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Come stanno i tuoi contenuti pubblicati online? 12 buone pratiche da ricordare

Prima che iniziate a leggere partiamo da una premessa. Questo articolo è un po’ diverso da quelli apparsi finora su This MARKETERs Life. Perché? 
Perché si tratta di un guest post, ossia di un contenuto di un autore esterno che viene pubblicato per la prima volta nel nostro Magazine.
Se volete approfittarne per fare un ripasso e scoprire qualcosa in più, ne avevamo parlato nel nostro articolo dedicato alla SEO Off-site. Ma torniamo a noi.
Il primo ospite di This MARKETERs Life è Luca Crivellaro: Founder di Bee Social, Copy e Digital Marketing ManagerA lui la parola!

 

Pagare per rimanere in cima alla pagina dei risultati di Google è una droga, anche molto costosa. Se gestisci un progetto online, sai bene che Google Adwords, Facebook Ads e altri sistemi con cui ottenere visibilità a pagamento, sono elementi fondamentali di una strategia di web marketing, ma non sono strumenti sufficienti. Puntare solamente sul pay per click accecati dai risultati è fallimentare, nel lungo periodo.

Per una presenza online sana e in costante crescita è bene dedicare tempo ed energie alle performance del sito, quindi a quella disciplina affascinante e misteriosa chiamata SEO. Roba per tecnici? Si e no: ci sono anche una serie di azioni che puoi fare in autonomia se sei la persona che si occupa dei contenuti, anche se risulta complicato individuare una serie di azioni sempre valide per qualunque progetto.

Oggi, quindi, ci lanciamo in un esercizio un po’ particolare, ossia individuare una serie di azioni che possano aiutare il web marketer nel migliorare la qualità dei contenuti presentati a Google e agli utenti, in ottica Seo Onsite.

Si tratta di una lista di “buone pratiche” che sono solitamente valide, in maniera trasversale rispetto a numerose tipologie di progetti web.

12 azioni da fare per la salute dei tuoi contenuti online 

 

1. Partiamo dai contenuti: l’idea centrale è che bisogna fare uno sforzo per identificare e dare risposta ai dubbi e alle necessità informative dei tuoi utenti target. Dai le risposte ai dubbi più specifici. Sii prodigo di informazioni ed evita contenuti duplicati all’interno del tuo stesso sito. Questo, per me, è la vera essenza di ciò che significa SEO.

2.Definisci delle parole chiave centrali per il tuo progetto e per le specifiche pagine. Non significa fare keyword stuffing, significa riuscire ad esprimere un insieme di parole chiave correlate, concetti, sinonimi e argomenti attorno alle keyword principali.

3.Monitora le parole chiave e il loro andamento rispetto alle tue pagine: ci sono strumenti a pagamento per fare questo (i soldi che ho speso meglio!), come SeoZoom o SemRush, giusto per fare 2 esempi noti. In alternativa puoi giocare con Google Search Console per vedere l’andamento di keyword, url, click, ctr, posizione, link in ingresso, etc… Occorre maggiore sforzo nell’elaborare i dati, però è uno strumento gratuito e indispensabile offerto da Google. Qualunque sia lo strumento di cui ti doti, scavare nei dettagli relativi al tuo sito in Google Analytics e in Google Search Console ti permette di scoprire elementi insospettabili del tuo sito. Il monitoraggio deve essere costante.

4.Meta Tags da compilare con cognizione di causa: title e meta description unici per ciascuna url, con la parola chiave principale presente in essa. E’ difficile fare meta title adeguati, perché bisogna riuscire ad intercettare una ricerca specifica comune degli utenti, in 60 caratteri, mantenendo un senso di lettura e cercando di persuadere, magari con una call to action. Non semplice, per questo motivo richiede tempo: ti accorgerai che costruire delle meta description sensate di 150 / 160 caratteri non è un’attività da fare a cervello spento! Attenzione anche ai tag alt per le immagini: possono essere meno sintatticamente sensati rispetto ai title, potendo quindi spingere di più sui parole chiave e concetti che vi interessano.

