Lavorare con la creatività: cronaca del primo evento targato This MARKETERs Life

Lavorare con la creatività

Il 13 ottobre per noi è stato un momento di grande soddisfazione: durante la Treviso Creativity Week abbiamo portato offline la passione che di solito riversiamo nel nostro magazine, con la tavola rotonda “Lavorare con la creatività – come emergere in un mondo in cui tutti si definiscono creativi”.
È stato il primo evento di This MARKETERs Life, e oggi vi raccontiamo com’è andata, soprattutto per chi di voi non c’era ma è curioso di sapere com’è andata.

Con noi c’erano quattro professionisti di ambiti diversi, guidati dalla moderatrice Ilaria Rebecchi, giornalista appassionata ed esperta di comunicazione e creatività.

Ecco i nostri ospiti:

Gli ospiti di Lavorare con la creatività

Ma cos’è la creatività?

Ilaria ha introdotto il tema raccontandoci come, nonostante sia circondata da persone e progetti creativi (o presunti tali), per lei dare una definizione univoca di creatività è praticamente impossibile.
Cita alcuni tra i più grandi creativi della storia, dalla moda alle arti alla filosofia, che parlano di coraggio, connessioni e divertimento, prima di lasciare la parola agli ospiti, chiedendo cos’è per loro la creatività.

Veronica apre la tavola rotonda con l’importanza di dare un peso e una rilevanza alla creatività, che non è un concetto astratto: ogni idea creativa ha dietro una progettualità di cui spesso ci si dimentica.

Diego, invece, ci racconta che ha smesso di chiedersi “perché” esiste la creatività, ma, quasi come uno scienziato si domanda “come” nasce un’idea creativa, e parte dalla definizione di Henri Poincaré che ci ricorda che un progetto creativo collega elementi già esistenti in modo nuovo e soprattutto utile.

Inizia a emergere un concetto che tornerà fuori spesso durante la tavola rotonda, quello di relazione tra il creativo e la società in cui vive. L’idea creativa deve soprattutto funzionare per il pubblico a cui la proponi.

Per Ale Giorgini lo sbaglio più grande è considerare la creatività un dono, mentre il vero creativo la usa come un muscolo da allenare. E qui ci fa riflettere con una delle affermazioni che saranno più dibattute durante il pomeriggio: se ci mettiamo d’impegno, dopo diecimila ore al tavolo da disegno, tutti possiamo imparare a disegnare, anche solo di tirare fuori una figura umana che vada oltre l’omino stilizzato che facevamo da bambini.
Gli strumenti ci sono per tutti, la differenza la fa poi il percorso, la guida e gli obiettivi che ci diamo.

Alessandro Grespan, infine, commenta come la creatività sia la capacità di togliere il superfluo e scegliere tra le cose che la realtà ci propone le uniche che ci servono.
Aggiunge anche quanto sia importante fare i conti con la distribuzione del proprio lavoro, e quindi, ancora, con la condivisione.

Ci mostra poi un video della campagna “Creativo sì, coglione no”, il primo lavoro di successo del suo collettivo Zero.

Questo ci ha traghettati in una riflessione su come la professione creativa è un lavoro proprio come tutti gli altri, e, di conseguenza, verso l’annosa questione del “ti pago in visibilità” che spesso molti creativi si sentono dire.

La passione per quello che fai può farti accettare di lavorare gratis?

Quant’è totalizzante la passione per il proprio lavoro e può giustificare anche il fatto di accettare lavori gratis?

Qui i nostri ospiti hanno portato opinioni diverse.
Per Veronica è compito del creativo “educare” il cliente a non superare il limite, che è prima di tutto una questione di rispetto nei confronti di chi lavora.
È importante colmare l’ignoranza, far emergere quello che c’è dietro un lavoro creativo e valorizzarlo.

Diego, invece, ci ha raccontato che ha iniziato a lavorare da freelance dopo una lunga esperienza da dipendente, e che questo gli ha permesso di arrivare pronto e di non accettare lavori gratis se non quando era lui a deciderlo, senza essere costretto.

