A tu per tu con l’Intelligenza artificiale: luci e ombre di una realtà più che mai attuale

ia robot

Quanti di noi affrontano la quotidianità, ignari del potere che le dinamiche tecnologiche stanno avendo giorno dopo giorno, ora dopo ora, nella nostra confortante routine? Di come hanno già trasformato la realtà?
E non ci riferiamo all’ultimo modello di iPhone, o ai sistemi di video-call e ai data transfer utilizzati da noti istituti bancari, come Intesa Sanpaolo e Unicredit, ma qualcosa di più complesso e taciturno: l’intelligenza artificiale.
Se ne sente parlare tanto, ma la si conosce poco anche se è già presente nella nostra società da moltissimi anni ed tutt’altro che fantascienza.

Il mondo chiama: l’intelligenza artificiale risponde. Ma cos’è l’IA?

sfera

L’Intelligenza Artificiale fa parte del ramo dell’Informatica che studia la progettazione di sistemi hardware e software all’interno di macchinari che siano in grado di riprodurre alcune caratteristiche tipicamente umane, come ad esempio, la percezione visiva, quella spazio-temporale, o anche decisionale.

Da una serie di dati elaborati è possibile raggiungere una forma di intelligenza, che potrebbe essere definita umana, ma che è in realtà riconducibile alle macchine.
Alla base dell’intelligenza artificiale, infatti, ci sono degli algoritmi costruiti come quei circuiti neuronali che sono alla base dei nostri processi decisionali, o che consentono di dare un imprinting alle nostre scelte.

Ci sono algoritmi semplici che riflettono una conoscenza, per così dire, primaria, e degli algoritmi via via più complessi, che sono alla base di una conoscenza più profonda, più settoriale, incentrata sullo studio delle possibilità di ragionamento dell’individuo.
Entrambi i sistemi di conoscenza vengono costantemente trasferiti alle macchine per trovare ampio utilizzo in vari settori come quello del marketing, dell’healthcare, dell’automobile, della finanza, etc.
Maggiore sarà il numero degli algoritmi di sistema di intelligenza artificiale, maggiori saranno le possibilità che questo sia in grado di riprodurre caratteristiche tipicamente umane e che trovi, proprio per questo motivo, maggiori possibilità di applicazione all’interno della nostra società.

Qualche passo indietro nel tempo… ma solo qualcuno!

La prima volta che si parlò di IA fu nel 1956 durante un convegno in America dedicato all’analisi di schemi logici riprodotti attraverso calcoli matematici: ovvero i principi essenziali alla base di un Sistema Intelligente.

Durante il congresso due ricercatori informatici, Allen Newell e Herbert Simon riuscirono a dimostrare teoremi sulla base di ragionamenti consequenziali e logici, e da quel momento ebbe inizio la sperimentazione dei sistemi di logica a macchine man mano sempre più elaborate di società come IBM, per esempio.

Negli anni, infatti, furono diverse le ricerche portate avanti dal colosso statunitense che ha continuato negli anni a sperimentare nuovi programmi e lo sviluppo di nuovi software in grado di pensare e agire come gli esseri umani, dando origine a diversi linguaggi, come ad esempio il LISP, il più noto linguaggio di programmazione di quegli anni alla base dell’Intelligenza Artificiale.

Lo spazio di azione dell’Intelligenza artificiale qui e ora
barbie mattel

L’intelligenza artificiale ha poi trovato man mano spazio per esprimersi, dimostrando le proprie capacità e, forse, diventando una “proattiva e vivace” sostituta dell’essere umano. Come?
Vediamo qualche esempio.

Mattel, l’azienda nota per quella che noi tutti conosciamo da oltre un secolo come Barbie, ha messo a punto una bambola che è in grado di comunicare con un bambino: attraverso un microchip inserito nella sua collana, registra ciò che viene detto dal bambino e lo trasmette ai servizi di ToyTalk, azienda californiana specializzata in intelligenza artificiale che trasforma i suoni in testo, li analizza ed elabora la risposta corretta tra ottomila frasi preimpostate. I server trasmettono alla bambola la risposta che lei riproduce al bambino in un nanosecondo. Magia? No, pura realtà.

