Skip to main content
search
Digital

Cibiamoci Festival 2017: le portate del Digital Marketing nel Food e un dessert speciale…

Cibiamoci Festival - Pietro Fruzzetti

16 Maggio 2017. La sveglia suona (prestissimo!), si parte. Direzione: Pistoia, città dei fiori e dei vivai. La destinazione è proprio un vivaio: quello di Piante Mati, dove da due anni si svolge il Cibiamoci Festival. Ci aspettano 3 macro temi tra cui destreggiarsi (Restaurant, Food e Wine), 18 relatori a cui chiedere qualche dritta e 1 giornata interamente dedicata al Digital Marketing nel Food.

Da buoni onnivori, noi mescoliamo un po’ tutto e ci confezioniamo un menù vario ma curato.
Il benvenuto della casa (la sessione plenaria) è leggero ma piacevole e costituisce un ottimo preludio all’antipasto: una sessione full-immersion dove ci lasciamo affascinare dal neuromarketing e capiamo come scatenare la dopamina nei nostri affamati lettori di menù.

Un assaggio social ai food trend del momento e un workshop gustoso su come spopolare sui social con scatti fantastici ai nostri piatti. Seguono a ruota interventi mirati e di qualità, portate principali di quello che, detta così, può sembrare un cenone di Natale, ma che invece si è rivelato un giorno intenso e velocissimo, dal quale ci portiamo a casa la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare, ma che il Digital Marketing e il Food Made in Italy, assieme, stanno davvero bene.

Prima di andarcene, però, non potevamo non rubare qualche minuto a Pietro Fruzzetti, che assieme ad una brigata di tutto rispetto è l’anima sorridente ed entusiasta del Cibiamoci Festival.

Ecco cosa ci ha detto!

Ciao Pietro. Abbiamo dato un’occhiata al tuo curriculum web: ti sei dato da fare! Come racconteresti il tuo percorso formativo e professionale a un gruppo di universitari?

Il mio percorso formativo e professionale è stato tortuoso. Come formazione tutto ha inizio prima con la laurea in Marketing e Internazionalizzazione, anche se la mia formazione arriva dalla strada e non è un modo di dire. Per 7 anni ho fatto il giocoliere e facevo spettacoli nelle piazze. Una passione che mi ha permesso di imparare ad entrare in relazione con le persone facilmente. Sembra strano lo so, ma quando ti trovi centinaia di persone a guardarti mentre tu fai uno spettacolo di strada ti posso garantire che impari molto. Impari a conoscere le persone ancor prima che esprimano un concetto e a capire cosa vogliono prima ancora che lo desiderino. Lo so, sembra pretenzioso ma dico questo perché è l’unico pregio che ho, gli altri sono tutti difetti! 😉 Dopo gli studi ho fatto un anno e mezzo in azienda con mio padre che produceva materassi, facevo un po’ tutto quello che serviva, da tagliare le pezze di lana a inserire le richieste di finanziamento dei clienti. Poi ho deciso di diventare un artigiano della comunicazione, arriva quindi la prima azienda, poi una seconda, poi la nomina a presidente in confartigianato nella categoria di comunicazione.

Cosa significa per te insegnare Web Marketing? Come questo contamina le tue esperienze professionali?

Insegnare Web Marketing è una sfida giornaliera. Tutto quel che conosci fino ad una settimana prima della docenza potrebbe cambiare e questo ti stimola e ti porta ad aggiornarti sistematicamente. Sicuramente, questa continua evoluzione diventa utile per le mie attività professionali, perché mi permette di sviluppare nuove strategie per i miei progetti personali e in caso di best practice posso riproporlo sui miei clienti. Il Web Marketing è una continua ricerca all’oro, ahimè senza avere una mappa del tesoro.

Parlaci un po’ di STIIP: di cosa vi occupate e di cosa ti occupi tu all’interno di questa agenzia?

Stiip è una Digital Agency che al suo interno ha tre divisioni, una che si occupa di Web Marketing, una di Sviluppo Web Application e App Mobile ed una di Information Technology. Siamo un team di dieci persone ed abbiamo un paio di collaborazioni esterne con freelance ed agenzie per singola divisione. Personalmente mi occupo di Brand Strategy, mi occupo di prendere un’azienda, costruire un posizionamento sul mercato efficace e comunicarlo in modo coerente. Una Brand Strategy adeguata e un posizionamento di mercato efficace può garantire ottimi risultati anche senza dover intraprendere importanti attività di advertising online.

Qual è il progetto a cui hai partecipato che più ti è piaciuto? Ti va di raccontarcelo brevemente?

Ce ne sono molti, ma sicuramente Volontapp in questo ultimo periodo è uno dei più emozionanti. Volontapp è una App per la gestione delle associazioni di volontariato, un progetto interno di Stiip. Questa applicazione in un anno e mezzo ha riscosso un grande riscontro con molte installazioni in tutta Italia in un mercato particolarmente complesso. Questo è il caso concreto di una Brand Strategy che funziona realizzata senza l’utilizzo di ingenti investimenti di advertising online. In un anno e mezzo abbiamo raggiunto il punto di pareggio e una importantissima associazione di volontariato internazionale ci ha contattato proprio in questo ultimo mese per valutare il progetto.

