Mashable #SMDAYIT 2017: 6 (di tanti) insegnamenti che ci portiamo a casa

Mashable Social Media Day

L’annuale appuntamento con il Mashable SMDAYIT nello stupendo campus di co-working Talent Garden Milano Calabiana ci ha visto anche quest’anno come Media Partner e per questo siamo volati in trasferta carichi di curiosità e interesse sulle tematiche di digital e social media marketing.

Dopo una veloce colazione presso uno dei tanti street-food truck e dopo aver fatto razzia di biglietti da visita e flyer informativi delle varie startup presenti alla convention, ci siamo buttati nel susseguirsi dei brevi speech dei relatori che presentavano i propri progetti aziendali o fornivano maggiori informazioni sul proprio ruolo.

I numeri dell’edizione 2017: più di 100 relatori, due sale attive, per circa 4500 partecipanti. Come tratto caratterizzante dell’evento, i relatori avevano mezz’ora a testa per trasmettere il loro messaggio e nonostante il poco tempo a disposizione tutti hanno colpito nel segno.

Le novità di quest’anno? Il photo-point automatizzato che permetteva di stampare al momento le proprie foto scattate con i gadget messi a disposizione dagli organizzatori e il sistema di pagamento Tinaba che permetteva di pagare tramite app per bibite e cibo.

Mashable #SMDAYIT

Ma quali sono gli speech che ci hanno colpito di più?

Fabio Babiloni @ Università La Sapienza

Sapevate che mediamente nel cervello ci sono 10 GB di spazio che ci devono bastare per tutta la vita? Esordisce così Fabio Babiloni, docente di neuroscienze all’Università La Sapienza di Roma. Gli studi effettuati dimostrano che, a seconda del target di riferimento, gli spot pubblicitari hanno ricezioni differenti. Questi segnali possono essere analizzati per capire cosa pensano le persone durante il tipo di advertising proposto.

Ne sono un esempio le reazioni del pubblico femminile e maschile al breve filmato di presentazione dell’auto Giulietta con Uma Thurman. È stata infatti dimostrata una maggiore attenzione da parte delle donne durante le scene raffiguranti la sicurezza della famiglia offerta dalla macchina, mentre da parte degli uomini il picco d’attenzione si è ottenuto nei momenti riguardanti le caratteristiche tecniche della stessa.

Giulia Greco @ Shopify

Con le imprese digitali le barriere d’ingresso di molti mercati si sono abbassate: negli ultimi anni, infatti, chiunque può sviluppare un’idea imprenditoriale, basta “solo” avere le idee giuste. Numerose sono ormai le piattaforme e-commerce che permettono a chiunque di creare e gestire la propria attività commerciale senza avere competenze specifiche.

Giulia Greco ci racconta un esempio vincente di questa innovazione: Shopify. Da un luogo comodo come quello di casa, questo portale ha permesso il lancio sul mercato di prodotti che si sono rivelati validi. Quali? Il libro che tutti conoscerete “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, oppure Shruggie, che da semplice emoji è diventato un brand d’abbigliamento.

Valeria Santoro @ Stocard

Nella storia ci sono state molte rivoluzioni. Tra le più recenti possiamo toccare con mano quelle di fotografia, trasporti, intrattenimento e wallet. Quest’ultima innovazione vede a livello europeo la startup Stocard, rappresentata da Valeria Santoro, Country Manager dell’azienda. L’app permette di trovare offerte, avere informazioni sui negozi, usare le carte fedeltà e molto altro direttamente dal cellulare.

Le dinamiche digitali che questa innovazione porta con sé sono legate al concetto “digital is improving life” che mira a migliorare alcuni piccoli aspetti della vita di ognuno, come anche solo monitorare i propri punti per usufruire di una promozione nel proprio negozio preferito.

Mashable #SMDAYIT

Vittorio Cerulli & Lorenzo Pasciuto @Unilever

Come creare la campagna perfetta? V. Cerulli e L. Pasciuto, Global Insight Business Partners di Unilever, lo spiegano concentrandosi sull’analisi di tre elementi:

  • Locally relevant, globally applicable: riuscire a rendere una campagna funzionale ovunque, raggiungendo un livello adeguato di attenzione da parte del pubblico;
  • Crowdsourcing: ha il grande vantaggio di ottenere un prodotto già finito e pronto per essere dato in pasto ai consumatori, ma non permette un controllo sull’elaborazione. Permette inoltre di eliminare quelli che Cerulli definisce “scontri interni” e di creare network, fondamentale per il buon marketing
  • Live optimization: ci aiuta ad avere informazioni di tipo qualitativo e quantitativo riguardo la campagna in atto e ci permette di capire di cosa la gente parla in un determinato momento, in modo da poter creare contenuti aggiuntivi.

E alla domanda se quest’ultima condizione sia scalabile anche da aziende minori, L.Pasciuti risponde con il più classico dei “Ni”: l’analisi dei dati è un elemento ripetibile a qualsiasi livello, ma la comprensione dei dati è tutt’altra faccenda che non tutti possono permettersi.

Luca La Mesa @Ninja Accademy

Riuscire a creare engagement sui social media non è una passeggiata. Lo spiega bene L. La Mesa, Top Teacher di Ninja Accademy, che esordisce con una frase che andrebbe scolpita nella mente di chiunque voglia approcciarsi al mondo del digital marketing:

I social media non sono la bacchetta magica che risolve ogni problema

Ogni due giorni produciamo la quantità di contenuti creati dall’uomo dalla sua evoluzione al 2003. Raggiungeremo presto il content shock, punto di non ritorno per cui si produrranno più contenuti di quelli assimilabili. Dobbiamo concentrarci sulla strategia ottimale, basata sull’idea che less is more: la qualità dei contenuti deve essere la nostra priorità.

Ma spesso neanche la qualità e il contenuto sono sufficienti. È necessario avere un impatto notevole sulle persone, bisogna attivarle con azioni concrete e far sapere loro che esiste il contenuto. La formula magica è: le real action valgono più delle visualizzazioni.

Stefano Mongardi & Virginia Salas Kastilio

Snapchat o Instagram Stories? La domanda del 2017. Beh la risposta è scontata: dipende. Ovvero dipende dalla strategia che il brand vuole utilizzare. Sono social simili, ma non uguali. L’importante è che abbiano come obiettivo l’interazione, storytelling o invitare ad una Call-To-Action. Se si pubblicano stories, bisogna fare in modo di raccontare qualcosa. Va bene pubblicare post statici, come può essere una foto, ma bisogna raccontare. A questo servono le stories, quindi perché non farlo?

Appuntamento all’edizione del 2018: il Mashable Social Media Day ha già iniziato a reclutare la line up speaker, sponsor e ambassador per la prossima edizione!

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