Social Media Week 2017: gli 8 argomenti che ci hanno incuriosito di più

Social Media Week Milan

La terza settimana di giugno ci ha visti presenti alla Social Media Week, sempre in veste di media partner, sempre carichi di entusiasmo e di voglia di imparare. Tanti gli speaker, i format e i workshop che hanno animato il co-working Space Talent Garden, in via Calabiana a Milano. Molti gli argomenti trattati in questi giorni, noi però vogliamo raccontarvi quelli che ci hanno incuriosito di più. Siete pronti? Iniziamo!

#1 Visual storytelling: l’arte di raccontare una storia attraverso le immagini

La parola storytelling è ormai diventata mainstream: oggi tutti i brand amano definirsi storyteller. Ma in cosa consiste esattamente? Si tratta di una narrazione che abbraccia un concetto più ampio, cioè quello della comunicazione. Non basta raccontare una storia ma è necessario attivare un processo bidirezionale con il pubblico, in grado di coinvolgerlo e renderlo partecipe. Comunicare significa avere consapevolezza dell’interlocutore che si ha di fronte.

Il primo elemento chiave è quindi conoscere il pubblico.

Il secondo elemento è l’emozione e il potere delle immagini.

Ma da dove deriva questo potere? La risposta è nelle neuroscienze: diversi studi hanno dimostrato come i contorni visuali siano decisamente più attraenti per il nostro cervello. Essi infatti vengono elaborati più velocemente rispetto ai testi: ecco perché le immagini mantengono un livello di attenzione decisamente alto.

Per realizzare un efficace visual storytelling è dunque indispensabile:

  • essere autentici, le immagini devono rappresentare profondamente il brand, non sono ammesse finzioni
  • utilizzare immagini che coinvolgano tutti i sensi
  • fare narrazione, facendo sentire il pubblico eroe, parte di una vicenda avvincente
  • creare tensione narrativa, proiettando il pubblico dentro la storia

Social Media Week

#2 Le Short Video Stories: i video come strumento di digital storytelling

I digital video sono diventati uno strumento vitale per la comunicazione: grazie all’ausilio di immagini in movimento e suoni consentono di veicolare un messaggio in maniera incisiva e immediata, e di generare emozione, empatia e coinvolgimento. L’amplificazione del messaggio tramite l’utilizzo di questo mezzo non è dunque da sottovalutare, soprattutto nel mondo dei social, dove si stima che nel 2020 l’80% del traffico sarà generato dai video.

Il successo del digital video è dovuto al fatto che le nuove generazioni sono visive e vogliono ricevere informazioni in modo veloce senza perdere tempo. I brand lo sanno e agiscono di conseguenza: un’azienda su due, infatti, sceglie questo mezzo per le proprie campagne di content marketing.

Attenzione però! Oggi non basta più solo esserci, bisogna coinvolgere l’utente che da spettatore passivo si trasforma in utente attivo: non è più un semplice fruitore di un servizio ma ne diventa giudice e decisore. User becomes the king!

Inoltre, l’utente nella sua vita frenetica richiede alle aziende di accorciare sempre più i tempi dei messaggi. Questa “urgenza di velocità” obbliga i brand a sintetizzare anche le storie più lunghe e articolate in racconti brevi e auto-esplicativi: è da questo bisogno che nascono le Short Video Stories.

Questi brevi video hanno una forte struttura narrativa e puntano a raccontare una storia reale, senza sovrastrutture, con una forte carica emotiva. Le short video stories stanno diventando un asset fondamentale del piano di comunicazione dei brand perché: sono brevi, hanno un contenuto auto-esplicativo e sono fan-base oriented. Soprattutto sui social, infatti, l’utilizzo di questa tipologia di video aumenta lo share del 50%, i commenti e le interazioni del 46%, la possibilità di ricevere like del 66%: aiuta ad aumentare l’engagement degli utenti.

Inoltre, le Short Video Stories permettono ai brand di trasformare le esperienze quotidiane in un contenuto video senza bisogno di inventare qualcosa di nuovo. Una comunicazione semplice e diretta con i clienti e la pubblicazione di contenuti in maniera periodica sono gli elementi chiave per costruire una relazione forte e duratura con i propri utenti. Il focus si sposta sulla creazione di emozioni, non promozione, e l’obiettivo del brand deve essere quello di creare una vera e propria storia d’amore con gli utenti.

