Ad ognuno la propria maschera!

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Dopo la pantegana gigante, la festa sull’acqua, il volo dell’angelo, quello dell’aquila, le feste, le sfilate, è il momento di dedicarsi al vero cuore del carnevale veneziano: le maschere. 

Se siete stati presi da deadlines, esami, tesi o corsi e vi siete persi questo carnevale, ecco qualche scatto e qualche maschera da un’affollatissima Piazza San Marco! Sì, perchè il carnevale è anche questo, migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo che si riversano nelle calli della città per partecipare a queste giornate ricche di musica e colori. 

Carnevale 1

Con questo articolo usciamo un po’ dai nostri schemi, dai copy e dalle analisi di marketing: anche This MARKETERs Life mette la maschera e approfitta del clima festivo di questi giorni per andare alla scoperta del carnevale di Venezia, la città in cui è nato il nostro magazine!

La tradizione del Carnevale veneziano è antichissima e quando dico antichissima intendo dire che il Carnevale di Venezia è stato menzionato per la prima volta in un documento del doge Vitale Falier nel 1094!

Esso però è diventato una festa pubblica ufficiale solo nel 1296, con un editto del Senato della Repubblica che dichiara festivo il giorno precedente l’inizio della Quaresima.

In realtà le origini risalgono a molto tempo prima: ai rituali pagani del passaggio dall’inverno alla primavera, o ai culti dionisiaci, o ai Saturnalia latini. Ad ogni modo, si può affermare che in origine fosse una festa per celebrare l’arrivo della primavera, molto gioiosa perchè tutti i cittadini si sentivano alla pari in questi momenti celebrativi. I ceti più bassi infatti avevano la possibilità di indossare una maschera e burlarsi delle classi aristocratiche e dei dirigenti, rimanendo impuniti e nell’anonimato.

Carnevale 2

Gli eccessi culminarono nel 1700, quando il carnevale di Venezia divenne la meta europea in cui tutto era possibile. Niente social media, campagne di comunicazione e divulgazione: la fama del carnevale, delle feste e degli sfarzi aveva però raggiunto tutta l’Europa. Esso infatti diede a Venezia la fama di città del piacere, patria del Casanova, un luogo in cui non opporre resistenza alle tentazioni. 

Una poesia di Goldoni sul carnevale veneziano dell’epoca recita:

Qui la moglie e là il marito

Ognuno va dove gli par

Ognun corre a qualche invito,

chi a giocar chi a ballar”.

Gli sfarzi, le perle, le piume e le maschere furono infatti vietate da Napoleone nel 1797 con la caduta della Serenissima e l’avvento della dominazione austro-francese (1797-1814). La possibilità di camuffarsi e nascondersi dietro ad una maschera faceva appunto sentire i cittadini liberi da ogni vincolo e pronti a divertirsi senza curarsi di eccessi e reati di svariata natura. 

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Ci vollero poi due secoli per restituire lo sfarzo e il fascino tipici del carnevale veneziano come lo possiamo vedere oggi, ma i costumi più belli che si possono ammirare ancora oggi sono indubbiamente quelli settecenteschi che si possono anche noleggiare per sentirsi parte davvero attiva di uno dei carnevali più famosi al mondo.

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Le maschere, quelle vere, sono prodotte da artigiani chiamati maschereri, appartenenti alla classe dei pittori e con un loro statuto risalente al 1436. Le maschere in passato venivano indossate non solo durante il carnevale ma anche nei banchetti o nelle feste della Repubblica durante l’anno. 

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Le più tradizionali sono indubbiamente la Bauta per gli uomini e la Moretta per le donne. La Bauta era composta dal tabarro (un mantello nero), un tricorno e una maschera bianca sul viso. La Moretta invece era una maschera ovale di velluto nero, impreziosita da merletti e ricami che donava un aspetto misterioso alle donne che la indossavano.
Oggi il carnevale è libertà di espressione, si passa dalle maschere più tradizionali, a quelle più stravaganti e moderne. Voi da cosa vi siete vestiti?

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Foto di @sea.giulin

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