Per Ale Giorgini, spesso, è colpa dei creativi stessi che dicono che lavorano per passione e raccontano il lavoro creativo come un’esperienza romantica. Mentre bisognerebbe imparare a ragionare davvero come un’azienda, partendo da un business plan.

Alessandro Grespan è fermamente convinto del potere di dire no alle richieste di lavorare gratis, anche perché spesso il cliente ritorna, anche dopo anni, conscio del valore del tuo lavoro, che tu stesso gli hai dato proprio grazie al quel “no”.

 

Il pubblico di Lavorare con la Creatività

Quant’è importante fare promozione del proprio lavoro

Ilaria ci ha condotti verso la fine dell’incontro toccando il tema della promozione che il creativo fa di se stesso. Per tutti e quattro i social network restano una vetrina importante per mostrare il proprio lavoro, pur senza farsi ossessionare dai “like”.

E anche qui è tornato il tema delle connessioni tra creativo e cliente, non solamente nei social network, ma prima di tutto nella realtà. Anche perché, se ci si presenta in un modo online, se dal vivo non rispecchi il tuo “alter ego” il rischio è quello di non generare fiducia. (Veronica)

Spesso, poi, il committente ti sceglie anche attraverso quello che pubblichi nel tuo profilo privato, e questo succede soprattutto quando si è sinceri fino in fondo.
Paradossalmente, è non pensando alla reazione che avranno gli altri quando pubblichiamo un contenuto spontaneo, che attiri le persone davvero affini a te. (Diego)

 

Veronica Balbi, Diego Fontana, Ilaria Rebecchi e Ale Giorgini

Come si fa davvero ad emergere come creativo?

L’ultima domanda che ha concluso le due ore d’incontro ha sviscerato la questione che ha dato il (sotto)titolo al nostro evento: “Allora, come si fa davvero a emergere?”.

Da qui sono nate altre domande, come quella di chi ha il compito di definire una persona “creativa”: il creativo stesso, oppure gli altri?
I quattro ospiti sono concordi nel dire che, forse, i veri creativi non hanno la presunzione di definirsi tali, e lasciano agli altri l’onere di deciderlo.

Veronica ha poi ribadito l’importanza di essere fedeli a se stessi, alla propria identità, che è l’unica cosa che ci distingue davvero dagli altri.

Diego ha fatto una delle affermazioni che, insieme alle diecimila ore al tavolo da disegno di Ale Giorgini, ci sono rimaste di più di questa tavola rotonda: non è importante emergere, quanto immergersi sempre più in se stessi per trovare la vera creatività e le risposte che cerchiamo.

Gli strumenti a disposizione dei creativi oggi sono alla portata di tutti, soprattutto grazie al digitale: la differenza la fa la padronanza di quegli strumenti, e l’esperienza che deriva solo da quelle ore seduti a un tavolo a spaccarsi la schiena sul proprio lavoro.

Quali sono le cinque cose che ci siamo portati a casa da questo evento?

  • la creatività non è un dono, ma il risultato di tanto lavoro e tanta fatica;
  • il lavoro creativo si misura sempre nelle connessioni con gli altri e nel confronto con la realtà che lo circonda;
  • gli strumenti per diventare creativi sono ormai a disposizione di tutti, la differenza la fanno l’esperienza, la dedizione e gli obiettivi che si si prefigge;
  • è importante che il creativo impari a dire “no” ed educhi i clienti al rispetto per il suo lavoro, che non può essere pagato in visibilità;
  • per emergere, bisogna prima di tutto immergersi dentro se stessi, conoscersi sempre di più e rimanere fedeli alla propria unicità e identità.

Insomma, è stato un pomeriggio ricco di stimoli e di idee, che ha scardinato tanti pregiudizi sulla professione del creativo e sulla creatività in generale.

E noi vi aspettiamo al MARKETERs Festival il 24 novembre al Centro Congressi di Vicenza per continuare a discutere di creatività e molto altro!

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