Il business del Calcio: la nuova Champions League dal 2018

UEFA Champions League
Di recente si è raggiunto l’accordo per quello che sarà il nuovo format della Champions League, il torneo di calcio europeo per club più prestigioso, per il triennio che va dal 2018 al 2021. Un vento di cambiamento soffia sulla UEFA, un vento mosso da un dio potentissimo, che sembra dettare sempre più le regole nel gioco del pallone.

La Champions League oggi tiene incollati milioni di spettatori in tutto il mondo al martedì e mercoledì sera, anima i pub di tutta Europa da oltre mezzo secolo: è la competizione internazionale per club più seguita al mondo, è la Champions League. È il torneo che incorona la squadra più forte d’Europa. A dar vita a questo spettacolo calcistico sono 32 squadre, 4 per ognuno degli 8 gironi, provenienti da tutti i campionati europei, anche quelli minori, grazie all’intervento del dimesso presidente UEFA Michelle Platini.

Un po’ di storia: in principio fu la Coppa dei Campioni

Istituita nel 1955 la competizione, che allora si chiamava Coppa dei Campioni, era molto differente e subì molti cambiamenti nel corso degli anni, sia per il format, che per i criteri di partecipazione. Inizialmente avevano il diritto di partecipare solamente i vincitori dei campionati nazionali ed i campioni in carica della competizione; il torneo fino al 1991 era composto da incontri ad eliminazione diretta. A partire dall’edizione del 1992 prese il nome di Champions League e venne introdotta, nella fase iniziale del torneo, la fase a gironi. A partire dal 1998 l’accesso venne aperto anche a più squadre dello stesso paese.

La Champions League come la conosciamo oggi resiste dal 2009, aperta ai campionati minori, con 3 turni di qualificazione più lo spareggio, che danno accesso alla fase a 8 gironi. 22 squadre vengono selezionate in base al coefficiente UEFA, un metodo per calcolare quante squadre di ogni paese andranno a giocarsi il torneo basandosi sui risultati ottenuti di stagione in stagione dalle squadre di quella nazione nel torneo. Se volete approfondire Il Post spiega molto bene di cosa si tratta, anche perché se lo facessi io ammazzerei la vostra lettura.
I rimanenti 10 posti sono divisi in 5 assegnati alle squadre vincitrici dei campionati minori, e 5 per le squadre che superano i turni di qualificazione e spareggio.

Qualche numero sulla Champions League

Secondo i dati della Gazzetta dello Sport le due competizioni UEFA, quindi Champions League ed Europa League (quest’ultima è una competizione europea “minore”) portano alla UEFA 2.2 miliardi di euro di ricavi, grandissima parte derivante dalla vendita dei diritti televisivi. Di questi, circa il 60% (1.3 mld) sono ridistribuiti ai partecipanti tramite i premi di partecipazione: più una squadra va avanti più saranno i suoi introiti dalla competizione in cui milita, facile.

Più un campionato è avvincente, competitivo e costellato di grandi squadre, più questo è guardato a livello mondiale, più risulta remunerativo.

That’s why il corrispettivo inglese della Serie A, la Premier League, è il campionato che “vale di più” in termini di market pool, di diritti televisivi. Ogni anno si giocano il titolo 4/5 squadre diverse, il calcio è dinamico, intenso e giocato in maniera estremamente offensiva. Di tutto questo ne beneficia lo spettacolo delle partite, la competizione è estremamente incerta ed aperta, costantemente. Questi sono i motivi per cui la Premier League è il “campionato più bello del mondo”. Di conseguenza seguitissimo, con quote di diritti tv triplicate rispetto alla nostra Serie A.


Cifre alla mano nella stagione 2014/2015 i club italiani si sono spartiti 836 milioni di euro, mentre i club d’oltremanica la bellezza di 2.25 miliardi, esatto: miliardi. L’ultima classificata, il QPR,  (quindi retrocessa) ha incassato 91 milioni di euro, circa quanto la prima della classe in Italia, la Juventus, con 94 mln€.

Fonte: Gazzetta dello sport 

Ranking Champions League UEFAAttuale ranking UEFA, fonte UEFA

La Champions League a partire dal 2018

Facciamo un passo indietro e definiamo quella che è uno dei fautori di questo cambiamento: l’ECA. Fondata nel 2008, la European Club Association ha lo scopo di rappresentare le società calcistiche europee: un’associazione quindi nata per far sì che le volontà dei vari club, unite, potessero avere più peso nelle decisioni UEFA. Come presidente è stata scelta una vecchia conoscenza del calcio tedesco: Karl-Heinz Rummenigge. Tra i membri dell’associazione troviamo anche alcuni dirigenti di società italiane, ma ricordiamo che il numero di membri che ogni nazione varia in base al ranking UEFA ottenuto da quella nazione.

