Come trovare la propria community online (e perché è così bello farne parte)

community

Tutti abbiamo una passione (la squadra del cuore, la serie tv più cool, i gattini…) che condividiamo con un gruppo più ampio di persone. O meglio ancora, tutti facciamo parte di almeno una community. Di community ne esistono ben più di quante immaginiamo, e spinte dal web proliferano attorno alle persone e ai brand. E allora come facciamo a trovare quelle giuste per noi?

Se avete trovato questo articolo sulla vostra home di Facebook significa – chiaramente – che siete iscritti a Facebook (o Instagram e Twitter), sconfinato contenitore di persone accomunate dal desiderio di stare al passo coi tempi, curiosare, conoscere nuove persone o semplicemente distrarsi.

Qui ci troverete i vostri amici più cari, i compagni di scuola, i colleghi di lavoro, gli zii, il cuginetto; un po’ tutti. Insomma, ci sono pochi dubbi sul fatto che Facebook, con i suoi 1,2 miliardi utenti iscritti nel 2017, sia la più grande community al mondo.

Un network tanto grande da contenere in sé decine di migliaia di community, che grazie alla diffusione di Internet (e di Facebook in particolare) trovano ogni giorno spazio per vivere e crescere. E lo fanno grazie a regole nuove rispetto al passato, che se da un lato rendono potenzialmente infinito il potenziale di diffusione delle community, dall’altro richiedono nuove competenze per poter crescere al meglio.

Ma proviamo a capire un po’ cosa è successo, e in quale modo sono cambiate le cose negli ultimi anni.

La digital transformation delle community

C’eravamo lasciati alle “Tribù” di Seth Godin, quelle tribù che adesso si vestono da community. E cosa è cambiato? Poco: la differenza sostanziale è che si sono semplicemente digitalizzate e, di conseguenza, ampliate.

Bici in autunno

È un concetto molto semplice, la cui portata però è enorme. Facciamo un esempio: qualche tempo fa se desideravo andare in bici con gli amici una domenica di autunno, si prendeva la bici e si partiva. Finita la giornata, si tornava a casa e ci si dava appuntamento alla prossima volta. Adesso posso aprire il computer, entrare nel gruppo chiuso del nome (inventato) “Biciclettata delle domeniche d’autunno” e iscrivermi: posso leggere articoli interessanti sulle migliori biciclette da montagna, posso partecipare a discussioni inerenti al percorso, posso acquistare una bici usata da un ragazzo che ha deciso di cambiarla. Insomma, posso vivere la mia passione ogni giorno assieme a persone con cui condividerla.

E se ci pensiamo non è mai stato più facile entrare in una community: basta iscriversi a un gruppo chiuso su Facebook; lì in un certo senso vi sentirete subito a vostro agio, e già dai primi commenti capirete di essere nel posto giusto e che avrete trovato persone legate dai vostri  stessi interessi.

È davvero così semplice? Facciamo un piccolo passo indietro.

I gruppi chiusi su Facebook

Sono anzitutto gruppi di persone legate da una specifica passione o interesse. Ci si iscrive con un click (o si viene accettati da un membro), si entra nel gruppo. Le persone ci postano contenuti: foto, video e articoli. Ci potete trovare chi commenta, chi critica, chi mette una reaction. Se i contenuti non vi interessano è facile: avete sbagliato community. Se ci siete dentro è perché vi interessa davvero.

Nel mio navigare quotidiano sui social sto notando un quantità esponenziale di nuovi gruppi chiusi, accelerati da un continuo spam all’interno del Social, tanto da avere sulla sinistra i gruppi chiusi nei collegamenti rapidi e una notifica ogni qualvolta un mio amico pubblica un contenuto. 

Figura centrale quando si parla di gruppi chiusi sono gli amministratori. Questi non hanno solo l’onore di gestire la community ma anche quello di approvare i post che vengono pubblicati dai membri. Nelle community più strutturate l’amministratore scrive un regolamento che contiene le norme di comportamento e il tipo di contenuti che possono essere condivisi, tali che se qualche membro viola le regole viene espulso. (Mi raccomando, se siete amministratori è importante che quando succede abbiate preventivamente condiviso le regole con il gruppo, altrimenti si potrebbe pensare che si è stati espulsi per un capriccio personale!).

vicariii
Un esempio di gruppo chiuso su Facebook con regolamento ben strutturato: I Vicarii

Viste le dinamiche di interazione ormai appare chiaro che i gruppi chiusi siano diventati le community di oggi.

Internet ha avvicinato le persone, ha creato una rete composta da un numero potenzialmente infinito di utenti provenienti da qualsiasi area geografica. È sufficiente accendere il computer, accedere a un rete Internet e in pochissimo tempo entriamo in contatto con il resto del mondo.

Tuttavia, se è vero che da un lato le persone si sono avvicinate, dall’altro è altrettanto vero che nella maggior parte dei casi si sono allontanate. I gruppi chiusi, o in generale le community online, hanno creato legami tra persone che probabilmente non si incontreranno mai, cancellando quella complicità, le emozioni e l’empatia, che solo il contatto fisico può dare.

Certo, le community fuori o dentro la rete non si escludono per forza l’un l’altra. Anzi, in alcuni casi si rafforzano vicendevolmente (pensiamo ad esempio all’enorme community di Harley Davidson). E quando succede si viene a creare un legame fortissimo e unico, che palesa la meravigliosa forza di Internet di connettere e avvicinare le persone in modo continuo e duraturo.

Ecco perché mi sento di darvi un consiglio: trovare la vostra community, rendetela un’occasione per conoscere nuove persone e legate questa community alla vostra vita.

Perché lì potrete condividere pensieri o sentimenti con persone che provano le vostre stesse emozioni, comunemente appassionate da uno stesso interesse; perché lì vi sentirete a vostro agio, capiti davvero.

Perché le community riempiono la nostra vita, e cliccando qui troverete la mia community preferita. 

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