“Effetto Ferragni”: cosa ci insegna il caso delle Gallerie degli Uffizi

Che piaccia o meno, Chiara Ferragni è protagonista non solo del mondo dei social, ma anche in diversi settori dell’economia.
Oreo, Pantene e Champion sono solo alcuni dei brand che hanno collaborato con l’influencer realizzando campagne, spot e collezioni che hanno trovato ampio riscontro nell’apprezzamento del pubblico.
Regina del fashion, Chiara da poco si è lanciata anche nel panorama musicale, collaborando al nuovo singolo di Baby K “Non mi basta più”.
Negli ultimi giorni però, si è parlato di lei in merito alla sua visita alle Gallerie degli Uffizi di Firenze.

 

L’episodio

La nota influencer si è infatti recata presso il museo per un servizio fotografico in collaborazione con Vogue Hong Kong, per l’occasione si è trattenuta per un tour guidato in compagnia del direttore Eike Schmidt.
Non è la prima volta che luoghi d’arte si prestano come location di servizi fotografici o video musicali: già nel 2018 Beyoncé e Jay-Z hanno girato il video per Ape**it nelle sale del Louvre, mentre in questi giorni Mahmood ha rilasciato il video del nuovo singolo “Dorado” registrato al Museo Egizio di Torino.
La notizia è stata diffusa sui social non solo dell’istituzione, ma anche sul profilo Instagram della stessa Chiara in maniera completamente gratuita. Questo è un fattore da non trascurare in termini di costi e benefici in quanto, secondo la classifica annuale Instagram Rich List 2020, un post dell’influencer vale 52.000 euro.
Le critiche dei follower, però, non sono mancate, portando molti a scagliarsi contro la Ferragni, commentando sul post Instagram pubblicato dagli Uffizi.

Come è stata comunicata la notizia

Le Gallerie degli Uffizi hanno deciso di comunicare la visita di Chiara attraverso una nota dell’Ufficio Stampa, dove si legge:
la celebre imprenditrice digitale ha voluto concedersi un tour del museo, alla scoperta dei suoi tesori d’arte. Accompagnata dal direttore Eike Schmidt, ha molto apprezzato i dipinti di Botticelli: non solo le superstar Venere e Primavera, ma, soprattutto, Le storie di Giuditta, e L’adorazione dei Magi con autoritratto dell’artista”.
Su Instagram, invece, viene proposto un parallelismo tra Chiara e la Venere di Botticelli, dove l’influencer è stata definita “una sorta di divinità contemporanea nell’era dei social”.
Un confronto stridente quest’ultimo, che ha destato i commenti negativi di numerosi utenti, con picchi di sessismo e body shaming che non si addicono ad un pubblico di questo tipo e a cui Chiara non è nuova.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Ieri ed oggi … I canoni estetici cambiano nel corso dei secoli. L’ideale femminile della donna con i capelli biondi e la pelle diafana è un tipico ideale in voga nel Rinascimento. Magistralmente espresso alla fine del ‘400 da #SandroBotticelli nella Nascita di #Venere attraverso il volto probabilmente identificato con quello della bellissima Simonetta Vespucci, sua contemporanea. Una nobildonna di origine genovese, amata da Giuliano de’Medici, fratello minore di Lorenzo il Magnifico e idolatrata da Sandro Botticelli, tanto da diventarne sua Musa ispiratrice. Ai giorni nostri l’italiana Chiara Ferragni, nata a Cremona, incarna un mito per milioni di followers -una sorta di divinità contemporanea nell’era dei social – Il mito di Chiara Ferragni, diviso fra feroci detrattori e impavidi sostenitori, è un fenomeno sociologico che raccoglie milioni di seguaci in tutto il mondo, fotografando un’istantanea del nostro tempo. 🌍ENG: Beauty standards change in the course of time. The female ideal of a blonde- haired woman with diaphanous skin is a very common beauty model in the Renaissance. Masterfully expressed by the Florentine Sandro Botticelli in The birth of Venus maybe portraying the face of one of his contemporary, Simonetta Vespucci. A beautiful noble woman, of Genoese origin, beloved by Giuliano de’ Medici, the younger brother of Lorenzo the Magnificent ; she was so worshiped by Sandro Botticelli that she became his muse. Nowadays, Chiara Ferragni, born in Cremona, embodies a role model for millions of followers – a sort of contemporary divinity in the era of social media – The myth and the story of Chiara Ferragni, argued by harsh critics and supported by faithful fans, is a real sociological phenomenon that involves millions of supporter worldwide and it can undoubtedly be considered a snap-shot of our time.

Un post condiviso da Gallerie degli Uffizi (@uffizigalleries) in data:

La risposta del direttore

gli Uffizi non hanno bisogno di Chiara Ferragni, né Chiara Ferragni degli Uffizi. L’importante è creare un crossover”.
Queste sono solo alcune delle parole di Eike Schmidt, che non si è fatto intimidire dalle critiche, ma ha risposto a queste nella maniera più efficace: con il supporto dei dati.
Oltre ad essere diventati trend topic su Twitter per due giorni e aver alimentato likes e commenti su Instagram, le Gallerie hanno accolto ben 9312 visitatori tra venerdì e domenica, segnando un rialzo del 24% rispetto al fine settimana precedente, quando i visitatori erano stati 7.511. Di questi, è interessante notare un aumento del 27% di giovani sotto i 25 anni, target difficilmente raggiungibile dalle campagne comunicazione e marketing delle istituzioni culturali.
Il direttore ha inoltre confermato la scelta di un simile paragone, dichiarando l’intenzionalità di generare dibattito attorno al post.

 

Il mondo della cultura è pieno di puzzalnasismo

Intervistato da Repubblica, il direttore ha anche parlato della linea comunicativa intrapresa dalle Gallerie degli Uffizi, che rappresenta un modello virtuoso per tutte le istituzioni culturali.
Tra gli obiettivi del museo, perseguiti non solo con questo post, troviamo il desiderio di avvicinare proprio il pubblico più giovane, utilizzando il suo linguaggio, intercettando la sua ironia e il suo potenziale creativo.
Tra gli strumenti utilizzati in questo senso troviamo TikTok, social che assume un’importante posizione nella strategia dell’istituzione: attualmente infatti, è il museo più seguito sulla piattaforma, vantando più di 36 mila follower e numerosi post dal tono scanzonato e irriverente.

 

@uffizigalleriesBotticelli meets Chiara. The Renaissance. Now. @chiaraferragni @voguehongkong#a#rt #f#ashion♬ suono originale – uffizigalleries

Cosa ci insegna questo episodio?

In questi ultimi mesi, non solo gli Uffizi, ma molte istituzioni culturali, hanno intrapreso un percorso di digitalizzazione: i dati raccolti dal report “Dall’emergenza nuovi paradigmi digitali per la cultura” dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali del Politecnico di Milano testimoniano, infatti, un raddoppio dell’attività social all’interno del campione analizzato di 430 musei durante i mesi tra marzo e maggio.
La maggior lacuna in questo scenario è una pianificazione strategica ed una programmazione delle attività digitali, che secondo il medesimo rapporto è svolto solo dal 24% degli intervistati, un panorama dove questa istituzione rappresenta un esempio di best practice per il settore culturale.
Quello che appare più evidente dal caso Ferragni-Uffizi è la presenza di una parte di follower che ancora non è pronto a soluzioni di questo tipo.
Questo non deve però limitare le istituzioni culturali, bensì spronarle a trovare il giusto modo di comunicare campagne ed attività simili attraverso i diversi canali di cui dispongono, coinvolgendo i target più giovani, ma senza destare le critiche dei visitatori più adulti.

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