#Twitter280: pro e contro

#twitter280

Twitter o le lamentele sui 140 caratteri di Twitter: cos’è nato prima?

Dopo mesi – o forse anche anni – di rumors (dove si sparavano cifre a caso come gli spot Piccol di Maccio Capatonda), Twitter si è deciso a far diventare realtà quello che fino a poco tempo fa veniva solo ventilato come una timida ipotesi (per attirare nuovi utenti) o come una velata minaccia (agli utenti ormai fidelizzati): il numero dei caratteri a disposizione verrà raddoppiato, da 140 a 280. Two is megl’ che one, citando un celebre spot del passato recen…in che senso del 1996?! Vabbé, soprassediamo.

Da più fronti, era ormai invocato un cambiamento a Jack Dorsey, co-founder e CEO del social di micro-blogging per antonomasia. Un cambiamento disruptive, una novità che fosse in grado di far tornare a crescere la curva di appetibilità di Twitter, attirando nuovi iscritti e aumentando il numero di utenti attivi – Twitter non è fanalino di coda nella Top 10 dei monthly active users solo perché esiste ancora Snapchat. Inoltre, questa novità dovrebbe fungere anche da panacea per tutti i mali degli inserzionisti, costretti a sostenere costi notevolmente più alti rispetto a quelli degli altri canali digitali (Facebook e Instagram in primis), viste le difficoltà di profilazione che Twitter ha verso i propri utenti.

Ecco quindi che si è deciso di aumentare il numero di caratteri, come annunciato dallo stesso amministratore delegato (cui va tutta la mia invidia per l’arroganza del nickname) – ovviamente in 280 caratteri

#Twitter280

Basterà questa semplice quanto radicale modifica – come lo è ogni modifica che riguarda il visual hammer, il tratto più distintivo di un prodotto/brand – a ripopolare il bacino d’utenza di Twitter, il ROI degli inserzionisti e i dividendi degli azionisti? I dubbi sono molto forti, ma per ora ci limiteremo a valutare solo i pro e i contro di questa novità.

#Twitter280 – PERCHÉ SÌ (rigorosamente in max 280 caratteri)

  • Quante volte, di fronte alla stesura di un tweet che ci avrebbe permesso di essere definiti twitstar, ci siamo dovuti arrendere allo scoglio dei 140 caratteri? E magari per 5 miseri caratteri in più?
  • Ora che i caratteri non saranno più 140 ma addirittura 280 – sì, duecentottanta e sì, mi piacciono gli incisi tra le lineette – potremmo diventare più parsimoniosi, e regalare a Twitter addirittura 30 caratteri per un link (invece di 22/23), così almeno facciamo cifra tonda;
  • Noi Millennials non rimpiangiamo di non avere utilizzato i telegrammi, quel vetusto sistema di comunicazione di cui si parlava nei romanzi d’avventura dell’800. E circa 10 anni di silenzio forzato da sfogare solo attraverso la Summer e la Chrismas Card sono più che sufficienti.
  • A proposito di questo: almeno gli SMS avevano 160 caratteri e, male che andasse, si poteva sempre virare sugli MMS, con Twitter – che di caratteri a disposizione ne mette 20 in meno – che alternative ci sono? Facebook? Che sta ai 18enni come a noi stanno le caramelle Rossana?
  • 280 caratteri permetteranno di evitare abbreviazioni, troncamenti e altre storpiature della meravigliosa lingua italiana, distrutta proprio dall’abuso degli SMS già citati. 280 è pur sempre un limite, ma con ampi margini di respiro (cerebrale) per chi si appresta a twittare.

#Twitter280 – PERCHÉ NO (rigorosamente in max 140 caratteri)

  • Una delle regole auree del graphic design: Less is more.
  • A scuola non avete mai fatto il riassunto di un libro letto? All’università non facevate riassunti dei capitoli più ostici?
  • Il segreto per scrivere bene un tema è avere un dizionario a fianco. Per scrivere bene un tweet basta la tab aperta sul sito della Treccani.
  • Vi immaginate come sarebbero i live tweeting di certi programmi televisivi, con 280 caratteri a disposizione?
  • Twitter is about brevity. It’s what makes it such a great way to see what’s happening. (cit.)

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