Carlo Dal Bianco, l’interprete per eccellenza del decoro in mosaico

Carlo Dal Bianco This MARKETERs Life
Noi MARKETERs abbiamo già avuto il piacere di incontrare Carlo Dal Bianco, vi dice niente Fondazione Bisazza? Sì, proprio lui in persona ha seguito e illustrato alcune delle opere più famose esposte in Fondazione ai soci che hanno partecipato alla visita aziendale del 17 febbraio 2016. Dunque, perché non approfittare per strappargli una “breve” intervista?

Calma, professionalità e curiosità lo contraddistinguono, ed ha anche una bella parlantina (46 minuti di intervista!). Pensate che siamo stati anche cacciati dal ristorante che avevamo scelto per fare l’intervista, ma per caso, abbiamo trovato rifugio in una sala riunioni in Bisazza.

Carlo Dal Bianco, architetto e designer, apre il suo studio a Vicenza nel 1993 occupandosi di restauro monumentale di palazzi ed edifici storici. Dal 2001 collabora con Bisazza per la progettazione della sede aziendale e della Fondazione: per il marchio progetta 15 flaghship stores nel mondo, gran parte dei decori e delle miscele in mosaico, contribuendo così in modo preciso alla definizione dell’immagine aziendale. Nel 2004 fonda il Bisazza Design Studio che dirige fino al 2011.

Flagship store Barcellona - decoro Damasco oro bianco

Nel 2004 e nel 2006, inoltre, vince l’Elle Decoration International Awards. Collabora con vari marchi, tra i quali Rapsel, Campeggi, Rexa Design, Porcellane Fürstenberg e si occupa di progettazione di residenze private e negozi, oltre a dedicarsi ad una ricerca personale per la decorazione.

Ma veniamo a noi e all’intervista:

Inizialmente si occupava di chiese e restauri di edifici storici, qual è stato il passaggio che l’ha portato ad intraprendere in maniera marcata la strada del product design?

Il passaggio è stato assolutamente casuale, come capita spesso nel nostro lavoro, il bello della nostra attività è capire come cimentarsi in un nuovo progetto. In Bisazza all’epoca c’era bisogno di un architetto locale e, dopo aver ristrutturato uno studio che era stato visto dal padre di Piero e Rossella Bisazza, è nata una sintonia con il primogenito, Piero, attuale Amministratore Delegato.

C’è sempre stato uno stimolo reciproco da parte di entrambi e questo mi è servito per motivarmi e creare i miei decori in mosaico e legati al mondo dell’arredo dalle pareti al singolo mobile.

Collezioni bagno, mosaici, complementi d’arredo preziosi, lampade e raffinate porcellane; Carlo dal Bianco designer ma anche architetto e interior designer. Quanto l’uno e quanto l’altro?

Mi sento profondamente architetto, forse più interior designer che “strutturalista”…ma comunque architetto. Mi appassiona molto la parte “conclusiva” di una casa, nel momento in cui si discute di dettagli e finiture. Tendenzialmente sono più legato al colore, al materiale, ai dettagli, ai tessuti rispetto ala ricerca per la tecnologia, le innovazioni, le forme ardite. In una parola tendo ad apprezzare di più un architetto come Gio Ponti rispetto a Renzo Piano.

Sicuramente uno dei meriti è quello di aver cambiato radicalmente l’idea di mosaico e averlo interpretato come una preziosa carta da parati. Cosa ha ispirato questa scelta?

Ricordo precisamente che l’idea mi venne visitando il Palazzo Reale di Madrid; mi trovavo lì per progettare uno showroom e, come spesso faccio, mi ritaglio dei momenti per me stesso dove osservo e prendo ispirazione visitando i musei della città in cui mi trovo.

In una sala del Palazzo c’era un damasco rosso e lì mi sono ripromesso che avrei riproposto quel damasco con il mosaico. Perché non possiamo utilizzare il mosaico per riproporre in chiave contemporanea queste meraviglie? Fin da piccolo pensavo quanto sarebbe stato bello reinterpretare lo splendore delle bellezze di una volta.

Il mosaico dopo il secondo Dopoguerra aveva un’immagine abbastanza triste, più legato ai bagni e alle sale d’aspetto delle stazioni che come nobile elemento d’arredo, o comunque di finitura preziosa. Il lavoro che io ho cercato di proporre è stato l’impiego del mosaico puntando da subito all’abbinamento “morbido” dei colori e allo smorzamento dei contrasti cromatici proponendo dei colori più vicini al gusto dei tessuti d’arredo, integrando anche la proposta con una ricerca dei giusti abbinamenti dapprima degli stucchi e, solo recentemente, con altri materiali quali il legno, la cementina…  La conseguenza di questa ricerca ha trasformato un materiale che per molti anni è stato relegato alle stanze da bagno in una finitura per ogni parte della casa, dal pavimento alla parete.

Sede Bisazza - decoro Damasco bianco

C’è un filo logico per il visitatore che percorre gli spazi della fondazione? Gli interventi sono semplicemente una libertà di espressione artistica o c’è sempre un secondo fine commerciale?

C’è una sequenza nella numerazione delle sale, ma non c’è un vero filo logico.

Tutto è stato pensato con questa logica: “quel pezzo lì sta bene lì”, come è successo ad esempio per i “Mobili per Uomo” di Alessandro Mendini, i quali sono stati esposti in una delle sale più ampie della Fondazione. Alla fine il punto è cercare la giusta collocazione dell’oggetto e cercare che l’opera si enfatizzi al meglio nel contesto.