#3 AI e Machine learning: le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale sta modificando i confini delle imprese: oggi un’azienda di successo deve essere globale, scalabile e veloce. Ma come può riuscirci? La ricetta è semplice, bisogna sfruttare al meglio le nuove tecnologie, fondendo il mondo digitale con quello fisico.

Tutto ciò può sembrare scontato in un mondo iper connesso e digitalizzato come il nostro, ma è proprio la velocità della crescita tecnologica a mettere in difficoltà le aziende. L’innovazione ha superato la capacità dell’uomo di adattarsi e le imprese si trovano dunque in un bivio: devono decidere se andare piano e lasciare che siano le persone a gestire i processi o se adottare tecnologie che vadano più veloci delle persone tagliandole fuori completamente.

L’AI sta alzando la base line, creando tecnologie dell’automazione e sostituendo buona parte dei lavori cognitivi, ma quale sarà la prossima frontiera? La creazione di un’anima: l’AI vuole sfondare la barriera emotiva. Siete pronti a confrontarvi con intelligenze artificiali empatiche?

Facebook Spaces

#4 Facebook Spaces: la parte più social del re dei social

Facebook lancia il primo prodotto social virtuale in cui incontrarsi con i propri amici:
Spaces nasce per dare l’opportunità a coloro che non possono incontrarsi nella vita reale di trascorrere del tempo insieme, all’interno di una realtà virtuale estremamente immersiva, grazie all’utilizzo degli Oculus Rift.

Le principali attività offerte da Spaces consistono nello scattare foto con il selfie stick, effettuare videochiamate usando video a 360 gradi come sfondo – anche con chi si trova al di fuori dell’ambiente virtuale – ed avere la possibilità di disegnare qualsiasi cosa all’interno dello spazio virtuale grazie alla funzione pennarello.

Diventerà quindi possibile far partecipare gli altri nel mondo che ogni utente si costruisce. L’interazione diventa regina di questa piattaforma: non vi è la volontà da parte di Facebook di creare un mondo virtuale che sia esattamente la realtà e che quindi vada ad estraniare la persona. È semplicemente un modo per facilitare l’interazione con l’altro utente.

Eppure, molto probabilmente, con le funzionalità che ha oggi, Spaces avrà qualche difficoltà ad ottenere il successo sperato. Ma quali applicazioni potrebbe avere nel futuro? In quali ambiti potrebbe essere utilizzato?

  • Formazione: grazie alla realtà virtuale si ha la possibilità di aumentare l’esperienza dei partecipanti ad una sessione formativa
  • Local Marketing: un’interessante applicazione di Spaces riguarda il settore immobiliare e quello museale

Facebook Spaces è una tecnologia ancora agli albori, ma dalle enormi potenzialità.

#5 Social Media Mining: come districarsi tra i big data

Nell’ultimo decennio l’importanza dei social media è cresciuta in maniera esponenziale e con essa sono aumentati anche i dati generati da ogni individuo attraverso la creazione di contenuti e condivisioni: cosa possiamo fare con tutti questi dati? Grazie ai cosiddetti big data potremmo scoprire un’infinità di cose partendo con una marcia in più, che ci permetterebbe di diventare leader in qualsiasi settore.

L’unico problema? I dati sono tanti, forse troppi, e ci vuole qualcuno in grado di aggregarli e analizzarli: ecco da dove nasce la figura del minatore di dati. Il social media mining è il processo che ci permette di ricavare informazioni sui comportamenti degli utenti e sulle reazioni dei consumatori, informazioni molto preziose per le aziende.

Questa nuova capacità di estrarre relazioni è estremamente utile in diversi rami aziendali, permettendo di:

  • risolvere tempestivamente le crisi dovute a diffamazione dei prodotti
  • seguire e controllare lo sviluppo di una campagna di comunicazione
  • capire l’opinione degli user su uno specifico argomento
  • monitorare la brand reputation tramite la sentiment analysis

#6 L’Influencer Marketing spiegato da un influencer

Un recente sondaggio ha evidenziato che l’84% dei professionisti del marketing e della comunicazione ha intenzione di lanciare, entro i prossimi 12 mesi, almeno una campagna che coinvolga gli influencer. Sembra dunque che l’Influencer Marketing sia un trend in espansione anche in questo 2017. E un colosso come Huawei non poteva certo stare a guardare.

