Perché dovete vedere l’ennesimo film su Steve Jobs, anche se non siete fan di Steve Jobs

Nella mia top 5 list delle ragioni per cui ho deciso di studiare marketing e comunicazione alla magistrale ci sono:

Ho avuto serie difficoltà a capire cosa fosse davvero il marketing, nel corso degli ultimi anni – intendo nella sua essenza più intima. Da più giovane lo confondevo con l’advertising e non avevo consapevolezza di tutto ciò che potesse esserci dietro; crescendo e da tardo-adolescente avevo il rifiuto verso tutto ciò che fosse mainstream e avesse un’anima puramente commerciale. Eppure qualcosa in me rimaneva e mi accompagnava lungo tutto il mio percorso: degli oggetti in cui mi identificavo e attraverso cui riuscivo ad esprimere i miei valori, il mio senso di libertà e semplicemente me stesso. Penso alla mia chitarra Fender con cui do voce ai miei sentimenti più oscuri e nascosti, ai miei taccuini Moleskine che riservano gelosemente i miei pensieri, e ai miei innumerevoli iPod. Un oggetto che mi ha fatto innamorare di uno stile di vita e di un insieme di valori: l’innovazione, la libertà, l’espressione di sé, in due parole: Think Different.

“Ti metterò la musica in tasca. 100… 1000 canzoni!”

Qualche notte fa nel gruppo Facebook del MARKETERs Club un collega ha postato un video su Steve Jobs che presentava internamente la nuova campagna pubblicitaria “Think Different” del 1997. Capita che proprio in questi giorni stia studiando per un esame di Sviluppo dei Nuovi Prodotti, dove Steve Jobs è citato ogni due secondi, e dove è portato come esempio di leader carismatico che stimola alla collaborazione e alla creatività dei membri dei team guidati da lui.

Preso dai soliti impegni di: lavoro, studio e famiglia, non ci avevo nemmeno pensato: il 21 gennaio è uscito Steve Jobs di Danny Boyle! Scritto da Aaron Sorkin e interpretato da Michael Fassbender, era un film che aspettavo da tre anni, quando lessi la biografia ufficiale scritta da Isaacson.

Così per una sera ho rinunciato al mio stakanovismo estremo, e ho ceduto al piacere del cinema, quel luogo di cui a me piace parlarne stando al di fuori ma mai da dentro.

SPOILER ALERT: da questo punto in poi ci sono spoiler, anche se ciò che avviene nel film è già tutto contenuto nella biografia ufficiale e nella conoscenza diffusa dei fatti della vita di Steve Jobs. Ma se non volete affatto rovinarvi l’atmosfera dei film, guardatevi il trailer qui sotto e poi fermatevi!

Cosa non vi dovete aspettare da Steve Jobs, il film

  • non è l’ennesimo documentario sulla vita di Steve Jobs (per fortuna)
  • non dà nessuna lezione di marketing o di innovazione
  • non è un film da “fanboy di Apple”
  • è tutto incentrato su tre presentazioni di prodotto, ma non se ne vede nemmeno una
  • cronologicamente, non si arriva nemmeno alla presentazione del primo iPod del 2001

steve jobs il film macintosh

Cosa vi dovete aspettare da Steve Jobs, il film

  • il film su una persona, più che su un personaggio
  • un intreccio narrativo e dialogico perfetto, che esalta ogni minima sfumatura e tiene incollati allo schermo facendo volare due ore per l’alta qualità della sceneggiatura
  • un film centrato sul rapporto di Steve Jobs con:
    • Joanna Hoffman, braccio destro di Steve Jobs, la “moglie d’ufficio”, responsabile marketing dei tre progetti che vengono presentati nel film (interpretata da una formidabile Kate Winslet candidata all’Oscar come migliore attrice non protagonista);
    • Andy Herztfeld, quello che doveva fare dire “Hello” al primo Macintosh
    • Steve Wozniak, il co-fondatore di Apple, quello che sapeva “scrivere il codice” e il cui Apple II ha tenuto in piedi l’azienda per oltre dieci anni. “Cosa fai tu?” “Io suono l’orchestra, tu sei un musicista”
    • John Sculley, “l’uomo che vendeva acqua e zucchero”, l’ex CMO della Pepsi che è arrivato da Apple pregato da Steve Jobs ma anche l’uomo che lo ha cacciato
    • Chrisann Brennan: madre della prima figlia di Jobs, quella che secondo un algoritmo inventato da Jobs era andata a letto con “il 28% degli uomini di tutti gli Stati Uniti d’America”
    • ma soprattutto Lisa Brennan-Jobs, che a 5 anni usò il Macintosh e fece spontaneamente un disegno su Mac Paint, che a 9 anni ascoltava Joni Mitchell in un mangiacassette e che a 19 anni capì finalmente di avere un padre.