Alcuni interventi sono degli site specific pensati appositamente per la Fondazione, altri invece sono parte di allestimenti per fiere o per il Salone del Mobile: grandi oggetti che non esprimono in nessun modo aspetti commerciali ma fanno comunque parlare del brand.

Fondazione Bisazza - Sala Mendini Mobili per Uomo

Quanto dell’immagine che si vede della Bisazza in pubblicità, eventi e showroom si ritrova in fondazione? (A livello di brand strategy)

C’è un’attinenza di aspettativa per il cliente che visiona le campagne pubblicitarie nelle riviste e la visita nella sede, che è la Fondazione stessa. Tante volte succede che hai un’idea di un’azienda, ma visitando la sede rimani deluso perché non c’è un collegamento tra quello che immagini a quello che poi effettivamente vedi. Ecco, di Bisazza si può dire che le aspettative non vengono deluse grazie al fatto che la sede è un corpo integrato alla Fondazione stessa.

Un suo progetto di design al quale è più legato?

Design sarebbe disegnare un oggetto capendone la struttura, il funzionamento. Il disegno dei decori in mosaico è un’estensione del concetto di design.

Gli oggetti che ho disegnato riconducibili alla definizione di design sono sicuramente i pannelli del Canova e la lampada Madeline, disegnata per la collezione Home di Bisazza.

Bisazza Home - Lampada Madeline

C’è un architetto/designer o stile al quale si rifà e cosa lo ispira quando disegna qualcosa?

Tante volte penso che dovrei rinnovare il mio studio, ma alla fine ritorno sempre lì, allo stile degli anni ’40 americano o francese dove tutto era fuori scala e tutto appariva chic e démodé. A volte mi sento “doppio”, nel senso che comincio a pensare in modo minimalista, ma alla fine non ci riesco e finisco sempre ad inserire decorazioni nei miei lavori perché leggo il minimalismo come una privazione. Oppure al contrario arrivo a concepire uno spazio tutto disegnato e “decorato” per poi esser colto da un impulso di cancellare tutto e ridurlo al minimo. Se devo confrontarmi con dei designer, consulto sempre i miei libri e cerco di rapportarmi anche con i miei contemporanei ma alla fine trovo molta più gratificazione, soddisfazione e nutrimento sfogliando i libri delle varie scuole europee del ‘900.

Qual è l’azienda con la quale ha lavorato meglio?

Ok, non lo dico perché ci troviamo qui (a questa domanda ci trovavamo già in Bisazza), ma Bisazza è sicuramente l’azienda con cui ho lavorato meglio. In primis per la figura di Piero Bisazza perché è una persona molto colta e spesso c’è stato uno scambio importante a livello culturale, direi anche unico.

È meglio una collaborazione a spot o continuativa?

Dal mio punto di vista è assolutamente meglio una collaborazione continuativa perché va a beneficiare sia l’imprenditore che l’architetto, poi ci sono delle aziende dove capisco che proprio non c’è chimica e sono io a richiedere una collaborazione a spot.

Quanto è importante il marketing o comunque una comunicazione di un immagine sempre coordinata per un azienda o designer? La coerenza di scelte stilistiche ripaga in questo senso?

La comunicazione coordinata è fondamentale, nel caso di Bisazza coloro che decidono su che riviste comparire e definiscono il messaggio da comunicare in campagna sono sicuramente Piero e Rosella. Il marketing invece in Bisazza è ancora una volta legato alle scelte di Piero Bisazza che sono comunque condivise con me e con un gruppo ristretto di persone. Non esiste la figura del direttore marketing, ma uno staff di persone qualificate.

La coerenza di scelte stilistiche è negli ultimi tempi un po’ cambiata. Posso affermare che nell’ultimo anno ci si è rivolti a molteplici designer con il preciso intento di proporre un’immagine della collezione diversa dall’immagine di questi ultimi quindici anni.

In altre parole qualche anno fa si proponevano immagini legate al mondo iconico dei tessuti e materiali come il Pied de Poule, la Paglia di Vienna, il Damasco e le righe, per incoraggiare il potenziale cliente ad accettare il decoro. E questa era una grande e inedita novità che ha avuto enormi successi commerciali. Mentre oggi c’è più la volontà di realizzare collezioni che fanno parlare molto del designer, forse proponendo soluzioni meno immediate e  commerciali.

Quanto pesa il rapporto con giornalisti e riviste?

È fondamentale, perché se tu non hai l’attenzione della stampa nessuno ti conosce.

Su questo il grande merito è di Rossella Bisazza che ha negli anni instaurato ottime relazioni con le principali testate internazionali.

Sala riunioni Bisazza - Decoro su pannello Endimione

Progetti per il futuro?

Ho un bel progetto per il futuro, però non mi sbilancio; potrebbe essere un “Bisazza-bis” perché è un sogno che ho da quando sono bambino.

Per il futuro imminente il progetto è uno studio di progettazione dove, partendo dalla vendita da oggetti di arredo bagno, entra nelle case e propone soluzioni di arredo per tutta l’abitazione. La location scelta è spettacolare perché è situata a ridosso di via Solferino, nel cuore del BreraDesignDistrict.

Dopo aver letto questa intervista non vi è venuta voglia di arredare o riarredare casa con stile? L’arredo di casa dei vostri sogni lo trovate qui: http://www.carlodalbianco.it/

BZ37

Ringrazio Carlo per la sua disponibilità e la sua voglia di raccontarsi come un libro aperto, ringrazio anche il suo assistente Francesco per aver permesso che questo incontro potesse avvenire.

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