E se pensassimo invece all’esperienza sensoriale di un gâteau di patate e scoprissimo che può essere il risultato di una tecnica di co-working uomo-macchina? Anche questo è stato reso possibile grazie a IBM, che ha realizzato un sistema di Intelligenza Artificiale che potesse collaborare come aiuto-cuoco proponendo nuove ricette sulla base di ingredienti e ricette predeterminate nel suo computer.

Con circa 3,6 miliardi di dati attualmente in crescita raccolti sugli individui di tutto il mondo, l’agenzia di segnalazione di credito al consumo Experian ottiene la sua straordinaria quantità di dati da database di marketing, record transazionali e record di informazioni pubbliche. L’agenzia sta attivamente incorporando l’apprendimento automatico nei propri prodotti per consentire un processo decisionale più rapido ed efficace. Nel tempo le macchine impareranno a distinguere quali dati sono importanti da quelli che non lo sono, permettendo a Experian di ottimizzare i suoi processi.

L’Intelligenza artificiale è stata utilizzata anche in campo medico per agevolare, per esempio, i processi di lettura in ambito radiologico con il sistema Iterfision. I radiologi devono rivedere centinaia di scansioni ogni giorno che posso portare al classico “errore umano”. Inferfision è addestrato per migliorare il loro operato, intensificarlo per consentire loro di diagnosticare il cancro in modo più accurato, veloce ed efficiente.

Perché il fenomeno dell’Intelligenza artificiale spaventa?

faith over fear

Sicuramente la diffusione e l’implementazione dell’IA sono il sintomo di una società completamente differente da quella del 1956, sulla quale abbiamo perso ogni tipo di potere e che sfugge al nostro controllo.

La sua lenta ma insistente imposizione nella realtà quotidiana, il suo essere portavoce di una 4° rivoluzione industriale spaventa chi teme che in futuro tali macchine, sistemi di elaborazione dati, trasmissione di segnali possano inevitabilmente sostituirsi di soppiatto all’essere umano.

In un certo qual modo, questo fenomeno è già in atto in alcune realtà industriali, in cui le macchine stanno rimpiazzando man mano il lavoro metodico dell’operatore. Un esempio è la Foxconn: azienda cinese che produce componenti elettroniche per Apple, Samsung, Nintendo, Sony, Microsoft, e che in Cina ha 3 stabilimenti quasi totalmente automatizzati, concedendo a pochi umani “eletti” di essere presenti.

Lo stesso Bill Gates ha proposto di tassare i robot industriali per disincentivare i licenziamenti.

L’IA verso una prospettiva di crescita: guardiamo il bicchiere mezzo pieno

L’influsso dell’Intelligenza Artificiale si sta estendendo man mano a tutti i settori dell’economia e soprattutto nel settore del marketing dove, sempre attraverso l’uso di “diabolici” algoritmi, è possibile prevedere l’acquisto di un prodotto o di un altro, o addirittura impostare e ottimizzare i linguaggi SEO per le campagne pubblicitarie o promuovere un brand rispondendo alle esigenze meticolose degli utenti.

In tal modo si adotta un meccanismo “sempre vigile” in cui si cerca di soddisfare al meglio, e in qualsiasi momento, le necessità della clientela senza rischi di attese o di soluzioni che non convincono troppo l’utente, attendendosi alle policy rigorose in termini di costi. Infatti, è stato dimostrato come l’utilizzo dell’IA in campo marketing, conduca a una riduzione notevole di costi, aspetto da non sottovalutare per l’ascesa di una campagna marketing legata a uno o più prodotti.

Non solo, questo orientamento favorirà inevitabilmente anche le relazioni tra cliente e azienda dando vita a nuove strategie di mercato e nuove collaborazioni destinate a durare nel tempo.

Come l’IA sta cambiando il mondo del lavoro…

intelligenza artificiale

Accenture ha recentemente condotto uno studio su oltre 5.400 dirigenti di azienda ed Executive IT (Fonte: Intelligenza Artificiale: la nuova superpotenza economica), analizzando il rapporto tra tecnologia e persone nel futuro. Da questo studio è emerso che l’IA influenzerà notevolmente i criteri di valore attribuiti in primis agli individui, o dipendenti, e poi anche alle società stesse che faranno a gara per ottenere il titolo di leader digitali, non solo in termini di investimento ma anche, e soprattutto, a livelli di visibilità.

