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Per l’AI serve formare intelligenze (umane) – Intervista a Valentina Aprea, Assessore all’Istruzione

La digital transformation passa anche per la formazione e non ci piove che prima di avere macchine intelligenti serve formare intelligenze, sì – ma umane. Per questo la XII edizione del SAS Forum, tra AI e Advanced Analytics, è un’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte della scuola italiana, a partire  dalla sua capacità di preparare al mondo dell’impresa. A parlarcene è proprio Valentina Aprea, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia, a margine della tavola rotonda ‘Le competenze di domani nelle aziende di oggi’.

Il SAS Forum racconta un mondo di innovazione, impresa e futuro. Sono le stesse parole che si possono usare per raccontare la scuola italiana?

“Sono sicuramente parte del progetto di cambiamento della scuola: la scuola italiana, di cui la Lombardia è in qualche modo un esempio di eccezione, sta cambiando e per farlo deve partire da un cambiamento di mentalità, oltre che di struttura. Al pari con l’innovazione tecnologica c’è quella del pensiero. Introduciamo gli ebook al posto dei libri di testo, la lavagna connessa al posto di quella tradizionale, abbracciamo la cosiddetta “didattica digitale”: più facciamo questi passi avanti, più andiamo incontro al futuro. Ma è uno sforzo che va fatto anche nei confronti delle persone, non solo degli strumenti. Mi riferisco al corpo docente.”

I giovani sono più digital e i professori non altrettanto?

“Chiaramente fanno più fatica. Il digital divide è ancora molto presente nel nostro Paese, la scuola non fa eccezione: la differenza d’età è un fattore importante. E mentre i millenials sono quasi geneticamente più predisposti a familiarizzare con le nuove tecnologie, gli insegnanti meno giovani devono reinventarsi, imparare un nuovo modo di fare quello che hanno sempre fatto. L’adattamento, in questo caso, è fondamentale.”

Mi sembra di capire che alla scuola venga chiesto un doppio sforzo: formare da un lato gli studenti e dall’altro gli insegnanti. È sufficiente?

“No, non è sufficiente, e questo è il messaggio che vorrei passasse ai giovani di oggi: non aspettare la scuola. Non pensare che bastino il diploma o la laurea. Di più, non pensare che bastino i concetti che vengono appresi sui banchi. È fondamentale guardare fuori dalla scuola mentre ancora si è all’interno del proprio percorso di studi, mettendo almeno un piede nel mondo del lavoro, o quantomeno fuori dalla classe e, perché no, dall’Italia. Progetti di studio all’estero, stage, collaborazioni, corsi di formazione: tutto quello che serve per creare un portfolio personalizzato, che li renda capaci di affrontare l’ambiente altamente competitivo che ormai si è creato nel mondo del lavoro. Le aziende si aspettano competenze che vanno oltre l’offerta scolastica.”

Durante il Forum, ha detto che l’obiettivo entro il 2020 è che i giovani siano pronti a svolgere nuovi lavori e a lavorare in modo diverso. A cosa fa riferimento?

“Mi riferisco a lavori che in alcuni casi sono ancora sconosciuti, ma che domani saranno, secondo le previsioni del mercato, i più richiesti. Pensiamo al mestiere del data scientist e a tutte le opportunità legate a Big Data, Advanced Analytics, Internet of Things, Artificial Intelligence. Sono i temi caldi per l’impresa, di molti di questi sono i temi del SAS Forum: per un giovane oggi è impossibile non sapere di cosa si sta parlando. Il mio consiglio ad uno studente è: stai al passo, aggiornati, non fermarti alla scuola.”

Be curious?

“Proprio così.”

 

Consuelo Angioni

Giornalista pubblicista, una laurea in Filosofia e una in Marketing. Qui scrivo di big data e data mining, ma sul comodino ho David Ogilvy e sulla mia tazza il logo di CNN. Col caffè dentro, principalmente.

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