Come è nata l’idea del Cibiamoci Festival? Cosa vi ha spinto a renderlo realtà?

Cibiamoci nasce dalla mancata consapevolezza dei produttori e ristoratori di quanto il Digitale e il Marketing possano essere di supporto alla loro azienda. Nasce dalla volontà di dare degli strumenti pratici per sviluppare anche in autonomia delle piccole strategie di web marketing. L’idea l’ho avuta un po’ di anni fa, quando il dominio www.cibiamoci.it era destinato ad ospitare un marketplace enogastronomico. L’impossibilità di ricevere materiale di qualità come testi, foto e descrizione da parte dei produttori è stata la spinta che mi ha portato a cambiare il focus del progetto ed oggi eccoci qua alla seconda edizione del Cibiamoci Festival.

Qual è stata la reazione degli operatori di questo settore?

Non nego che ci sia ancora tanta diffidenza e incapacità tra gli operatori di cogliere il valore di un evento del genere. Tuttavia ho chiesto feedback diretto ad alcuni produttori intervenuti e tutti sono rimasti favorevolmente colpiti dall’approccio anche molto pratico degli interventi. Tra i tanti temi che hanno generato maggior interesse sicuramente primo tra tutti quello dell’internazionalizzazione.

Qual è la cosa più bella che ti hanno detto del Cibiamoci Festival? E quale quella che più ti ha fatto riflettere?

Da ieri stiamo raccogliendo dei feedback attraverso dei sondaggi inviati ai partecipanti e sicuramente la cosa più bella che mi sono sentito dire è stata che un evento come Cibiamoci non esiste, ed è veramente così. È un evento particolare in un clima familiare e in una location immersa nel verde. La cosa che mi ha fatto riflettere molto e che sarà argomento di valutazione anche per una eventuale prossima edizione, è sicuramente la massiccia presenza di persone fuori Toscana e la presenza di pochi produttori e ristoratori da Pistoia, città che ha ospitato l’evento. Un vero peccato. Pistoia era una scommessa e in parte l’abbiamo persa.

Quale contributo potrà dare nel futuro il Digital Marketing al Food e al Food Made in Italy? Cosa è già stato fatto e cosa rimane da fare?

Il Digital sicuramente è il volano del Food Made in Italy ma può fare molto di più. Non può ovviamente fare miracoli, nel il prodotto conta molto più di qualsiasi strategia di marketing ma il digitale può sicuramente garantire una facilità nell’accesso a mercati inesplorati e può essere strumento utile di ascolto per i Brand e dei gusti delle persone.

Esiste secondo te un limite minimo di dimensione sotto al quale non ha senso fare Digital Marketing oppure anche i piccoli ristorantini e le piccole imprese possono dire la loro?

Non esistono dimensioni, esistono obiettivi e risultati e se i primi sono ragionevoli e raggiungibili per una piccola azienda o un ristorante con pochi coperti, il Digital è sicuramente strumento indispensabile. La problematica non sta nella dimensione ma nell’attitudine di utilizzo del DigitalMarketing. Cibiamoci nasce proprio per questo, per dare la possibilità alle aziende di capire come sviluppare una piccola attività di web marketing “fatta in casa” o per comprendere il complesso linguaggio utilizzato dalle agenzie nel caso ci fosse la volontà di intraprendere una collaborazione con una Digital Agency.

Consiglieresti ad un marketer di buttarsi nel mondo del Digital Food? Se si, puoi darci 3 suggerimenti per farlo al meglio?

Il food è un mondo difficile, ma c’è ancora molto spazio e figure specializzate nel food non ce ne sono molte. Tre suggerimenti?

  • Prendi una grande azienda, analizza la sua attività di Digital Marketing, confrontati con chi si occupa di tale attività e valutane le criticità. L’esperienza sul campo è la prima forma di apprendimento.
  • Sfrutta i molti eventi in ambito food dove ci sono produttori o ristoratori per imparare il loro linguaggio. Gli attori protagonisti del food sono diffidenti e saper parlare la loro lingua è un buon modo per entrare in conversazione con loro senza essere a disagio.
  • Partecipa a Cibiamoci Festival. 😉

Che consigli lasceresti a dei giovani studenti appassionati di marketing?

Prendo spunto dal mio intervento a Cibiamoci Festival per dare due consigli.

Il primo consiglio che voglio dare è di pensare il Digital Marketing non come fine ma solo come un mezzo. Studiate, aggiornatevi ma non scordatevi che dietro allo strumento ci sono le persone.

Il secondo consiglio è che, per poter fare questa professione serve Coraggio e questo lo dovete avere dentro di voi perché non si insegna all’Università.

Andrea Pilotto

This Marketers Life

I ragazzi della redazione: curiosi, volenterosi di mettersi in gioco, amanti del lavoro di squadra, pianificatori, marketing addicted.

Lascia una risposta

Close Menu