Vide una biglia e inventò la biro

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Prezioso ma non costoso, immancabile sui banchi di scuola, è un oggetto essenziale anche nell’era del digitale. Chi non la conosce? È la penna BIC, la biro famosa per la sua economicità e maneggevolezza.

Sembrerebbe quasi superfluo scrivere oggi di un oggetto che apparentemente ha perso la sua unicità. A chi importa della storia di una penna se tutto ormai è evoluto al digitale?

È assodato che nel corso degli anni abbia cambiato design, sia stata imitata e affinata, per finire a concorrere con la tastiera del computer e dello smartphone.

Eppure eccola lì, così elegantemente appoggiata su ogni scrivania che si rispetti, a smentire ogni supposizione di presunta obsolescenza. Fedele compagna di viaggio di milioni di persone ormai da decenni, la penna BIC non ha certo una di quelle storie destinate a cadere nel dimenticatoio.

Rewind

C’era una volta, nel lontano Novecento, un giornalista ungherese di nome László József Bíró (1899-1985). A questo illustre personaggio si deve l’invenzione della prima penna sfera, da qui chiamata biro. L’ideazione di questo oggetto era dettata da un’esigenza pratica: eliminare le macchie d’inchiostro lasciate sui fogli dalle stilografiche. Narra la leggenda che Bíró, osservando un gruppo di bambini che giocava a biglie negli anni trenta, ebbe una folgorante illuminazione: usare l’inchiostro delle rotative per la stampa dei giornali e inserire una piccola sfera metallica nella punta della penna per renderlo più fluido.

penne bic

Prima di poter essere introdotta in commercio, la biro necessitò di molti perfezionamenti oltre che, naturalmente, di un grosso investimento finanziario. Alcuni importanti avvenimenti storici interruppero le sperimentazioni di Bíró: durante la Seconda Guerra Mondiale, le sue origini ebraiche lo costrinsero a fuggire per evitare persecuzioni. Con la famiglia prima raggiunse Parigi e poi l’Argentina dove iniziò la produzione della sua penna con il contributo di vari esperti.

Affinché il funzionamento fosse corretto era necessaria una pallina metallica dalle caratteristiche precise, che alla fine solo una ditta svizzera fu in grado di produrre. Un altro problema era quello di ottenere un inchiostro della giusta viscosità. Inizialmente se ne occupò il fratello di Bíró, György.

Nel 1940 Bíró iniziò a lavorare in modo indipendente e nel 1943 brevettò la sua invenzione. I costi di produzione erano però piuttosto elevati e la penna a sfera risultava essere un prodotto d’élite. I fratelli Bíró cedettero il brevetto al barone francese, Marcel Bich (1914-1994), italiano di Torino, di famiglia valdostana, figlio di un ingegnere minerario emigrato in Francia nel 1920 e lì naturalizzatosi intorno agli anni Quaranta. Bich riuscì a produrre una penna abbattendo i costi del 90% e la commercializzò in tutto il mondo.

Fast forward

Oggi, BIC è un brand che include, oltre a prodotti da cancelleria, anche accendini e rasoi.

Dati alla mano:

  • Vendite in 160 paesi, in tutti i continenti, in mercati sia sviluppati che emergenti.
  • 3,2 milioni di punti vendita vendono prodotti BIC® .
  • Una presenza internazionale con 9.700 dipendenti in giro per il mondo

La storia della penna Bic può essere ripercorsa attraverso i vari volti pubblicitari che ha assunto negli ultimi anni.

“Rubagli il cuore, non il rasoio”

“Rubagli il cuore, non il rasoio” è la nuova campagna BIC 2016 ideata da Visionaire, agenzia milanese di comunicazione integrata. “Ci sono coppie che si completano” è il fil rouge che accompagna lo spot, una relazione di coppia raccontata dal punto di vista di una giovane ragazza, con un susseguirsi incalzante di associazioni di coppie rappresentate attraverso icone maschili e icone femminili espresse metaforicamente con la formula matematica “somma”, che non sempre dà un risultato positivo, cioè “cuore, amore”.

“Make it right”

La campagna, realizzata nel marzo 2014 dall’agenzia Flametree (Nairobi, Kenya) mostra come Bic Wite – Out consenta, metaforicamente parlando, di correggere alcuni dei problemi sociali presenti in Kenya: il crimine, la carenza di infrastrutture, povertà, mancanza di istruzione.

bic campaign witeout

Per altre versioni della campagna: adsoftheworld.com/campaign/bic-flametree

“All’inizio tutto è uno scarabocchio”

Questa campagna pubblicitaria è stata realizzata dalla Miami Ad School di San Paolo, in Brasile. Nelle immagini ci sono alcuni loghi famosi – la catena di fast food McDonald’s, la rivista Playboy, le Olimpiadi e la casa di moda Chanel – disegnati a biro su un foglio, con accanto la scritta “Everything is a doodle”. Perchè “tutto inizia con uno scarabocchio”, anche le idee più grandi.

bic to draw chanel

“Say what you mean”

Includiamo anche questa campagna, nonostante sia fittizia, realizzata nel gennaio 2016 e immaginata da una studentessa della Miami Ad School, Michelle Liuzzo, a favore di un ritorno alla scrittura tradizionale, cercando di dimostrare che comunichiamo di più attraverso foglio di carta e penna rispetto alle tastiere.

texting vs writing

Per altre versioni della campagna: adsoftheworld.com/bic-say-what-you-mean

 

Qualche curiosità

  • Vi siete mai chiesti a cosa serve il piccolo foro presente sul tappo della classica BIC? Per motivi di sicurezza, sono obbligate ad avere quel foro. Come si può leggere sullo stesso sito dell’azienda, il foro è stato pensato per evitare il soffocamento dei bambini (o degli adulti) che mai dovessero ingoiare inavvertitamente il tappo, facendo passare aria a sufficienza che consenta alla persona di respirare in attesa che arrivino i soccorsi.
  • In Argentina si festeggia il giorno degli inventori il 29 settembre, giorno del compleanno di Bíró.
  • Perché c’è un foro nel fusto delle penne BIC Cristal? Per uniformare la pressione all’interno della penna con la pressione all’esterno della penna. Questi sfiati o fori nei fusti della penna, principalmente aiutano a prevenire perdite d’inchiostro. Le penne che non hanno fusti con sfiato contengono sistemi ad inchiostro stagno e sono pressurizzate.

Dunque, pur riconoscendo la fondamentale importanza delle tastiere, per molti la scrittura a penna rimane comunque un cult, un atto dal fascino un po’ vintage ma pur sempre di stile.

Allora voi che tipo di MARKETERs siete? Preferite il classico handwriting o il più moderno digital?

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