L’azienda, infatti, per il lancio del P9 ha realizzato una campagna di influencer marketing in collaborazione con InstaBrand: tra i diversi volti ingaggiati troviamo la celebrity Filippa Lagerback che negli anni, oltre ad essere una modella e conduttrice, ha riscontrato un notevole successo anche nel mondo social.

Filippa Lagerback #HuaweiP9

I segreti per essere un buon influencer? Ce li svela Filippa stessa:

  • Scegliere sempre brand che rappresentano al meglio voi stessi: questo è l’unico modo per essere credibili ed influenzare positivamente il pubblico. I brand cadranno in errore solo se inizieranno ad usare questo modo di comunicare come una qualsiasi sponsorizzazione o spot televisivo
  • Lasciare piena libertà agli influencer: il successo di queste campagne si ottiene solo perché questi conoscono veramente il loro pubblico
  • Comunicare in modo autentico, senza filtri, creando un contatto con il pubblico: solo conquistando la fiducia del cliente si potrà influenzare il suo processo d’acquisto

#7 Brand a 5 sensi: vivere l’esperienza a 360 gradi

I cinque sensi sono i ricettori che ci aiutano a codificare l’ambiente in cui viviamo, ci aiutano a capire il mondo e a godere appieno delle nostre esperienze. Ma siamo sicuri di utilizzarli ancora tutti nel mondo digitale?

In questo “nuovo” mondo i sensi che usiamo si sono ridotti essenzialmente a due: la vista e l’udito. Ma proprio a causa di questa limitazione sensoriale che ci impone il web dobbiamo sfruttarli al meglio. Nascono quindi da un lato lo storytelling e il visual che ci permettono di toccare con la vista; dall’altro suoni, musica e rumori che ci inebriano e ci trasmettono i profumi, il sapore e la consistenza del brand.

L’uomo ha bisogno di vivere esperienze vere a 360 gradi sfruttando tutti e cinque i sensi: il mercato deve dunque cambiare e passare da una unique selling proposition a una unique selling experience. L’esperienza diventa più importante del prodotto stesso: con le esperienze definiamo noi stessi, chi siamo e cosa scegliamo di essere.

I brand non puntano più su prodotti sempre più performanti ma vogliono creare un ricordo positivo in grado di generare una convinzione. Non si comunica più un’offerta ma si fa vivere la promessa del brand emozionando e coinvolgendo tutti e cinque i sensi. Ricordate: le esperienze sono meglio dei beni durevoli perchè non durano abbastanza da deludervi!

Social Media Week

#8 Marketing emozionale: applicare la strategia delle emozioni al turismo

Come possiamo descrivere il marketing nel turismo? Con una sola parola: cuore. Tutto il resto è finzione. L’obiettivo è quello di veicolare emozioni e l’unico modo per farlo nel modo giusto è provarle: il rapporto che abbiamo con gli altri è il rapporto che abbiamo con noi stessi, cerchiamo di piacerci per piacere.

Chi sono i nostri clienti? Persone fisiche che hanno dei gusti e soprattutto provano delle emozioni: sono dei prosumer. Per andare incontro a questa “trasformazione”, oggi l’approccio al mondo human sta cambiando: è molto più efficace conoscere il nome dei propri clienti, prendersi cura di loro e sorridere piuttosto che avere un’ottima campagna di social media marketing.

Bisogna puntare sull’intelligenza emotiva: nel turismo è essenziale conoscere i propri sentimenti e quelli dei propri clienti. La parola magica è essere umani. Il turismo è infatti ancora un’economia difficilmente de-umanizzabile: servono le persone, in grado di connettersi con gli altri creando empatia.

Tra gli obiettivi fondamentali dell’impresa vi è la soddisfazione del cliente: si passa dall’economia della conoscenza a quella della condivisione.

Laura Cardillo
Elisa Lucamante
Anna Zenoni

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