Digital, Social e Marketing: previsioni 2016

Il mondo Digital si rinnova ed evolve di continuo, tanto che sta mettendo a dura prova la capacità di resistenza di noi MARKETERs. Allo stesso tempo, però, tutto questo per noi è un forte stimolo per tenerci costantemente aggiornati:  informarsi, leggere e osservare l’evoluzione di ciò che ci circonda è ciò che ci consente di  avere tutti gli strumenti per poter cogliere la nascita di nuove opportunità nel mondo del marketing.

Abbiamo concluso il 2015 in maniera tradizionale, premiando quelli che sono stati – secondo noi – i migliori Epic Win dei brand sui social network, e “riprendendo” quei brand che spesso hanno fallito, nel costante tentativo di far vedere la loro abilità nel Real Time Marketing.

Adesso però è tempo di voltare pagina, e di guardare all’anno appena iniziato, che si figura come un altro anno ricco di novità, innovazioni e nuovi modus operandi nello sconfinato mondo del Digital.

NETFLIX ARRIVA IN ITALIA

Il 22 ottobre 2015 Netflix, popolare servizio di streaming on demand nato negli Stati Uniti nel 2008, è sbarcato ufficialmente in Italia e noi ve ne avevamo già parlato nell’articolo sulle grande ambizioni di Netflix. Complice un catalogo italiano composto “solo” da 830 titoli tra film, serie tv e documentari, l’avvio del servizio italiano non ha soddisfatto le aspettative della casa madre, che aveva chiuso a 5,5 miliardi di dollari il fatturato 2014. Per questo, in vista del primo “vero” anno in Italia, per il 2016 il colosso dello streaming ha avviato una serie di partnership molto importanti (Vodafone, LG e Samsung, tra gli altri), volte ad incrementare esponenzialmente la penetrazione del mercato (non senza una maggiore apertura del catalogo). Riuscirà quindi a raggiungere gli obiettivi prefissati? E quale sarà la reazione di colossi mainstream come Sky e Mediaset? Ci godremo insieme questo spettacolo nel corso del 2016.

netflix-family

AMAZON APRE UNA LIBRERIA OFFLINE

Che Amazon, primo player mondiale dell’e-commerce, apra una libreria fisica è un chiaro segnale dell’importanza dell’omnichannel marketing, uno dei più importanti trend di marketing in via di affermazione. Ogni canale di comunicazione e distribuzione dev’essere coordinato e trasmettere la stessa brand image al cliente finale – con adattamento della forma – così da accompagnare in modo omogeneo il consumatore finale fino all’acquisto. Ed è questa l’ottica con cui Jeff Bezos ha maturato la decisione di aprire a Seattle il primo “Amazon Books”: sarà sia una vetrina per i titoli editi direttamente da Amazon (sì, il colosso opera anche nell’editorìa), sia un punto fisico in cui “respirare” l’identità del brand, così da coinvolgere quelle persone che sono ancora restìe agli acquisti in Internet. Se un colosso come Amazon ha deciso di convertirsi in tal maniera all’omnicanalità, cosa dovremo aspettarci da altri top brand nel 2016?

amazon books

PRIMARK SBARCA IN ITALIA

Dopo mesi di presunte indiscrezioni e supposizioni (seconde solo a quelle riguardanti un’apertura italiana di Starbucks), finalmente è diventato ufficiale: a febbraio 2016, Primark aprirà il suo primo punto vendita in Italia. Fondato nel 1969 in Irlanda, fino al 2006 ha presidiato esclusivamente il mercato britannico, per poi espandersi anche nel Continente (in Spagna il primo negozio extra-Regno Unito), fino ad arrivare lo scorso anno anche negli Stati Uniti: con 297 punti vendita e un fatturato di oltre 4 miliardi di dollari, il successo di questo marchio di fast fashion fa leva su una delle prime leggi che ogni studente di Economia impara alla prima settimana di Università: più cala il prezzo di un prodotto, più aumenteranno i volumi venduti dello stesso. Grazie al mix vincente di abiti trendy, negozi invitanti e notevoli economie di scala, Primark può permettersi di vendere i suoi prodotti ad un prezzo medio inferiore del 60% rispetto al prezzo medio di H&M, altro leader storico del fast fashion. Sarà quindi interessante osservare come questo player influirà sul mercato fashion italiano, settore che più di altri sta facendo fatica a rialzarsi dopo la crisi.