steve jobs e steve wozniak

Steve Jobs: una forte visione cambia le vite di tutti noi

Steve Jobs aveva una visione, quella di portare il computer nelle case di tutti, per migliorare la loro vita.

“Le persone non sanno quello che vogliono finché non glielo fai vedere”

Questa celebre frase viene riportata in uno dei tanti scontri con Woz all’interno del film. Per 20 anni si era sbagliato, ma dal 1998 in poi sappiamo tutti come è andata a finire: il lancio dell’iMac nel 1998 ha segnato un cambiamento di rotta, e ha rappresentato un disegno dominante nel mercato dei personal computer che ancora adesso, dopo quasi vent’anni, viene costantemente innovato dalla stessa azienda, che beneficia ancora della forte cultura e leadership del suo fondatore. Le proiezioni reali di vendita parlavano di un 32% di acquirenti che non possedevano un computer: la visione diventava realtà.

steve jobs michael fassbender

Cose curiose che ci insegna Steve Jobs, il film

  • è possibile presentare un nuovo computer – il Next nel 1988 – anche se non ha il sistema operativo ed è tutta una montatura, se dietro c’è un piano diabolico per farsi ri-acquisire dalla Apple
  • il palmare Apple Newton non ha funzionato perché aveva il pennino: “a cosa serve se ne abbiamo già cinque, di natura?”
  • Nel 1982 Steve Jobs era convinto di dover essere l’uomo dell’anno per il Time Magazine, ed era infastidito per non essere finito in copertina e per fatto che vi ci fosse un computer e non un Macintosh. Solo 16 anni dopo ha scoperto che la sua era solo una distorsione della realtà. Tuttavia, è andato in copertina sul Time per ben 8 volte

Steve Jobs Time copertina

Quindi, è da vedere Steve Jobs?

Il paradosso di Steve Jobs è che era una persona che voleva avere una forte influenza sugli altri e, possibilmente, sulle tendenze di consumo delle persone, ma non sapeva controllare sé stesso. Il dialogo con John Sculley sull’adozione e la paternità è un grande tassello per capire cosa sta dietro alla determinazione così forte di una persona, oltre che un grande pezzo di cinema.

Il film non sarà il film del secolo, ma forse sarà quello che darà due Oscar a due attori bravissimi nel portare in scena quella che è una storia sofferta e per questo umana, sincera, reale e appassionante, e che ci fa vedere la storia di uno dei più grandi innovatori di tutti i tempi in una sfumatura ancora più intima rispetto a quella narrata nella biografia ufficiale.

Io vi consiglio di vederlo: almeno saprete perché il 28 febbraio Leonardo Di Caprio non si sarà preso (di nuovo) la statuetta.

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One Response

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  1. Fran
    Gen 25, 2016 - 11:05 AM

    Bell’articolo! Concordo in pieno! Ogni biografico deve operare un taglio preciso, e questo è tutt’altro che tradizionale. Mostra il ‘dietro le quinte’ di Mr. Apple, della creazione e presentazione dei suoi prodotti… ed è giusto così, perché loro le/li conosciamo bene, mentre la storia delle idee e di come sono nate, la persona oltre il personaggio, ancora ci sfugge! Mi fa piacere aver trovato qualcun altro che ne abbia parlato negli stessi toni entusiastici in cui ne ho parlato io 🙂

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