Intervista ad Alessio Carciofi: impariamo a gestire il digitale per riappropriarci del nostro tempo

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Immaginate di poter entrare della testa di un vero innovatore e capire quale sia stato il percorso che l’ha portato a dire “Eureka!” e a dare un apporto davvero significativo nel proprio settore. Non serve che usiate troppo la fantasia! Abbiamo intervistato per voi Alessio Carciofi, innovatore del settore del Digital Marketing del Turismo e uno degli ospiti più attesi al Be-Wizard! di Rimini di cui siamo media partner: ci ha svelato ciò che lo porta a vedere sempre oltre e ad uscire dalla sua zona di comfort. Curiosi?

Alessio Carciofi è consulente e formatore in marketing turistico innovativo: si occupa di marketing digitale dal 2009, anno in cui si è laureato in Economia del Turismo. Ha creato il suo lavoro dalla crisi, credendo essenzialmente in una cosa: se stesso. Da allora ha stretto numerose collaborazioni con enti regionali, associazioni di categoria e i principali attori travel dello scenario nazionale. È stato membro del Comitato Innovazione Turismo del Ministero del Turismo.

Inoltre, non ha mai smesso di innovare: è stato il primo a portare in Italia il blog-tour, ha creato un nuovo concetto di marketing (Marketing del Cuore e format #4love) e, dopo 3 anni di ricerche, ha fondato Your Digital Detox, prima realtà in Italia a diffondere i temi del Digital Detox. In tutto questo, continua il suo percorso di formazione alle realtà italiane del settore: gira l’Italia per diffondere le tematiche di Digital Marketing e Storytelling nel turismo, e dal 2015 affianca anche persone e aziende aiutandoli a migliorare la loro performance produttiva e creatività attraverso il metodo del Digital Detox.

Il suo intervento al Be-Wizard! si intitola “Digital Detox: il turismo di domani con i bi-sogni di oggi”. Dal sito dell’evento l’abstract ufficiale dello speech:

In un’epoca di sovraccarico di informazioni trovare il tempo per “fermarsi” e “recuperare “diventa più importante che mai. Assieme ad Alessio vedremo come il digital detox possa diventare un driver di differenziazione della domanda turistica, ma anche un asset importante per aumentare la produttività nel business e le relazioni interpersonali.

Siete curiosi di sapere cosa ci siamo detti? Ebbene, abbiamo parlato con un professionista (molto giovane, ci teniamo a sottolineare) che si è reso disponibile a continuare l’intervista nonostante il rumore del treno e la caduta della linea telefonica, senza alterarsi minimamente. Anzi, ha continuato a trasmetterci la sua passione e a darci degli ottimi consigli.

Parlando del marketing digitale del turismo, quali sono secondo te gli elementi che non possono mancare per un operatore del settore per riuscire ad emergere rispetto ai propri competitors?

Il primo elemento che non può mancare è la cultura. Senza cultura non possiamo creare consapevolezza e senza consapevolezza non possiamo creare la strategia. Quindi senza strategia si va ad improvvisazione ma con l’improvvisazione non si possono creare dei paradigmi di medio o lungo periodo.

Nell’ambito dei social: come si trasforma questa visione e cosa è necessario nel Social Media Marketing per emergere?

Anche nel Social Media Marketing, che poi è un caposaldo della rivoluzione del web, dobbiamo rivoltarci o meglio rigirare i paradigmi. In questo caso dobbiamo comprendere che online con i social media non possiamo vendere, anzi dobbiamo acquistare. Che cosa? La fiducia e la credibilità dei nostri fan, dei nostri followers. E come si raggiunge questo obiettivo? Pianificando una vera e propria strategia dove si va a creare del valore e poi a distribuirlo. Mi spiego un po’ meglio. Prendiamo lo strumento innovativo, che sono i social, con la forma mentis vecchia, quella del “solo vendere” (ovviamente dobbiamo vendere, l’anima del business è questa sennò avremmo fatto una no-profit): non dobbiamo vendere solo la camera o il volo, ma anche creare un immaginario collettivo attraverso la content strategy. Ora si parla molto di content marketing e di creare una strategia editoriale che possa portare veramente valore a tutto quello che è il prodotto base: che cosa significa? Se io sono un hotel, non posso vendere solo la camera: andrò a parlare del territorio, andrò a far conoscere ai miei fan quello che possono fare nel territorio.

