AI e digitalizzazione, l’Europa è in ritardo

Digitalizzazione e adozione delle tecnologie AI: il divario dell’Europa con Cina e USA è enorme. Nell’articolo i motivi per cui l’Europa deve affrettarsi a colmarlo.

È troppo lento il ritmo di diffusione della digitalizzazione nelle economie europee. Tenendo presente come l’innovazione digitale sia il presupposto tecnico e organizzativo per l’implementazione dell’AI, non possiamo meravigliarci se il divario in ambito AI tra l’Europa e i primi paesi al mondo per sviluppo e adozione delle tecnologie AI, ovvero USA e Cina, non accenni a ridursi.

Si parla di 30 punti percentuali di differenza!

Basta pensare al fatto che ci sono solo due aziende europee nella top30 mondiale delle organizzazioni leader nel digitale e che gli “unicorni digitali”, ovvero le startup che valgono più di un miliardo di dollari, hanno sede in Europa solo nel 10% dei casi.

Lo rivela il report “Notes from the AI frontier: Tackling Europe’s gap in digital and AI” di McKinsey & Company. I dati lo confermano: il contributo del digitale al PIL è fermo all’1,7% per l’Europa contro il 2,2% in Cina e il 3,4% in USA.

Eppure, secondo lo studio se i 28 Paesi europei riuscissero a sviluppare l’attuale potenziale delle soluzioni AI e a diffonderlo sul territorio, l’intero continente potrebbe accrescere del 19% il proprio PIL entro il 2030. Parliamo di 3600 miliardi di euro!

 

Un divario da colmare

Bisogna affrettarsi a colmare il gap. L’Europa è sotto di 12 punti percentuali per quanto riguarda l’adozione di soluzioni basate su AI e advanced Machine Learning, che sono alla base dell’AI, e il divario sale a 16 punti per quanto riguarda l’uso di strumenti AI come smart workflows, cognitive agents e language processing. Strumenti quindi che ottimizzano i processi produttivi, che interagiscono con l’ambiente (es. regolatori automatici di termostato) e che sono in grado di elaborare il linguaggio naturale.

 Senza contare che l’implementazione in azienda è limitata, solo il 5% ha saputo estendere l’utilizzo di questi strumenti all’intera organizzazione (contro l’8% degli USA).

Si riscontrano problemi sia in tema di:

  • investimenti: il capitale investito pro-capite in Europa varia dai 3 euro in Italia ai 58 in Finlandia fino ai 123 euro in Svezia contro i 220 euro in USA;
  • scarsa diffusione: meno della metà delle aziende europee ha adottato tecnologie AI e per la maggior parte si tratta di progetti ancora in fase pilota.

 

Un’Europa a due velocità

Questo ritardo europeo che nasce nel digitale ancor prima che nell’AI è segnato però da differenze geografiche all’interno della stessa Europa. A paesi del Nord Europa come la Scandinavia e l’UK, che stanno al passo con i primi in classifica, si contrappongono i paesi del Sud (tra cui l’Italia) dove il divario con gli USA tocca il 22%.

La capitale svedese Stoccolma, ad esempio, è uno dei centri tecnologici più prolifici al mondo e ha prodotto un notevole numero di aziende native digitali e di “unicorni” digitali (tra cui Spotify), spesso come frutto di forti partenariati pubblico-privato. Già nel 2013 la Svezia era la sede di circa 250 aziende di tecnologia avanzata e rappresentava l’avanguardia nella scienza dei dati, con il 25-30% di startup basate sull’AI. Lo stesso vale per Helsinki, la capitale finlandese, con una forte imprenditorialità nella tecnologia digitale. Oggi ha una densità pro capite di startup AI che è superiore a benchmark statunitensi come Boston, NY e Seattle.

Le priorità su cui concentrarsi

Per colmare il divario l’Europa, secondo il report, dovrà concentrarsi su cinque priorità:

  1. Investire sulle startup

L’Europa deve continuare a sviluppare un vivace ecosistema di startup in ambito deep tech e AI che utilizzeranno l’AI per creare nuovi modelli di business. Si consiglia quindi di continuare a investire nei settori in cui oggi detiene un vantaggio competitivo, come la robotica avanzata e l’e-commerce B2B.

  1. Accogliere le innovazioni

Le imprese esistenti devono accelerare la propria trasformazione digitale e abbracciare l’innovazione. I dati rivelano che in Europa la quota di aziende che ha radicalmente ridisegnato i modelli di business utilizzando l’AI è più bassa (4,6%) rispetto agli USA (8,2%). In Svezia, una delle economie europee più avanzate dal punto di vista digitale, è il 7,2%.

  1. Completare il mercato unico digitale

L’Europa avrebbe il potenziale per essere il più grande mercato digitale e di AI in termini di dimensioni e valore, ma vanno rimosse le barriere che ostacolano le reti di cooperazione cross-border e realizzata la libera circolazione di dati attraverso il continente.

È dal 2015 che la Commissione Europea si è attivata per il mercato unico digitale e ha annunciato importanti investimenti con il programma Horizon 2020 per collegare i centri di ricerca in AI in tutta Europa e sviluppare una piattaforma AI-on-demand che fornirà l’accesso a rilevanti risorse AI in Europa. Ma il panorama è ancora frammentato in termini di reti di telecomunicazione, normative, standards e logistica di e-commerce.

  1. Promuovere il talento

Le imprese devono favorire l’emergere di talenti e l’acquisizione delle competenze necessarie per la trasformazione.

Se gestita sapientemente, la sfida dell’AI potrebbe consentire la creazione di nuovi posti di lavoro, compensando quelli che verranno trasformati dalla diffusione di queste tecnologie. Ciò richiede investimenti considerevoli nello sviluppo di nuove competenze, già oggi carenti rispetto alla potenziale domanda.

  1. Velocizzare il processo di innovazione

L’Europa deve saper rispondere presto e con coraggio alle criticità di questa trasformazione, favorendo le logiche di apertura e collaborazione che sono alla base delle esperienze vincenti di ecosistema.

L’argomento AI ti interessa particolarmente? Approfondisci questo tema leggendo il nostro articolo sulla ricerca di Forrester sullo stato d’arte di AI e gestione dei contenuti in Europa!

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