Il fascino della SEO, l’utilità degli strumenti

La SEO può essere una disciplina molto affascinante. Pensateci: si tratta di ottimizzare un sito internet per fare in modo che le persone vi atterrino più facilmente a partire da una ricerca che fanno su Google. Può sembrare una magia, arrivare a conoscere quello queste persone pensano, quello che digitano sulla barra di ricerca, e quanto di ciò che esprimono è realmente ciò che cercavano. D’altronde, molto si basa sulle intenzioni, e il web è sempre più semantico.

Ma la SEO non è solo indagare le ricerche degli utenti anche se, certo, ne è larga parte. La SEO è una disciplina difficilissima, una scienza non esatta che accusa di un’interdisciplinarietà molto forte tra l’informatica e il digital marketing. Qualche giorno fa abbiamo intervistato Paolo Zanzottera, e lui è stato il primo a metterci in guardia che deve esserci una forte integrazione tra Marketing e IT.

La SEO tra la digital strategy e l’Advanced SEO Tool

E qualche giorno fa, soprattutto, siamo stati all’Advanced SEO Tool che, inutile nascondercelo, era un evento rivolto agli esperti della SEO, quelli a cui sta stretto persino il titolo di “SEO Specialist”. Ma abbiamo capito molte cose, tra le quali che è molto difficile comunicare la SEO. Bisogna saper parlare un linguaggio rispettoso delle tecniche, ma anche dell’interlocutore, sia esso il referente digital di un’azienda se si è un’agenzia, oppure uno specialista a cui si sta somministrando un corso di formazione. Alla fine, infatti, la SEO deve rientrare in una strategia più ampia, quella digitale, che a sua volta rientra nella strategia di marketing dell’azienda. E il marketing non fa un’azienda, anche se la può aiutare molto.

All’Advanced SEO Tool abbiamo sentito parlare di molti metodi, tra cui il più interessante è stato indubbiamente l’intervento di uno dei più grandi esperti di SEO in Italia, Enrico Altavilla, che ci ha parlato di come fare un’analisi di mercato a partire dalle query degli utenti; abbiamo assistito a sessioni pratiche in cui ci è stata spiegata l’utilità di Google Tag Manager, e soprattutto alla fine della mattinata e alla fine della giornata la formazione è diventata pratica, con la divisione in gruppi e la risoluzione del SEO Business Case.

Cosa abbiamo sentito, in pillole

Per prima cosa con l’intervento di Enrico Altavilla ci siamo imbattuti nella Keyword Research, ovvero la tipica attività di ricerca di mercato che chiunque si occupi di SEO svolge all’inizio di un progetto. Scopo dell’analisi è capire quali siano quelle keyword che i vostri potenziali consumatori utilizzano per trovarvi (o per cui vorreste essere trovati) nei motori di ricerca. Ci si affida in prima battuta a un tool fondamentale: Google Keyword Planner il quale, una volta inserite una o più keyword, ve ne restituisce delle altre (nell’ordine delle centinaia) simili o comunque correlate. Starà a voi scaricarle, “pulirle” e raggrupparle in cluster omogenei mediante Excel. Potrete poi ampliare la vostra collezione utilizzando un tool suggerito da Altavilla, Keyword Researcher, che vi aiuta a trovare le cosiddette “long-tail keyword”, ossia frasi di senso compiuto da 4, 5 o più parole.

Infine, per creare ordine sia in voi stessi che in chi vorrà ascoltare l’esito della vostra analisi un buon tool per creare mappe mentali è XMind, davvero intuitivo come software e perfetto anche per memorizzare dei concetti.

Matteo Zambon ci ha poi illustrato un semplice metodo per inserire i dati strutturati nel nostro sito mediante l’uso di Google Tag Manager, il software gratuito di Google che serve ad impostare tutto ciò che si vuol tracciare all’interno del proprio sito in modo semplice (ossia senza necessariamente essere dei programmatori): dai clic su un bottone all’apertura di una scheda prodotto, dal quanta percentuale di un video viene riprodotta a quanto una pagina viene “scrollata”. Ma si può usare Google Tag Manager anche per inserire facilmente del codice quale i dati strutturati.

Ma cosa sono i dati strutturati? Sono delle informazioni su di noi o sulla nostra azienda che possiamo inserire nel nostro sito attraverso un linguaggio standard, comprensibile dai motori di ricerca. I dati strutturati fanno parte di quei fattori di posizionamento SEO di cui vi abbiamo parlato, e possono riguardare il nome della nostra azienda, la data di fondazione, il valore azionario, il logo, le persone più influenti al suo interno, il numero di dipendenti, eventuali società controllate, la sede principale e le eventuali sedi secondarie, il numero di telefono del call center e in che giorni e orari esso è attivo, alcuni prodotti di punta con tanto di immagini e altre centinaia di informazioni. Google ad esempio usa alcune di queste info per creare i cosiddetti “knowledge graph”.

EA Games Electronic Arts knowledge graph

Giovanni Sacheli ci ha poi bombardato con 15 tip, in particolare per un sito di e-commerce, sull’uso di Screaming Frog, probabilmente IL tool SEO per eccellenza. In pratica un software che opera come un robot di Google e analizza il nostro sito da cima a fondo: i contenuti, le URL, le immagini, i documenti, i fogli di stile. Insomma, nulla sfugge a Screaming Frog e questo per chi si occupa di SEO è una manna perché abbatte i tempi necessari a fare un cosiddetto “SEO audit”, ossia il check up dello stato di salute di un sito internet da un punto di vista prettamente SEO.