La proposta della Superlega

Ogni 3 anni il format della Champions League può variare: ogni 3 anni perché questa è la durata dei diritti TV comprati dalle varie emittenti. La proposta abbastanza shockante accennata dalla ECA era quella della costituzione di una competizione elitaria, aperta solamente alle grandi squadre europee, con accesso per blasone, tradizione e fatturato. Una sorta di campionato per l’élite del calcio europeo, ma con partecipazione garantita anche a squadre decadute, ma dal passato europeo importante (su tutte le due milanesi).

Una grande Lega Europea sotto il tetto della Uefa o sotto un tetto privato. Un campionato con una ventina di squadre, al quale potrebbero partecipare squadre italiane, tedesche, inglesi, francesi e spagnole.

Questa l’idea di Rumenigge, che durante un incontro sul fair play finanziario, tenutosi alla Bocconi, ha aggiunto:

Attualmente c’è una potenzialità inespressa dei format del calcio, visto che la finale di Champions vale oltre un miliardo di euro contro i 5 miliardi del Super Bowl del football americano […] Vedo che nei cinque grandi campionati d’Europa le grandi diventano sempre più forti. […] Non so se va bene al calcio, non so se piace ai tifosi, ma forse nel futuro si giocherà anche qualche partita in America e in Asia. Non lo escluderei.

Un campionato del genere rischierebbe però di gettare nell’ombra una competizione storica come la Champions League, a causa delle pressioni dei club più importanti d’Europa. Sarebbe sicuramente un campionato avvincente, ma che richiederebbe senz’altro modifiche strutturali non attuabili nell’arco di un anno e mezzo, quando verrà nuovamente trattata la cessione dei diritti della UEFA Champions League (ed ovviamente Europa League).

Ripensate a quanto si è detto ammontare i guadagni derivanti dal market pool dei club di Premier League (2.25 mld di €, mica un paio di tè sul Tamigi), cifre pazzesche, ineguagliate ed ineguagliabili dagli altri campionati europei.
Adesso capite perché i maggiori club spingano così tanto per una Superlega composta da soli top team? Immaginate come potrebbero crescere gli ipotetici guadagni delle squadre (specie italiane) con campionato simile.

Le squadre diventano vere e proprie aziende, sempre più attente al bilancio di fine anno; e se lo scopo di un’impresa è generare utile, una società di calcio è così che genera utili, oltre alle vittorie sul campo: grazie ai diritti televisivi.

Adesso capite perché l’ECA, che rappresenta gli interessi dei grandi club europei, abbia azzardato una simile proposta?

Superlega Champions LeagueIl Presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ed il Presidente dell’ECA, Karl-Heinz Rummenigge, sono tra i principali fautori della Superlega

Champions League, cosa cambia?

Il compromesso a cui si è arrivati è il nuovo format della Champions League per il triennio 2018/2019 – 2021/2022, un tentativo di mediazione tra la UEFA e l’ECA. La “povera” Europa League, quella che era un tempo la Coppa Uefa, non verrà sostanzialmente modificata visto il suo poco peso specifico (€€€) in confronto alla sorella maggiore.

Il cambiamento potrebbe essere riassunto nei seguenti punti:

  • I primi 4 campionati europei secondo il ranking UEFA (Liga, Premier League, Bundesliga e Serie A) avranno il diritto di portare in dote alla competizione le prime 4 classificate, già classificate alla fase a gironi (32 squadre). Dal 5° all’8° posto (Francia, Portogallo e Russia) l’accesso verrà garantito alle prime 2 squadre classificate, mentre la 3° si giocherà l’accesso attraverso i turni preliminari;
  • La squadra vincitrice dell’Europa League andrà di diritto alla fase a gironi della CL;
  • Il coefficiente UEFA (indica il prestigio europeo del club, va ad influire sul ranking UEFA) per ogni squadra cambia: viene dato più spazio ai titoli europei del passato e non più all’andamento europeo delle sole ultime 5 stagioni. Il nuovo metodo, molto simile a quello del ranking FIFA per le nazionali, tiene conto dei successi europei sin dal 1955, ma dando più peso ai successi recenti, suddividendo in 3 fasce temporali:
    • 1955/1956 – 1992/1993, quando ancora era Coppa dei Campioni;
    • 1993/1994 – 2007/2008, 2008 anno in cui Michelle Platini diventa Presidente della UEFA;
    • 2008/2009 – 2017/2018, anni in cui vige il nuovo modello imposto da Michelle Platini.

