Quando vincere è il cuore di un’impresa: la storia di Diadora

Discovering_Diadora

“La parola Diadora deriva dal greco διὰ δωρέα ”dia-dorea” che significa “condividere doni ed onori“.
La condivisione dei successi, il senso della squadra nella pratica agonistica, la competizione rispettosa dei compagni e degli avversari, sono alcuni dei principi essenziali del marchio Diadora.”

Questa descrizione, presente nel sito ufficiale del brand, è quantomai esplicativa della filosofia che fa capo al marchio di Caerano San Marco. Azienda tutta italiana, la storia di Diadora è una storia che parte dalla montagna, e per un’azienda che porta nell’etimologia del proprio nome valori quali rispetto e condivisione, non poteva essere altrimenti.

Diadora nasce nel 1948, nel contesto del secondo dopoguerra, nel trevigiano. Nella zona pedemontana, durante il secondo conflitto mondiale si era sviluppata una fiorente industria calzaturiera, principalmente deputata alla realizzazione di calzature militari per i soldati in guerra.

Inizialmente, l’azienda produceva scarponi, sia da montagna che da lavoro: l’azienda era composta dal fondatore, Marcello Danieli, che si occupava anche della vendita delle calzature (ancora senza un marchio), dalla moglie e da un socio, che realizzavano i prodotti con pelletteria toscana. In breve tempo, la qualità dei prodotti conquista i consumatori e la voce si sparge, e Diadora vede il proprio business (sebbene ancora di nicchi) crescere a dismisura, non solo in Veneto ma in tutta Italia.

Scarponi Diadora

Nel 1967, i due soci originali si dividono, in Diadora resta Danieli, e fonda il Calzaturificio Diadora. Sono gli anni post boom economico italiano, le persone iniziano a nutrire un interesse verso lo sport e l’attività sportiva (ovviamente superflua in periodo bellico e immediatamente post bellico) e l’azienda intelligentemente sfrutta il trend nazionale, iniziando a produrre scarponi da sci e doposci. In questi anni, l’azienda cresce e diventa una vera e propria fabbrica, grazie anche a macchinari d’importazione statunitense.
Gli anni ’70 sono stati per Diadora il periodo che ha consacrato l’azienda nella rosa delle più importanti aziende sportive mondiali. Nel 1972 nasce il primo logo Diadora (ripreso poi successivamente dall’azienda stessa per determinati modelli di calzature), rimpiazzato l’anno successivo dal logo che ancora oggi rappresenta l’azienda veneta.

Logo Diadora

Nel sito ufficiale, il logo attuale viene descritto così:

A questo Diadora [il nome, ndr], ricco di significati alti e romantici viene affiancato un simbolo, un fregio che rappresenta la concretezza dell’origine artigiana dell’impresa che fino dal lontano 1948 fabbrica calzature, non un paio, ovvero la punta di un dardo ma una tomaia aperta e stilizzata che rappresenta l’elemento principale per realizzare una calzatura per lo sport il tempo libero o il lavoro.

Ciò che fece la fortuna di Diadora furono le sponsorizzazioni sportive. Tramite questa leva, l’azienda si fece conoscere nel panorama internazionale: il primo atleta a indossare materiale sportivo Diadora fu Guillermo Vilas, celebre tennista argentino di metà anni ’70 (arrivato ad essere secondo nel ranking mondiale), ma la svolta arrivò con la sponsorizzazione a Bjorn Borg, tennista svedese considerato uno dei migliori giocatori della storia del tennis.

Non solo tennis però: negli anni successivi, moltissimi atleti di molte discipline vestirono Diadora, confermando il trend positivo dell’azienda italiana. Nomi come Ayrton Senna, Niki Lauda, Roberto Bettega, e più avanti stelle come Weah e Van Basten furono testimonial dell’azienda, fino ad arrivare a vestire i piedi di Roberto Baggio, Pallone d’Oro 1993 e probabilmente giocatore di calcio italiano più amato di sempre.

Baggio con Diadora

Diadora diventa tra gli anni ’70 e gli anni 2000 (periodo in cui i campioni dello sport diventano le nuove celebrità, al pari dei divi del cinema) un marchio forte, portatore di valori di sport positivi e perfino trend-setter: sono Diadora, infatti, le prime scarpe da calcio colorate, da cui poi prenderanno spunto anche tutti gli altri brand; negli anni ’90 nasce il CRD (Centro Ricerche Diadora), un polo di ricerca e sviluppo decisamente all’avanguardia per l’epoca, dove tecnici calzaturieri, bioingegneri ed ortopedici lavoravano a stretto contatto per consegnare all’azienda prodotti sempre più tecnologicamente avanzati.

Gli anni 2000, per Diadora, segnano due punti di svolta. In primo luogo, l’azienda inizia a concentrarsi anche sul segmento lifestyle e tempo libero, creando nuove linee di prodotto che strizzano l’occhio tanto agli sportivi della domenica quanto agli amanti della calzatura comoda, smettendo di essere prerogativa degli sportivi a livello agonistico pur mantenendo lo stile e le linee che hanno fatto la fortuna del brand nel tempo.

Linea Diadora Tempo Libero

Il secondo punto di svolta avviene con l’acquisizione da parte della holding di Moretti Polegato, già capo di Geox. L’operazione conferma la tendenza verso il tempo libero dell’azienda, che sotto l’ala della nuova proprietà trova nuova linfa e attesta il fatturato (al 2016) sopra i 150 milioni di euro.

Il filo rosso che guida tutta la storia di Diadora è la coerenza e il legame con il proprio nome, mai messo in secondo piano. La condivisione di “doni e onori” ha infatti portato l’azienda non solo ad affiancare il proprio nome ad atleti di fama internazionale, come già detto, ma a farsi portavoce e veicolo di valori sportivi sani e che siano d’esempio per tutti: Diadora è da anni sponsor dell’Associazione Italiana Arbitri, sponsorizzazione ancora una volta coerente con la propria visione aziendale e con la propria mission. Un’azienda sicuramente da cui trarre esempio, dimostrando come si possa essere fedeli ai propri valori ma al tempo stesso rinnovarsi e guardare al futuro.

 

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