Tra i consigli che ci ha dato, giusto per citarne alcuni: come identificare pagine e prodotti duplicati erroneamente, come ottimizzare la struttura e la navigazione del sito, come estrapolare dalle nostre pagine i dati strutturati che sono stati in precedenza inseriti, come verificare la corretta migrazione del nostro sito (qualora ne avessimo fatto sviluppare uno nuovo a cui vogliamo passare il “valore Google” di quello vecchio), come ottimizzare le immagini, ecc… Insomma, Screaming Frog trasforma un addetto alla SEO in un “dottore SEO”.

E alla fine anche noi ci siamo trasformati in marketers seri:

marketers all'advanced seo tool

Un bonus per i (digital) marketers

Ecco, non pretendiamo che adesso vi mettiate a utilizzare con efficacia Google Tag Manager e Screaming Frog (sappiamo che sono strumenti che vanno studiati), però ci è sembrato utile darvi un assaggio delle loro potenzialità e desideriamo quindi lasciarvi una lista di strumenti che dovreste conoscere quando arrivate in azienda e lavorerete nel digital, o, ancora meglio, in una digital agency.

I seguenti sono strumenti – alcuni dei quali gratuiti, con cui potete iniziare a smanettare sin da subito – che sicuramente vi sarà richiesto un giorno di utilizzare. Alcuni li abbiamo già citati, altri invece ce li ha consigliati Riccardo Mares nel suo intervento dal titolo “Strumenti di web listening al servizio di SEO e Inbound Marketing”, ossia dei tool per l’ascolto di conversazioni tra utenti e per la SEO off-site, quella che si svolge al di fuori delle mura del nostro sito.

Ascoltare le conversazioni degli utenti serve, con riferimento al nostro brand, a capire chi parla di noi, dove lo fa e quindi su che siti o su che social, cosa dice di me (semplici menzioni, critiche, richieste o menzioni particolarmente positive nei confronti del brand). Ma soprattutto, lato SEO, l’ascolto serve a capire come si parla del nostro brand e dei prodotti che vendiamo, ossia quali parole vengono usate, con che tono, se esistono dei soprannomi o dei neologismi, ecc…

Google Alert

Lo strumento di Google che data una o più keyword ci avvisa con una notifica via email se trova online dei nuovi contenuti rilevanti che trattano quel dato argomento. Si affida soprattutto a siti di news e tende ad ignorare i social. Rispetto ai suoi rivali trova meno risultati ma più di qualità (per un approfondimento vi invitiamo a leggere questa comparazione realizzata da Moz.com tra Google Alert, Talk Walker Alerts e Mention).

Talk Walker Alerts

Si presenta come la miglior alternativa a Google Alert eppure nel test effettuato da Moz che vi abbiamo citato ha riportato una gran quantità di siti (per lo più blog) ma di bassa qualità. Da provare per monitoraggi in cui si vuole avere un’ampia base di siti da rastrellare manualmente.

Mention

Altro strumento per il monitoraggio che bilancia bene le sue fonti tra siti normali, blog, siti di notizie e forum. Se lo si richiede espressamente va a sondare anche nei social.

SimilarWeb Website Ranking

Si tratta di un software che mediante i dati di un ampio panel di utenti incrociati con Big Data stima il traffico di siti web (e in base a questo li classifica), le pagine più popolari di questi, la durata media delle visite, gli interessi del pubblico, ecc… Utile per fare comparazioni con i competitor.

SEMrush

Altro strumento di comparazione, più specifico per chi si occupa di SEM e SEO. Tra le varie funzionalità spiccano le analisi specifiche di comparazione tra siti web predefiniti, in particolare su quali keyword di ricerca questi competono.

SEOZoom

Software sviluppato da un’azienda italiana e specifico per l’analisi di un sito web in ottica SEO. Presente al suo interno sia uno strumento di SEO audit, ossia per rilevare velocemente errori e ambiti di miglioramento, sia uno strumento di monitoraggio dei propri risultati nel tempo nonché di comparazione con i principali competitor.

SuggestMrx

Altro tool per la ricerca di keyword correlate, sviluppato proprio da Riccardo Mares. Oltre a cercare su Google, cerca anche su Amazon e YouTube e può nidificare le keyword trovate in gruppi.

Hootsuite

Famoso ai social media marketer per il suo tool di gestione multi-social, permette anche di seguire liste Twitter di influencer, tweet filtrati per keyword o hashtag, tweet filtrati per lingua o geo-localizzazione e seguire Instagram per chiavi di ricerca.

Ahrefs e Majestic

Questi due tool scandagliano ogni giorno miliardi di siti internet per fornire un servizio di ricerca dei link in ingresso al proprio sito, utilissimo per chi si occupa di SEO off-site e vuole capire chi ci ha menzionato con un link e che valore ha quel link da un punto di vista SEO. Si possono usare anche per studiare i competitor e le loro strategie di link building.

Con questi strumenti farete ragionamenti su come gli utenti si comportano online: nella loro ricerca dall’espressione di un bisogno all’atterraggio sul vostro sito, e nel modo in cui comunicano riferendosi ai prodotti che vendete. Questi tool vi saranno da ausilio ma non dimenticatevi mai delle vostre intuizioni, delle connessioni logiche che potete fare. Sono queste, con il supporto dei dati, che vi guideranno alla creazione di una strategia digitale efficace, in linea con gli obiettivi dell’azienda per cui lavorate (o lavorerete).

Gli strumenti hanno senso solo se utilizzati da persone, e solo insieme si può trovare la formula vincente.

Grazie a Edoardo e Riccardo, due instancabili MARKETERs che sperano di avervi comunicato almeno una frazione dell’immenso fascino che loro provano per la SEO. 

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