negozio-primark

TWITTER AUMENTA I CARATTERI

Guru ed esperti in materia di Digital e New Media si interrogano da tempi su quali cambiamenti dovrebbe apportare Twitter per crescere, diventando più attraente per gli investitori pubblicitari e aumentando il proprio valore azionario. Manco il tempo di accantonare l’Albero di Natale, che Jack Dorsey – CEO del social cinguettante – lancia un’idea a metà tra volontà e provocazione: i caratteri a disposizione per scrivere un tweet aumenteranno da 140 a 10mila. Oltre a questo, ci sarebbe la possibilità che i tweet non compaiano più in ordine puramente cronologico, ma ordinati “per rilevanza”: insomma, sembra che Twitter si stia trasformando sempre di più in Facebook (vedi la sostituzione dei “preferiti” con i “like”), andando a modificare radicalmente quelle che sono le sue caratteristiche distintive, che lo rendono unico nel panorama dei social network. Entreranno davvero in vigore queste modifiche? Se sì, sarà curioso osservare come reagiranno i 300 milioni di utenti iscritti, molti dei quali hanno già reagito negativamente alle novità introdotte recentemente.

Twitter passa dai 140 ai 10.000 caratteri

FACEBOOK SFIDA LINKEDIN

A colpi di innovazioni più o meno incrementali (ultima, nell’ordine, il potenziamento della piattaforma Messenger, che ha raggiunto 800 milioni di utilizzatori mensili), Facebook sta consolidando sempre più la leadership raggiunta nel mondo dei social network, grazie ad un’utenza di oltre un miliardo e mezzo di persone che permette a Mark Zuckerberg di sperimentare nuove funzionalità per incrementare i ricavi derivanti dagli investimenti pubblicitari: a fine 2014 i ricavi derivanti dall’advertising ammontavano a 12,5 miliardi di dollari, come riportato dal report annuale della società. Per il 2016 si prospetta il lancio di una nuova piattaforma, con cui il colosso di Menlo Park intende fare concorrenza a LinkedIn, leader nel settore job online (mercato da 6 miliardi di dollari, secondo il Sole 24Ore): Facebook avrebbe infatti intenzione di lanciare una versione business, che sarà simile graficamente al social che tutti noi conosciamo, ma avrà al suo interno funzionalità e servizi pensati specificamente per le aziende e per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Se davvero venisse lanciato “Facebook at work” (nome della piattaforma, secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal), come potrebbe cambiare il mondo del job search online?

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ADS SU INSTAGRAM

Anche Instagram, come Twitter, ha modificato una delle caratteristiche che lo rendevano più riconoscibile: il formato delle foto. Se fino a poco tempo fa era possibile caricare solo foto quadrate, costringendo gli utenti a strane pose o a scaricare innumerevoli app di photo editing, dallo scorso anno è possibile caricare anche foto rettangolari, e la novità è stata accolta benevolmente con una maggioranza “bulgara”.

Sono invece una novità più radicale i post sponsorizzati, che hanno ufficialmente fatto la loro comparsa in Italia il 9 settembre 2015, e che ricalcano i post sponsorizzati che da anni invadono la nostra Timeline di Facebook. Essendo infatti anche Instagram di proprietà di Mark Zuckerberg, anche al suo interno i post sponsorizzati rientrano nella categoria del native advertising: ossia compaiono con le stesse caratteristiche delle foto pubblicate dai nostri amici (con la semplice indicazione “sponsorizzata” in alto a destra), in modo da disturbare il meno possibile la fruizione della timeline.

La creazione di questi contenuti risulta inoltre estremamente facile, visto che può essere fatta tramite la medesima funzione utilizzata per i Facebook Ads e, come ulteriore punto a suo favore, Instagram ha pure concesso la possibilità di inserire link esterni “cliccabili” al di sotto dei post sponsorizzati. Nel 2015 i ricavi pubblicitari generati da Instagram hanno sfiorato i 600 milioni di dollari (è il social più utilizzato negli Stati Uniti d’America), e siamo sinceramente curiosi di vedere come andrà la raccolta pubblicitaria in Italia nel corso del 2016.

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Ma questi sono solo alcuni dei trend che si svilupperanno ulteriormente nell’anno appena iniziato. Volendo, si potrebbe parlare anche della tendenza “Mobile First”, dato che ormai gran parte dell’attività online viene svolta tramite smartphone o tablet (anche le ricerche su Google): le aziende si sono dimostrate estremamente proattive nel rendere responsive ogni strumento ed attività di marketing e comunicazione, così da iniziare già ora a coinvolgere i Millennials e la Generazione Z – i potenziali target d’acquisto futuri – durante i micro-momenti di navigazione. Oppure potremmo parlare del drastico crollo subìto dalle azioni di Twitter, con conseguente aumento dell’interesse di Google verso di esso: cosa potrebbe succedere se il colosso di Mountain View acquistasse il social di microblogging?

Ora la parola passa a voi: quali saranno le principali novità in campo digital e social (e più in generale marketing)? Quali di queste citate rispetteranno le aspettative? Diteci la vostra!

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