Perché abbiamo bisogno di una community

Community

Facciamo tutti parte di almeno una community. Il fatto stesso di avere un interesse in comune con un gruppo di persone – ma anche un’associazione o un’attività –  ci rende parte di una comunità, creando un forte senso di appartenza. Se poi consideriamo questo senso di appartenenza anche nell’ottica di un brand ecco che diventiamo parte integrante di una tribù, che si riflette nei valori e nell’identità del marchio.

Un connubio tra coesione e condivisione di aspetti comunicati e vissuti assieme ad altri, in un’aggregazione di ideali, che abbiamo cercato di spiegare facendo prima di tutto una distinzione tra community e tribù.

Da sempre, come esseri umani, creiamo connessioni con altre persone: per sopravvivere, per condividere i lavori, gli sforzi e le responsabilità; ma anche per aiutarsi, per scambiare delle informazioni o dei beni. La nostra vita si è sempre basata sulla condivisione di valori e di esperienze all’interno di una community per portarci a crescere assieme in una società in continua evoluzione, per non restare indietro.

Un’evoluzione personale e tecnologica legata allo scambio di informazioni e di interessi, alla condivisione di una passione e al legame sempre più stretto tra cerchie di persone con obiettivi comuni: la community ci permette di ampliare la nostra conoscenza, sperimentare assieme agli altri e comunicare le nostre convinzioni rafforzate e sostenute da un gruppo coeso e vario di individui, connessi da fili invisibili ma resistenti.

I network prima dei (social) network

Pensando al passato, quante ore abbiamo dovuto passare davanti ai libri a leggere degli oratori che raccoglievano attorno a sé le persone nella piazza? Infiniti capitoli sulla nascita della propaganda, della comunicazione e dei gruppi studiati e ripetuti per prepararci alle interrogazioni, solo per renderci conto che non stavamo studiando solamente un altro capitolo di filosofia, ma piuttosto un concetto culturale esistito da sempre e che ha fondato le basi per la community del nostro secolo.

Siamo alla ricerca di un gruppo di appartenenza, di una passione da condividere, di una seconda famiglia dove potersi confidare.

La comunità è un bene di tutti che negli anni si è trasformata secondo le esigenze delle persone, sempre a partire da una connessione fisica (o commerciale) fino a sbarcare sui social e sul web, per un collegamente sempre più attivo e aggiornato. Un luogo dove un’unica storia raccoglie attorno a sé chiunque si riveda nel suo percorso.

Il valore della community

Siamo sempre stati abituati a sentirci raccontare le storie e, chi più chi meno, a farci trasportare nelle avventure dei vari personaggi immedesimandoci in loro o in un partner di scorribande. Le storie ci hanno legati per lungo tempo ai nostri personaggi preferiti: lo hanno fatto nei libri, come nei cartoni animati.

Come non citare Walt Disney che per anni è stato il sinonimo di magia, fantasia ed emozioni: grazie ai suoi protagonisti e alle peripezie che questi affrontavano – che ci hanno insegnato l’importanza della famiglia – il colosso delle animazioni è riuscito a insinuarsi nei nostri cuori. E lo ha fatto soprattutto grazie alle sue storie.

La nostra vita si basa sulle emozioni e ci alleamo assieme a quelle persone che condividono i nostri stessi interessi, piaceri, hobbie e valori. Così come la scelta di un buon libro, di una serie tv, di un film da guardare su Netflix, del vino da prendere o del piatto preferito che ci ricorda un momento felice della nostra infanzia.

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I brand hanno compreso l’importanza della storia, del proprio percorso, e di come metterla in risalto sia necessario per condividerne i valori e il senso di aggregazione.

La comunità sui social

È così che continuiamo a cercarci, a formare legami e a interagire con chi condivide la nostra stessa visione. Questi legami, che prima ci tenevano uniti tramite fili invisibili nelle piazze e nei mercati, sono stati ripresi anche nel mondo dei social con la stessa impronta.

Invece di uscire in piazza ci si trova su Facebook, si mettono cuori su Instagram, si twitta e si aggiorna il proprio profilo LinkedIn, ma soprattutto ci si iscrive a gruppi che trattano di argomenti di interesse. Un posto dove poter imparare ed esprimere le nostre esperienze e i dubbi, dove confrontarsi con altri e scoprire le ultime novità: i gruppi rappresentano un punto d’incontro per chiunque sia in cerca della sua comunità.

L’utilità dei gruppi è social-mente riconosciuta: dai gruppi dove discutere di passioni comuni a quelli dove condividere le ultime novità nel campo della tecnologia, del design, del marketing o di qualsiasi professione, fino ai gruppi creati per riunire assieme i team di lavoro. I social danno spazio e voce di tutti, sia nei loro profili privati che all’interno dei gruppi.

Non è così facile comunicare i nostri valori senza sembrare noiosi, ripetitivi e poco originali. E se parliamo di brand ci rendiamo conto che la loro unicità sta proprio nella loro storia e nella loro identità. In una parola, nel loro essere comunità.

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