po’ più complicato da utilizzare ma, dopo qualche tentativo, creiamo la landing page del nostro progetto.

Come funziona Kickstarter? Landing Page di Great Meetings Notebook

4. Video is the king

Il fulcro di una campagna di crowdfunding è infatti la landing page del progetto. Una landing page efficace dovrebbe in primo luogo presentare il problema, per catturare il target della campagna. Per farlo bisogna sfruttare il video principale della campagna, che è la prima cosa in cui ci si imbatte atterrando nella landing page. Il video dovrebbe essere dinamico, breve (2 minuti massimo) e presentare il prodotto.

Dopo il video, il contenuto della landing page dovrebbe invece essere strutturato presentando il primo luogo il problema, per catturare l’attenzione di chi si riconosce e invogliare a proseguire la lettura. Segue l’introduzione del prodotto, del perché soddisfa le esigenze dei potenziali clienti e della storia e delle persone dietro l’idea.

La parte centrale è occupata dalla presentazione del prodotto e delle specifiche tecniche, mentre conclude la landing page l’indicazione dei prossimi passi della campagna dopo il finanziamento.

5. Steady. Ready. Go.

Abbiamo iniziato a lavorare alla campagna diversi mesi prima del lancio. Abbiamo prima pianificato le attività nel dettaglio, i contenuti, il messaggio e il target. Poi ci siamo addentrati nell’operatività: tipografia, copywriting, video editing. Abbiamo rispettato molte scadenze, bucato altre. Abbiamo corso, abbiamo rinunciato a qualcosa, ci siamo dedicati alle attività più importanti e siamo arrivati alla data di partenza pronti.

Abbiamo lanciato la campagna l’11 ottobre e terminerà il 9 novembre.

Nel mondo del crowdfunding esiste un’unica regola: raggiungere almeno il 30% nei primi giorni. È la massa critica che genera hype sul progetto, attiva il network e consolida gli atteggiamenti di imitazione (“se hanno già raggiunto il 30% vuol dire che il prodotto vale”).

Abbiamo bruciato il 30% al secondo giorno e non ci potevamo credere. La crescita poi è stata esponenziale, come l’intensità delle emozioni che proviamo a ogni % in più.

Ora siamo oltre il 190%, con un trend in crescita, articoli in riviste importanti e un deciso interesse generato dal progetto.

6. Network or die

Per concludere, se dovessi dire il principale fattore che ha determinato il successo del progetto, sceglierei sicuramente una parola: network.

Ciò che fa la differenza è la community che si riesce a creare attorno al progetto e attorno ai membri del team. Dalla community, solo dalla community, arriva almeno il 30% di sostenitori iniziali che poi determina il successo del progetto. Creare una community non è facile. È un processo lento (parliamo di mesi, ndr) per generare una scintilla di interesse, raccogliere i contatti e creare suspense e interesse con delle piccole anticipazioni. Ma anche un processo frenetico durante il lancio: per catturare attenzione, far arrivare le persone al progetto e generare conversion.

La frenesia è il succo di una campagna di crowdfunding. Così è stato per noi finora e lo è tuttora. In fondo mancano solo pochi giorni alla conclusione della campagna… bisogna correre!!

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