E questo è il paradigma zero: per distinguersi e per evolvere nel social media dobbiamo in qualche modo prenderci cura dei nostri clienti e dei nostri fan prima che arrivino in hotel. Poi, una parte di questi neanche arriverà in hotel ma non è questo l’obiettivo del social media. Questo è un po’ il modo per distinguersi in brand awareness, quindi lavorare molto con il branding.

Poi possiamo creare una strategia di marketing “più spinta”: attraverso delle landing pages, un po’ più ottimizzate alla vendita andremo anche a creare dei meccanismi che io chiamo “incrociati”. In questo ambito andiamo a lavorare un po’ anche con la Facebook Advertising, quindi facciamo in modo che le persone che transitano dal nostro sito poi possano anche essere riprese su Facebook.

Ma questo, come dire, è un argomento un po’ più complesso: di solito ci si fanno i master su queste cose.

Considerati questi aspetti fondamentali e le realtà che hai visto e vedi girando l’Italia per i tuoi percorsi di formazione e diffusione, come si stanno comportando le realtà italiane alla rivoluzione digital?

Allora l’Italia si sta svegliando, io ho iniziato nel 2009 quando era una principessa addormentata nel bosco. Ai tempi io sembravo lo scemo del villaggio che andava in giro a portare questi messaggi. Ora il nostro Paese si sta svegliando e lo si nota nei corsi di formazione che sto facendo in giro per l’Italia, ma anche nei progetti che vedo e che fanno gli altri. Ad oggi, stiamo assistendo al risveglio della bella addormentata.

Cosa gli dici per convincerli a farli risvegliare? Come reagiscono alle tue parole?

All’inizio reagiscono dicendomi una frase che a me dà proprio fastidio: quando porti innovazione loro ti dicono “noi abbiamo sempre fatto così”. Questo è il paradigma dell’italiano medio, che non vuole cambiare e soprattutto non vuole abbandonare la sua zona di comfort. Poi a mano a mano passano in uno scenario abbastanza scettico, dove le persone vogliono vedere prima i numeri e i risultati. Dopo ti dicono “ma sai che quasi quasi questo Facebook è meglio dei volantini”. Quindi è questo solitamente il percorso.

Il tuo approccio nella comunicazione è molto innovativo: cosa ti ha spinto a guardare oltre al marketing territoriale e turistico più tradizionale e rinnovarlo così tanto?

Mi ha spinto principalmente la curiosità, il fatto di vedere le cose con occhi che vadano oltre il “qui e ora”. Cosa significa? Il 2.0 effettivamente ci ha portato una cosa che è un bene e un male allo stesso tempo: ci ha persuaso del fatto che non bisogna mai fermarsi, per questo poi sono arrivato al Digital Detox. Chi si occupa di Digital Marketing non può fermarsi e non può neanche sviluppare una forma mentis e un modello di procedura di lavoro che sia standardizzato per tutta la vita. Io ultimamente ho fatto un tour per un grandissimo brand del turismo e in 3 settimane ho dovuto cambiare le slide su fb 4 volte: questo ci fa capire che dobbiamo sempre andare avanti.

Andando avanti ai tempi dell’università e della fase sperimentale del turismo 2.0 vidi e capii che c’era questo web che stava andando alla grande. E mi sono chiesto: questo cosa comporterà? Mi ha portato a scontornare tutto quello che Kotler mi ha insegnato per poi ridefinire un po’ di confini. Il confine base del mio approccio è che il marketing non crea più problemi, ma li risolve. O meglio, cerca di risolverli.

marketing del cuore

In particolare, abbiamo letto che “credi nella bellezza e nell’amore delle persone” e che questo ti ha spinto a creare un “marketing diverso che faccia risvegliare il cuore delle persone”: Marketing del Cuore. Da dove è nato questo progetto, in cosa consiste e perché le aziende dovrebbero usarlo?

Marketing del Cuore nasce dalla consapevolezza che dentro ad ognuno di noi ci sono tutte le possibili potenzialità. Nasciamo con un “kit del giullare”, che è quello che abbiamo ma poi ce ne dimentichiamo. La scorta di grande ricchezza dell’azienda non saranno mai i soldi ma sempre le persone che lavorano in azienda e le persone che arriveranno in azienda: è importante riuscire a valorizzare la singola persona all’interno del concetto del marketing.

