Music Marketing per artisti emergenti: consigli e strategie, parte 2

Dopo aver letto la prima parte del nostro articolo sul marketing plan per i musicisti emergenti , ci si può chiedere ora quali siano le strategie da mettere in atto. Se invece vi siete persi la prima parte perché eravate troppo impegnati a riorganizzare la vostra band, magari ascoltando qualche buon disco, eccovi il primo articolo sul marketing plan.

Il modello di emersione che vi proponiamo, elaborato per il libro Music Marketing 3.0, è un insieme di strategie e di attività interconnesse che mescolano strumenti e teorie, canali di comunicazione e paradigmi di marketing. Per darvi un’idea più comprensibile possibile, ve presentiamo ognuna attraverso un aneddoto, un esempio o un racconto. Se conoscete un po’ di teoria, possono sicuramente esservi d’aiuto per accendere in voi nuove idee.

7 consigli e 3 strategie per l’emersione dell’artista indipendente

Il primo modello utilizzato si rifà alle teorie del mktg 3.0 come il Viral Marketing espresso da Pallera e l’Archetypal Branding di Mark & Pearson.

Certo, la viralità di un contenuto non è qualcosa che si può pianificare, ma è comunque possibile disegnare il codice genetico alla base del successo della futura campagna, concentrandosi su rilevanze psico-culturali come le emozioni e i valori condivisi da una società, insieme al fattore utilità. Tutto questo insieme dona il senso. E non è un caso che il termine greco di senso (mythos) riporti alla narrazione. Del resto oggi molti brand e prodotti (Nike, Apple, Coca-Cola) ripercorrono la stessa forza narrativa che caratterizzava poemi come l’Iliade e l’Odissea.

Questo è possibile attraverso l’uso degli Archetipi: 12 figure classiche provenienti dalla letteratura, che possono fungere da guida per lo sviluppo di un brand dall’identità coordinata. Pianificare il Viral Dna significa scrivere il filo comune narrativo che permeerà e si svolgerà poi per tutta la strategia e il communication mix.

Si parte da una tensione a livello psico-culturale e sociale su cui fare leva, per la quale l’artista-brand o la sua idea può proporsi come soluzione o sollievo, attraverso una narrazione archetipica nella quale le persone possano riconoscersi. In questo modo la comunicazione attuata potrà avere la forza di liberare il pubblico dal peso della tensione per portare ad una sorta di catarsi finale, ovvero la liberazione delle emozioni. Per una spiegazione più dettagliata in merito, oltre a Music Marketing 3.0, consigliamo il libro Create. Progettare idee contagiose di Mirko Pallera, CEO di Ninja Marketing.

Nell’aprile 2008 il cantautore e rapper Caparezza pubblica il suo quarto album intitolato Le dimensioni del mio caos. Di concept album ne abbiamo parlato nello scorso articolo Fast Music vs Slow Music. Questo, definito dallo stesso autore come un “fonoromanzo”, neologismo per indicare una sorta di “fotoromanzo sonoro”, presenta una storia ben strutturata che si articola attraverso le canzoni nell’ordine consequenziale con cui sono presentate. A fare da collante tra un brano-racconto e l’altro, dialoghi, monologhi e sketch recitati alla fine o all’inizio di ogni canzone rifiniscono la trama generale, creando una sorta di ponte narrativo tra i temi dei brani, motivandoli e amalgamando il tutto.

Il dipanarsi della trama si potrebbe definire quindi di tipo archetipico. Un vero e proprio romanzo musicale, reso ancora più interessante dal fatto che era stato inizialmente concepito come supporto musicale a completamento del suo primo libro Saghe mentali. Viaggio allucinante in una testa di capa.

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Il secondo modello riguarda le potenzialità dell’unconventional e del guerrilla marketing come metodo per promuovere la musica in modo originale e reinventarsi fuori dagli schemi.

L’utilizzo del guerrilla marketing, ovvero di una comunicazione originale che sfrutta gli elementi del mondo circostante per coinvolgere, è molto utilizzata dai brand in generale perché ha costi bassi, ma gli artisti conosciuti non ne fanno uso. Per un musicista in erba, invece, tutto questo appare non solo indispensabile, ma anche eccitante. Se usato intelligentemente piò incuriosire e coinvolgere attivamente gli spettatori.

Parlando di metodi non convenzionali per promuovere la musica, facciamo un salto negli anni ’50, quando venne diffuso uno strumento alternativo e molto interessante per la riproduzione sonora, il quale però non ha mai veramente sfondato. Il flexi disc era un supporto in vinile che, a differenza del disco tradizionale, era molto più piccolo e sottile, con caratteristiche di estrema flessibilità e per questo addirittura arrotolabile e pieghevole. Leggero poco più di un foglio di carta, era stato pensato per essere allegato come omaggio alle riviste o ai prodotti di consumo dell’epoca, risultando quindi una piccola pagina pubblicitaria che suonava come un vinile.

Nel marzo 2016, l’editore specializzato in colonne sonore Mondo ha nascosto del tutto a sorpresa (e completamente in maniera random) un flexi disc dentro un numero limitato di copie di Birth.Movies.Death, la sua personale rivista cinematografica. All’interno un brano composto da Hans Zimmer e Junkie XL (Their War Here) per la soundtrack del film Batman v Superman: Down of Justice, in uscita in quei giorni.

Certo, qui si sta parlando di supporti che richiedono una certa tecnologia, ma questa storia può certamente stimolare i musicisti più creativi.

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L’ultimo punto del nostro modello è l’attività di storytelling all’interno degli scenari dei social media: questo significa utilizzare determinati social network come filo conduttore di una narrazione identitaria del brand e della campagna intrapresa, in modo del tutto dinamico e coordinato.

Lo storytelling sui social media deve riprendere la straordinarietà dei personaggi protagonisti della narrazione del prodotto. Le vicende in cui sono coinvolti devono automaticamente diventare le vicende degli utenti stessi, perché in esse loro si rispecchiano. Ecco che avviene dunque il passaggio dal one-way storytelling al dynamic storytelling, ovvero dal racconto realizzato dal brand a quello creato dalle persone, dove il brand è proprietà di tutti. Ciò è possibile se il racconto raccoglie e ingloba anche le aspirazioni, le paure e le storie degli utenti. Possono essere gli ascoltatori, quindi, i veri protagonisti di quella storia, ed è necessario che questo aspetto appaia in risalto nella campagna di social media.

7 consigli, in sintesi

  1. Partite dalla vostra identità. Voi siete un brand.
  2. Stilate un marketing plan: mission e vision, target e metodo di engagement, scelta del communication mix.
  3. Fondate il vostro progetto su una narrazione di tipo archetipico e mirate a coinvolgere.
  4. Differenziatevi, proponete un prodotto alternativo.
  5. Comunicatelo in modo alternativo: il guerrilla può ancora innescare movimenti sociali.
  6. Utilizzate i social network in modo intelligente: essi devono fungere da cassa di risonanza e amplificare i legami che creerete coi vostri futuri prosumers.
  7. Credeteci.
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