Questo ranking verrà utilizzato non solo per sorteggiare la composizione dei gironi, ma anche quella della fase a eliminazione diretta, per evitare scontri fra grandi agli ottavi e mantenere alto lo spettacolo per le fasi finali della competizione.

  • I guadagni saranno distribuiti in maniera differente, suddividendo i premi in 4 voci:
    • 15% market pool (ad oggi è il 40%);
    • 25% quota fissa di partecipazione alla competizione;
    • 30% risultati stagionali;
    • 30% risultati storici, appunto il coefficiente UEFA.

La quota di market pool scende in percentuale, ma altri ricavi verranno distribuiti fra le varie aziende, pardon, squadre, anche in base al loro blasone storico. In più il torneo dovrebbe risultare ancora più spettacolare, per cui è facile pensare che i diritti tv cresceranno ancora ed ancora per cui quel 15% del 2018 potrebbe valere il 40% odierno.
Questa nuova Champions League sicuramente aiuta i grandi club, e lascia sempre meno spazio alle Cenerentola dei vari campionati, salvo exploit come quello di un certo Leicester.

Il nuovo Calcio

Football, soccer, calcio, futebol: chiamatelo come vi pare, ma il gioco del pallone nei tempi nostri è sempre più aziendale e mosso dai ricavi.
È di poche ore fa la notizia che l‘edizione 2016 della Super Coppa Italiana si giocherà a Dicembre in Qatar (l’anno prima si era giocata a Shangai). Perché? Perché il calcio ora segue altre tendenze, altre direttive, i club e le federazioni, al pari di imprese e cordate, esportano il proprio brand all’estero, verso luoghi esotici e ricchi di capitali. Per lo stesso motivo molte squadre europee durante il loro precampionato fanno tournée asiatiche, americane, oceaniche: per dare al proprio brand un respiro globale.

Da qualche anno ormai si sente parlare prima di sceicchi e poi di gruppi d’investimento orientali. Così club storici come Paris Saint-Germain, Manchester City, di recente Milan ed Inter vengono “acquistate” da magnati, forse annoiati, forse desiderosi di possedere una fetta di quello che è il “calcio che conta”.

Sempre da Oriente si sentono arrivare cifre folli proposte a calciatori ed allenatori in cambio delle loro prestazioni, pur di elevare il livello, molto basso, del proprio calcio.

Pensate un attimo agli USA, in cui gli sport nazionali sono il baseball, il football americano ed il basket; fra MLB, NFL e NBA sta piano piano emergendo quella che è la MLS, la Major League Soccer. Come? Grazie ad investimenti principalmente d’immagine: giocatori dei principali campionati europei, alla fine della loro carriera, firmano lauti contratti con le squadre d’oltreoceano e danno loro una rilevanza, soprattutto mediatica, che prima non erano in grado di suscitare. Divinità calcistiche come Beckham, Thierry Henry e Kakà prima, Gerrard, Lampard, Pirlo e Drogba poi hanno fatto sì che questo campionato, di difficoltà non paragonabile a quelli “nostrani”, ricevesse attenzioni, e quindi capitali.

Major League Soccer Montreal Impact New York Red Bulls Los Angeles GalaxyAlessandro Nesta, Thierry Henry e David Beckham con le jersey delle squadre della MLS in cui hanno militato

Società sempre più attente al bilancio, ma pronte a spendere cifre folli per i migliori giocatori, per non cedere alla concorrenza feroce di cui potrebbero essere prede da un momento all’altro: questo è il nuovo calcio.

C’era una volta il calcio romantico, quello delle prime partite trasmesse a colori, quello dei calzoncini corti, delle scarpette rigorosamente nere, quello senza creste, orecchini, tatuaggi, pizzi e merletti. C’erano il libero e lo stopper, era il calcio di Spagna ’82. C’era una volta la Coppa dei Campioni.

Dove il Calcio era semplicemente Calcio, mosso da passione per il giuoco e non dal dio denaro.

Baggio Brescia San Siro MilanoRoberto Baggio alla “Scala del Calcio”, stadio Giuseppe Meazza (San Siro) di Milano

Ah, da quando Baggio non gioca più, non è più domenica.

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