Il ritorno dei dischi in vinile

il ritorno del vinile
Dal 2006 le vendite dei dischi in vinile sono in continua crescita, dimostrando che questo modo di ascoltare musica non è morto come si poteva invece credere. Nonostante questo, i numeri sono ben distanti da quelli del mercato digitale e il vinile non è più quello di una volta.

La storia dei dischi in vinile e oltre

Il primo disco fu inventato nella fine del 1800 in Francia, ma poi perfezionato da Thomas Edison in America a cavallo del secolo. Inizialmente i dischi in vinile venivano realizzati in vetro o in varie lamine di metallo rivestite di cera, mentre in seguito il materiale più usato divenne la resina di gommalacca. Inizialmente si pensava che questi dischi con i relativi fonografi, gli apparecchi che consentivano di ascoltarli, potessero venire usati per registrare accordi commerciali.

Per i primi decenni del 20° secolo questi supporti non ebbero molto successo: infatti erano fragili, difficili da registrare e da riprodurre. Nel 1948 però la Columbia Records decise di introdurre ufficialmente questo supporto per il mercato musicale, segnando così una svolta epocale nel modo di fruire la musica. Infatti i dischi in vinile – o LP (long playing) – divennero il mezzo principale per ascoltare musica per tutto il secolo, fino all’introduzione dei CD (compact disc) negli anni ’90.

Con le evoluzioni tecnologiche dei compact disc e, più recentemente, con l’introduzione dei servizi in streaming come Spotify, i vinili sembravano essere completamente dimenticati. Nel 2007 però un gruppo di proprietari e dipendenti di negozi di dischi musicali americani idearono il Record Store Day, una giornata completamente dedicata al mondo dei dischi, del mercato e degli artisti che vi gravitano attorno.

Il primo Record Store Day fu il 19 Aprile 2008, e da quel giorno ogni anno in Aprile in America, come in quasi tutte le nazioni del mondo, si celebra la cultura del disco. Il festival comprende eventi di vario tipo, incontri con gli artisti (già il primo anno i Metallica incontrarono i propri fan a San Francisco) e uscite speciali di dischi pensate appositamente per questa giornata. Ad oggi, il festival conta numerosissimi negozi aderenti in tutto il mondo e l’appoggio dei maggiori artisti e case di produzione.

vinyl records store

La nuova ascesa dei dischi in vinile

I numeri delle vendite dei dischi in vinile sembrano dare ragione a chi afferma che questi stanno tornando alla ribalta. Infatti dal 2006 le vendite di questo supporto musicale stanno crescendo anno dopo anno, e anche le maggiori star internazionali stanno ricominciando a rilasciare le proprie hit non solo digitalmente ma anche attraverso questi supporti fisici. Stanno nascendo compagnie che vendono esclusivamente dischi in vinile, e negli ultimi anni è nata ad esempio Vinylify, una compagnia olandese che raccoglie i brani digitali inviati dai consumatori e li trasforma in vinile.

Infographic: The LP is Back! | Statista

Nel 2013 è uscito l’album dei Daft Punk, Random Access Memories, che ha venduto 19.000 copie in vinile nella prima settimana, per il 6% degli acquisti complessivi dell’album. Il caso ha fatto parlare moltissimo di sé, e giornalisti e appassionati di musica hanno cominciato a credere veramente che il vinile fosse tornato; il problema è che il mercato del vinile rappresenta ancora una quantità minima del sistema discografico musicale. Infatti, nonostante la crescita inarrestabile delle vendite dei dischi in vinile, questi rappresentano solo il 2% del mercato totale.

Le classifiche inoltre mostrano come i dischi più venduti tendano a provenire dal mondo del rock. Addirittura molto spesso si trovano in classifica album rilasciati negli anni ’60, ’70 e ’80 di artisti come i Beatles, i Pink Floyd o altri. Nonostante questo, il pubblico che utilizza i dischi in vinile è molto variegato, e passa dalla persona che è cresciuta con i vinili, fino alle nuove generazioni che riscoprono questo supporto che veniva utilizzato magari dai propri genitori. Inoltre è molto importante la fetta di mercato che deriva dai collezionisti.

daft punk vinyl record

I problemi dei dischi in vinile

I problemi con il vinile sono ancora tanti: il primo è sicuramente la difficoltà e il costo nel produrre un disco. Le macchine pressatrici sono poche e la maggior parte di queste sono riciclate dagli anni ’80; infatti produrne di nuove costerebbe un’enormità rispetto al potenziale profitto. Proprio per questo, mentre la domanda aumenta, il numero di produttori rimane abbastanza stabile, e l’industria Americana – per distacco la maggiore a livello mondiale – può contare solo su una dozzina di produttori di dischi in vinile.

Vinile

Inoltre bisogna sfatare un altro mito: la qualità dei dischi in vinile non è migliore di quella del digitale. Molti dischi prodotti oggi sono in realtà derivati dai CD, e questo porta a perdere qualità nel processo, ma già negli anni ’90, quando vennero introdotti i CD, gli esperti erano d’accordo sul fatto che si stesse compiendo un sensibile miglioramento nella qualità dell’audio.

Ma allora perché molte persone, a volte anche appassionati di musica, sono convinti che il vinile abbia una qualità più alta del digitale?

Questa convinzione deriva dal fatto che il vinile possa venire percepito dall’orecchio umano come più piacevole rispetto a un supporto digitale. Infatti proprio per la natura dei dischi, quando vengono incisi, i bordi tendono ad essere ammorbiditi e col tempo si lisciano. Questo risulta in un suono più piacevole che però va a togliere completamente alcune frequenze (le più basse). Inoltre l’esperienza di ascoltare musica attraverso un giradischi è decisamente più intrigante e piena rispetto a quella che si prova ascoltando un prodotto digitale. È molto più simile all’ascolto di musica dal vivo, e rievoca in qualche maniera un’atmosfera del passato che in questi anni va molto di moda.

vinile: esperienza d'ascolto

Detto questo, i numeri sono ancora molto spesso contrastanti, ed è difficile capire se effettivamente il mercato dei dischi in vinile abbia un futuro. Quello che è certo è che sempre più persone stanno riscoprendo il fascino di questo supporto e di tutto quello che ne fa da contorno, quali copertine illustrate che sono delle vere e proprie opere d’arte, un’esperienza di ascolto che tende a riunire più persone, e un mito senza tempo che ha segnato un’ epoca di ascolto musicale.

Questi sono gli album che hanno venduto più vinili nel 2015. Selezionando una canzone da ognuno di questi titoli, è nata questa playlist del profilo Spotify di This MARKETERs Life (cliccate per ascoltarla!):

  1. 25 – Adele
  2. Back to black – Amy Winehouse
  3. The stone roses – Stone roses
  4. X – Ed Sheeran
  5. AM – Arctic Monkeys
  6. Royal blood – Royal blood
  7. The dark side of the moon – Pink floyd
  8. Chasing yesterday – Noel Gallagher’s high flying birds
  9. Unplugged in New York – Nirvana
  10. Alone in the universe – Jeff Lynne’s ELO
  11. A head full of dreams – Coldplay
  12. Nevermind – Nirvana
  13. In colour – Jamie XX
  14. Physical graffiti – Led zeppelin
  15. IV – Led zeppelin
  16. Pulp fiction – Original soundtrack
  17. Sgt. Pepper lonely hearts club band – The Beatles
  18. Definitely maybe – Oasis
  19. Carrie & Lowell – Sufjan Stevens
  20. Rattle that lock – David Gilmour

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