Cosa significa? Di solito, io faccio corsi di formazione solo ai responsabili marketing e li spingo sempre a coinvolgere più persone: è bene creare consapevolezza, cultura estendendola anche agli altri dipendenti. È un po’ la mia forma mentis, ed è quello che poi sarà il marketing turistico del futuro. C’è una bellissima frase di Alain de Botton, un famoso scrittore francese – e io credo molto in questo suo approccio -in cui lui dice che

in futuro le agenzie di viaggio non chiederanno più dove andare ma quale parte del corpo vuoi curare

Paradossalmente andremo a ripercorrere le origini intrinseche del viaggio, che era quello di guarire. Ad oggi, o meglio nel futuro, io penso che avremo bisogno di persone che siano in grado di comprendere quelli che sono veramente i bisogni delle persone, andando al di là di vendere una camera con il Wi-Fi.

È molto curioso che proprio un esperto di digital marketing nel turismo sia colui che ha portato in Italia il Digital Detox: qual è stato il momento in cui ti sei reso conto di questa necessità di “staccare” dalla tua stessa passione?

Una precisazione: il Digital Detox non è disconnettersi completamente, non è andare in un hotel dove ti viene tolto il cellulare e vieni mandato in un bosco a fare il saluto al sole. Il Digital Detox è un metodo di gestione del tempo a livello personale che possa poi, se lo portiamo nell’azienda, diventare a livello aziendale e poi a livello interpersonale.

Ora mi spiego meglio: oggi come oggi, tutte le più grandi università e centri di ricerca (Business Reviews, Oxford, Cambridge) ci dicono che l’approccio del multitasking non è più sostenibile. Proprio cerebralmente noi non possiamo fare due cose contemporaneamente, a meno che una di queste sia automatica. Significa che noi abbiamo bisogno di sovvertire questa nostra propensione a non fermarci mai e a fare più cose allo stesso tempo, perché i costi sociali di questo nostro comportamento ricadono sulla persona: capita spesso che ci prenda la sindrome del burnout, che mostriamo sintomi di ansia – evidenzierò queste conseguenze anche durante il Be-Wizard! – e che infine ricadiamo nella scarsa produttività e creatività a livello aziendale.

Quindi per me il Digital Detox è creare una modalità grazie a cui le persone possano gestire meglio il loro tempo, evitando tutte queste distrazioni digitali. Guardiamo i numeri: le statistiche ci mostrano che veniamo interrotti sul lavoro ogni 180 secondi, passiamo 11 ore a settimana sulle 40 ore lavorative a gestire le email, ogni giorno spendiamo 2 ore in più per recuperare il tempo “perso” a causa delle distrazioni digitali. Allora io mi chiedo: tutto questo è un sistema sostenibile oppure c’è un modo per riappropriarsi del proprio tempo?

E chi si occupa del turismo deve prendere in considerazione questi trend, per il principio che ho detto prima di Alain de Botton del Marketing del Cuore, per poi portarli nel settore dell’ospitalità. Ad esempio quando ospitate gruppi di persone di una singola azienda nella vostra struttura (pensate se Renzo Rosso facesse una convention in un vostro hotel) allora avreste bisogno di ribaltare anche qua il paradigma dell’unione dei bisogni delle persone, dello stato della connessione. Io dico che la vera connessione non è il 4G ma sono i principi con cui ci approccerete la tecnologia.

Quindi non è sbagliata la tecnologia per sé, ma si commette un errore abbastanza moderato se non si ha una consapevolezza di fondo riguardo al lungo periodo della tecnologia. Mi sto solo allargando come feci già sei anni fa inventando il primo blog tour in Italia, sto facendo la stessa cosa con il Digital Detox. Ecco, il Digital Detox è una metodologia, ci tengo a sottolinearlo.

Una curiosità: quali sono stati i primi feedback che hai ricevuto quando hai portato la metodologia del Digital Detox in Italia?

Ma come, è scemo?” Il primo feedback è questo, di essere preso per pazzo. Però ho imparato che quando uno ti prende per pazzo significa che stai facendo una cosa che non ha mai visto. Vuol dire che stai andando fuori dalla zona di comfort, quindi bene. Poi mi hanno detto “Vai, è al futuro!

your digital detox

Considerando il tuo intervento al Be-Wizard!, puoi darci qualche anticipazione di quello di cui parlerai?

Parlerò di questo nuovo trend (ndr Digital Detox) e vedremo cosa l’albergatore può imparare per soddisfare non solo la domanda turistica ma anche i disturbi latenti delle persone. Poi considereremo cosa possiamo fare attraverso il nuovo marketing di cui parlavo prima per risolvere i problemi, non a crearli.

