Ci abbiamo ri-messo la faccia: cosa si nasconde dietro alla tecnologia del Riconoscimento Facciale

La tecnologia del riconoscimento facciale sta registrando crescite esponenziali, le ricerche affermano che sarà un mercato dal valore di $7 miliardi entro il 2024. Ma nonostante questi risultati positivi  non si può dire che l’innovazione abbia ricevuto solamente riscontri favorevoli.

La Tecnologia

Le prime sperimentazioni sul riconoscimento facciale risalgono agli anni ‘60, quando per la prima volta Woody Bledsoe, co-fondatore di Panoramic Research, azienda californiana che si occupa di ricerche di mercato, riuscì ad inserire all’interno di un computer i lineamenti del viso di una persona dimostrando come le caratteristiche del volto come la distanza degli occhi, del naso, della bocca e i lineamenti sottili, possano essere un valido sistema per identificare uno specifico individuo.

Ma ci sono voluti altri 30 anni di studi per poter rendere questo sistema completamente automatizzato e, solo in tempi recenti, con lo sfruttamento dei Big – Data, lo sviluppo delle reti neurali profonde (modelli matematici che imitano il cervello umano attraverso la realizzazione di neuroni artificiali) e di efficaci tool di elaborazione grafica si è assistito al più incisivo miglioramento di tale tecnologia.

Ma come funziona?

Applicare in modo corretto la tecnologia del riconoscimento facciale non è un compito semplice e immediato. Se ne occupano degli algoritmi che, valutando una serie di immagini o video ed elaborando la geometria del viso, sono in grado di mappare il volto, a cui successivamente viene associata una stringa di numeri – o faceprint in grado di identificare in modo univoco la persona. Successivamente le “impronte facciali” vengono comparate con le immagini presenti all’interno di enormi dataset per verificarne la compatibilità.

Riconoscimento Facciale

Ma da dove provengono le immagini presenti nei dataset?
La risposta è semplice, siamo tutti noi, che postando sui Social le foto degli aperitivi in spiaggia, della cena di famiglia o della gita in montagna con la fidanzata arricchiamo l’enorme “magazzino” di immagini che permette agli algoritmi di applicare la tecnologia in modo efficace e quasi senza errori. Una ricerca afferma che il tasso di errore del 4% nel 2014 si è ridotto al solo 0,2% nel 2018.

Gli ambiti di applicazione della tecnologia

Attualmente il riconoscimento facciale si fa spazio nella nostra quotidianità senza timori. E lì, su Facebook, quando postiamo la foto in compagnia degli amici; sul nostro device, quando siamo così pigri da non aver voglia di inserire il PIN di sblocco; o all’interno dell’applicazione della nostra banca, quando dirigendo lo sguardo verso la fotocamera evitiamo di dover inserire tutti i nostri dati personali per effettuare un bonifico.

Ma non solo, se su Netflix stai guardando l’ennesima puntata della tua serie preferita e suonano alla porta, l’avanzata tecnologia del tuo videocitofono saprà anche dirti di chi si tratta, tutto questo senza farti scomodare. Fenomenale no?

Questa innovativa tecnologia viene impiegata anche in situazioni meno usuali- infatti – può agire da sistema di sorveglianza, per individuare i ladri nei negozi e i passeggeri che transitano negli aeroporti, o dalle forze dell’ordine per identificare il volto di persone scomparse. E anche nel mondo del marketing i pubblicitari ne possono trarre vantaggio, il riconoscimento facciale permetterebbe di realizzare dei cartelloni pubblicitari personalizzati in grado di modificare il messaggio in relazione alle caratteristiche – come età e genere – del soggetto che sta osservando il manifesto.

riconoscimento facciale

E la nostra Privacy?

Le normative riferite alla tecnologia del riconoscimento facciale sono ancora in via di definizione, e attualmente non esiste una legislazione che chiaramente ne definisce le modalità e limiti di impiego.
Sebbene, come esposto, la percentuale di errore abbia registrato una netta diminuzione, comunque la preoccupazione da parte degli individui persiste, e le situazioni in cui sono presenti lacune non sono ridotte allo zero. L’utilizzo di questa tecnologia da parte delle forze dell’ordine potrebbe, ad esempio, finire per accusare individui per illeciti che non hanno mai commesso.

Un gruppo di attivisti ha affermato che la tecnologia in questione – altamente invasiva – altro non porterebbe che danni all’intera società, in Gran Bretagna, ad esempio, ne è stato vietato l’utilizzo nei luoghi pubblici, in quanto oltre a minare la privacy, violerebbe anche i diritti di libertà. Ma le stesse precauzioni non possono essere osservate in Cina, dove il riconoscimento facciale viene utilizzato con grande frequenza e la tutela della privacy è pressoché assente. Un’indagine ha posizionato il Paese all’ultimo posto in tema di protezione e tutela dei cittadini, ciò deriva da una totale assenza di legislazione. Nelle scuole vengono monitorati gli ingressi degli studenti e le espressioni del volto durante le lezioni per verificare siano effettivamente attenti alla parole dei professori – ma non solo – in città non è conveniente comportarsi da pedoni indisciplinati perché il sistema di sorveglianza non esiterà a individuare questi ribelli e a multarli. Non finisce qui, se dovessimo aver bisogno di acquistare una nuova SIM saremo obbligati a concedere il riconoscimento facciale, questo è quanto afferma la nuova legge entrata in vigore.

Riconoscimento Facciale Cina

E in Italia?
Sebbene la situazione attuale sia migliore di quella entro i confini cinesi, l’Italia non può affermare di trovarsi in buona posizione. Secondo l’analisi di alcuni aspetti relativi alla protezione dei dati emergono lacune sulla privacy in molte attività che impiegano il riconoscimento facciale, come: la tutela legale e costituzionale, la condivisione e conservazione dei dati e le intercettazioni da parte del governo, il Bel Paese ha ottenuto un punteggio relativamente basso, che lo vede posizionato all’ultimo posto a livello europeo, sottolineando la scarsa protezione degli individui. C’è di più, il GDPR viene accusato di scarsa attività, questo può significare, da un lato, un esiguo numero di violazioni, aspetto positivo, e dall’altro, la passività dell’organo nell’applicazione delle norme di legge per la tutela dei cittadini in termini di rispetto della legislazione sulla privacy.

Morale: forse non c’è via di scampo!

Le prospettive per il futuro

Gli studi in materia di riconoscimento facciale non esitano ad arrestarsi, gli algoritmi impiegati per applicare la tecnologia stanno subendo continui miglioramenti. Alcune aziende tecnologiche, infatti, si stanno impegnando per ottimizzare gli algoritmi e renderli idonei a identificare anche individui a volto coperto, o a elaborare immagini di bassa qualità, e non solo, per far sì che la tecnologia del riconoscimento facciale dia risultati sempre migliori, riducendo al minimo la percentuale di errore, si stanno studiando le modalità per affiancare anche altri elementi in grado di identificare con più precisione i singoli individui come, per esempio, la voce e il portamento.

Per concludere, che questa nuova tecnologia sia un’innovazione sorprendente non c’è alcun dubbio, ma è fondamentale che accanto al suo sviluppo vi siano delle normative in grado di rassicurare l’intera società e far sì che il suo uso non si trasformi in un abuso.

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