Si pensa, infatti, che questa competitività determinerà una crescita esponenziale dell’economia, raggiungendo un giro d’affari di oltre 80 miliardi di dollari nei prossimi anni con un aumento della produttività di oltre il 50% rispetto ai valori attuali.

La diffusione dell’Intelligenza artificiale porterà alla nascita di nuove posizioni professionali come il Data Detective, il Data Trash Engineer o l’Artificial Intelligence Business Development Manager, e, di conseguenza, di nuove competenze. Al tempo stesso l’applicazione degli algoritmi di AI all’interno dei processi aziendali porterà all’elaborazione di piani di comunicazione e messaggi dove il singolo utente è il fulcro centrale, in un’ottica quindi sempre più user centric.

… e il mondo giuridico: il caso GDPR

L’evoluzione non impatterà soltanto il sistema IT e tecnologico, ma coinvolgerà con il tempo i settori più disparati, come ad esempio quello giuridico e giuslavoristico.

L’essenza stessa dell’Intelligenza artificiale sembra sposarsi perfettamente con il contesto della disciplina GDPR, che disciplina la gestione e trattamento dei dati personali secondo il Regolamento (UE) 2016/679, ormai esteso a macchia d’olio a molteplici contesti.

L’impatto del GDPR sul mercato dei dati ha lasciato un’impronta significativa a livello mondiale, definendo schemi e regole per il suo utilizzo in un momento storico complesso, caratterizzato da un’evoluzione digitale a 360°.

L’IA che alla base dei suoi processi utilizza proprio alcuni di quei dati che possono risultare sensibili, automaticamente viene inglobata all’interno del regime disciplinato dal GDPR. L’European Data Protection Board (EDPB) si è espresso con testuali parole in una recente lettera a un membro del Parlamento europeo:

Il GDPR è costruito in modo tecnologicamente neutro per poter affrontare qualsiasi cambiamento tecnologico o rivoluzione.

Fonte: Intelligenza Artificiale e GDPR: un binomio possibile.

Con particolare attenzione al processo decisionale automatizzato, il GDPR conferisce agli individui il diritto di non essere soggetti esclusivamente al processo decisionale automatizzato. In ambito giuridico, infatti questo aspetto, è stato chiarito e ampliato sottolineando come: “L’interessato del trattamento dei dati personali non deve essere sottoposto ad una decisione prodotta da un trattamento automatizzato” (Fonte: Intelligenza Artificiale e GDPR: un binomio possibile).

Il Ministero dello Sviluppo Economico, lo scorso gennaio 2021, ha pubblicato le proposte affinché gli Stati membri possano privilegiare gli interessi dell’individuo che può trarre beneficio dall’IA, concepita come un meccanismo o sistema al servizio dell’uomo, e non, viceversa.
Il meccanismo di verifica e controllo dei dati imposto dal GDPR sembrerebbe scontrarsi con il lancio delle decisioni automatizzate e tutta l’architettura dell’IA, che in un certo qual modo inizierebbe a vacillare in virtù dell’implementazione di schemi e regolamenti ai quali sottostare. Ma bisogna ricordare che la privacy è:

[…] un diritto umano fondamentale, e un’efficace protezione della stessa è importante per consentire agli individui di fidarsi della tecnologia. È infatti essenziale trovare un equilibrio tra la capacità di effettuare un’analisi dei big data e la tutela degli interessi e dei diritti in materia di privacy.

Fonte: Intelligenza Artificiale e GDPR: un binomio possibile

Cosa resta da fare?

L’Intelligenza artificiale rimane nel concreto un valido strumento che mira a migliorare l’esistenza umana, e il nostro pianeta, ma attraverso un meccanismo di controllo, di analisi continua che sarà oggetto dei cosiddetti “colletti verdi”, che si adopereranno come custodi e veri e propri “pastori” dell’intelligenza artificiale, prendendosi cura con minuziosa attenzione e dedizione, per governarla e orientarla nei vari contesti sociali.

Così li chiama Luciano Floridi, noto filosofo dei nostri tempi, che si occupa di innovazione digitale, interessato non solo a decantarne i benefici ma anche a delinearne il profilo etico, per salvaguardare il corretto equilibrio uomo-tecnologia.

Ma, per ora, possiamo appoggiare la testa sul nostro caro e vecchio cuscino e continuare a dormire sonni tranquilli.

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