5.SEO è anche User Experience: da qualunque dispositivo, vuol dire erogare contenuti facilmente leggibili, call to action chiare, pop-up limitati. Significa fare scelte che permettano all’utente di fruire il contenuto rapidamente, senza difficoltà, senza perdere tempo, in maniera chiara e senza inganni.

6.Contenuti LUNGHI: qui ci sono pareri differenti. Di base, un contenuto lungo ha più probabilmente una vasta copertura del problema trattato in esso, includendo anche un maggior numero di concetti appartenenti al campo semantico. Perciò da un lato, si, un contenuto lungo sarebbe indirettamente positivo per la visibilità sui motori di ricerca; dall’altro lato non favorisce una fruizione del contenuto rapida. Bisogna ricordare, però, che in determinati settori una risposta diffusa e articolata è apprezzata proprio perché esaurisce l’argomento, determinando un maggior tempo speso sulla pagina. Sta al singolo web editor capire come organizzare i contenuti sulla pagina (magari inserendo una sorta di sintesi per i più frettolosi – è un’idea). Un recente esperimento, però, dà risposte un po’ inattese sul tema seo copywriting ed efficacia di contenuti lunghi e brevi…

7.Contenuti geolocalizzati: se hai un business “locale”, ossia ristretto in un’area geografica contenuta, allora non dimenticare di produrre anche “contenuti geolocalizzati”, che facciano riferimento al contesto geografico in cui operi. Contemporaneamente, segui questa direttiva “local” anche nella costruzione della tua link building (tradotto: cerca di ottenere link in ingresso al tuo sito da altri siti web geolocalizzati nella tua area geografica).

8.Headings o “intestazioni” in italiano: è bene suddividere ogni testo in paragrafi brevi e leggibili, scanditi da intestazioni (corrispondenti ai vari h2, h3, h4, h5, h6). Nelle intestazioni conviene indicare dei sottotitoli che introducano il contenuto al lettore, ovviamente ricordando di inserire parole chiave e concetti del campo semantico di riferimento.

9.Una frequenza nell’aggiornamento o nella pubblicazione di contenuti è utile, perché offre materiale recente in pasto agli spider di Google (e ai lettori). Questo si traduce sia nella predisposizione di un’area news in cui approfondire temi specifici, sia nell’aggiornamento periodico dei contenuti centrali di un sito web. La percezione di un sito costantemente aggiornato, infine, è certamente positiva per gli utenti.

10.Contenuti buoni ed esaurienti attireranno backlink naturali, preziosissimi per la salute organica del tuo sito. Ciò non toglie, comunque, che stimolare i link in ingresso (con collaborazioni o accordi di vario tipo) non sia affatto sbagliato, anzi…Però attenzione: è un argomento da trattare con cautela, dato che Google non vede di buon occhio link a pagamento o scambi di link.

11.Verifica costantemente ilink rotti”, che portano a 404, correggendo gli errori (ci sono anche numerosi plugin di WordPress che ti aiutano a sopperire facilmente, operando i redirect necessari con un click).

12.Ultimo ma non ultimo: l’esperienza utente passa anche per la rapidità di caricamento di una pagina web. Questo significa ottimizzare i propri contenuti (ex. le immagini o i CSS), avere un hosting performante, lavorare affinché la cache di Google del tuo sito sia completa, etc…

 

Queste sono solo alcune buone norme implementabili anche da persone senza background tecnico, con il fine di migliorare le performance e la visibilità del proprio progetto online. Non sono esaustive, ma sono comunque un buon primo passo per migliorare la propria presenza in rete.

Conosci altre buone pratiche che, a tuo avviso, possano portare buoni risultati?

 

 

Luca Crivellaro

Founder di Bee Social, Copy e Digital Marketing Manager per diverse aziende. Mi ritrovo ad essere comunicatore e web-marketer quasi per caso. Con tutte le mie forze e con passione: scrivo, nuoto, sperimento e sogno.

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