Poi porterò un messaggio rivolto a voi giovani – anzi a noi giovani, ho 33 anni quindi sono giovane anche io – quello di sovvertire il sistema e mandare al quel paese o quelli che vi dicono che “abbiamo sempre fatto così” e di credere soprattutto in voi stessi, credere che potete fare tutto. Questo è il messaggio che io lascio in giro per l’Italia: non possiamo più aspettare che il sistema Paese, che sia il Ministero del Turismo, il Dipartimento dei Beni Culturali o la Regione, faccia le cose per noi. Dobbiamo fare noi le cose per loro: e il noi indica partire dal singolo.

Pensi che questo metodo possa funzionare anche se molte persone, soprattutto ragazzi giovani, sono abituati ad essere sempre collegati alla rete, Wi-Fi, ai Social e ne sono così dipendenti? Cosa li potrebbe portare a seguire questo modo?

I giovani finché sono giovani è bello, poi quando entreranno nel mondo del lavoro è meno bello. Quindi, finché sono giovani facciamoli sognare e giocare: quando entreranno nel mondo del business ed entrerà il senso del dovere, saranno meno giovani.

Hai parlato del fatto che usi questo approccio anche per la produttività del business e delle relazioni interpersonali. Come funziona il metodo in quest’ambito e come reagiscono le aziende/persone al Digital Detox?

Il metodo è molto semplice: si va a creare una procedura di lavoro basata sulla gestione del singolo lavoro. Non c’è un metodo unico, come nel Digital Marketing turistico non c’è una soluzione unica. Io dico sempre: noi abbiamo della stoffa pregiata, poi andiamo a costruire la camicia addosso in modo personalizzato. La metodologia è basata sul creare consapevolezza, affinché nei vari task possiamo prenderci delle pause.

Anche il Time qualche anno fa dedicò la copertina alla mindfullness, non intesa come fare meditazione ma come creare quel benessere aziendale affinché i dipendenti possano slegarsi dalla catena produttiva di Taylor o Ford – quelli che hanno ucciso il sogno del lavoro per me – che porta a fare una cosa meccanica e standardizzata 8 ore a giorno, 5 giorni su 7, 40 ore a settimana. Le grandi aziende, infatti, creano molto benessere aziendale: uno di quelli a cui mi ispiro è anche il mio concittadino Brunello Cucinelli e Marco Caprai (ndr il primo, fondatore della casa di moda Brunello Cucinelli, produttrice di maglieria pregiata in cashemere e l’altro produttore di vino che ha reso famoso nel mondo il Sagrantino).

Come ci dicevi prima, uno dei problemi principali sembra essere la nostra continua volontà di essere multitasking, che però a quanto pare ci fa essere meno produttivi anche se pensiamo che sia il contrario: puoi darci qualche consiglio su come applicare il Digital Detox nella nostra vita di tutti i giorni per aumentare la nostra produttività?

Ve ne do solo uno, perché poi per averli tutti dovreste pagarmi la consulenza: non andare a letto con il cellulare né svegliarsi con il cellulare. Sembrerà un consiglio banale ma vi invito ad andare a dormire, mettere il cellulare in un’altra stanza e sul comodino mettere una vecchia sveglia. Alla mattina poi non andare di corsa a vedere sul cellulare se la vostra fidanzata è in linea o se ha messo un cuoricino, non so: svegliatevi un po’ prima, fate una buona colazione e pianificate e visualizzate un po’ tutta la giornata. Poi solo dopo andate a controllare le mail o quant’altro.

Se volete sapere qualche altro consiglio su come migliorare la produttività (non vi facciamo pagare la consulenza, promesso), anche noi ne avevamo già parlato nella nostra rubrica Lifehack: potete scegliere tra le 7 buone abitudini per iniziare al meglio la giornata o i 5 trucchi per essere più produttivi, oppure potete fare un approfondimento sull’importanza del timing e sui 4 consigli per cominciare a gestire al meglio il tempo, o scoprire come utilizzare la memoria per migliorare la produttività.

Infine, prima di salutarci, Alessio Carciofi ci ha lanciato un ultimo appello (o consiglio? decidete voi):

“Come studenti se qualcuno di voi è interessato a fare ricerche su questi temi, anche in futuro, in termini di tesi secondo me è interessante! Io ho fatto la scelta di non fare la tesi negli ultimi 15 giorni scopiazzando qua e là: ci ho messo ben 6 mesi, in Erasmus a Krenz in Austria ma quella tesi riguardo al turismo 2.0 mi ha permesso poi di fare questo lavoro!”

Appuntamento Venerdì 15 Aprile al Be-Wizard! Seguite il nostro live tweeting su @ThisMLife e @mktrsclub.

Leggi gli articoli sul Be-Wizard!:

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