IMMUNI grazie (anche) a Google e Apple

Il Commissario straordinario per l’emergenza sanitaria ha annunciato che Immuni è l’applicazione di contact tracing scelta per il controllo e la repressione della diffusione del Covid-19 in Italia.

L’applicazione, creata da Bending Spoons S.p.A.  (primo sviluppatore di App d’Europa con sede a Milano), è stata scelta tra oltre 300 candidate poiché “è stata ritenuta la più idonea per la sua capacità di contribuire tempestivamente all’azione di contrasto del virus, grazie alla sua conformità al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT e per le garanzie offerte in tema di privacy” secondo le parole contenute nell’Ordinanza n. 10/2020 del 16.4.2020.

L’applicazione non sarà resa obbligatoria per tutti, ma potrà essere scaricata su base volontaria da App Store e Google Play. Si stima però che, per ottenere risposte significative dallo sfruttamento dell’App, dovrà usufruirne almeno il 60% della popolazione italiana. Inutile sottolineare che maggiore sarà la sua diffusione ed il suo utilizzo e maggiore saranno i risultati che si potranno ottenere in termini di controllo della diffusione del contagio del virus.

Come funzionerà?

L’applicazione non sfrutterà né i segnali di tracciamento delle celle degli operatori telefonici, in quanto poco funzionali allo scopo, né la tecnologia GPS, ritenuta poco precisa e, inoltre, pericolosa sotto l’aspetto della tutela della privacy.

Ad essere utilizzata sarà invece la tecnologia wireless Bluetooth Low Energy.

In sostanza, gli smartphone che entreranno in contatto tra loro per un determinato periodo di tempo ed entro una certa distanza, dialogheranno attraverso il Bluetooth, scambiandosi codici che identificano un determinato dispositivo. Questi codici, per garantire il massimo rispetto della privacy visto la delicatezza delle informazioni trattate, verranno rigenerati automaticamente a cadenza temporale nell’ordine di minuti o, addirittura, secondi e verranno salvati per un periodo non superiore a 14 giorni (periodo indicato come massimo per l’ incubazione del virus). Va sottolineato inoltre che questi identificativi alfanumerici non verranno trasmessi a nessun server esterno al dispositivo e non potranno essere utilizzati da nessun soggetto o applicazione, ad esclusione, ovviamente, della sola app di contact tracing scelta dal Governo.

L’applicazione, quindi, riesce a memorizzare tutti i soggetti con i quali una persona è entrata in contatto.

Nel momento in cui un individuo viene a conoscenza del fatto di essere risultato positivo al SARS-CoV-2, attraverso una diagnosi medica, dovrà segnalarlo in un’apposita sezione dell’App, la quale invierà una notifica a tutti i soggetti che sono entrati in contatto con lui e dando altresì istruzioni dettagliate su come procedere durante gli  step successivi, evitando allarmismi e preoccupazioni. Chi verrà a conoscenza del fatto di essere entrato in contatto con qualche soggetto risultato positivo non potrà però sapere, sempre in nome della tutela della privacy, né il luogo, né il momento nel quale è avvenuto il possibile contagio e tanto meno a causa di chi.

Immuni darà inoltre la possibilità di gestire al suo interno una sorta di diario clinico contenente informazioni personali e relative alla condizione clinica del paziente (farmaci assunti, patologie, malattie pregresse, etc.), all’interno del quale, quotidianamente, gli utenti potranno aggiornare anche il loro stato di salute o eventuali nuovi sintomi.

E in tutto questo, cosa c’entrano Google e Apple?

Come ben sappiamo i sistemi Bluetooth dei dispositivi che operano attraverso il sistema operativo Android, di proprietà Google, non possono dialogare con i dispositivi che utilizzano iOS, di casa Apple.

I due colossi americani della tecnologia, vista l’emergenza sanitaria, hanno però deciso di unire le loro forze per mettere a disposizione di Governi, ONG e istituzioni il loro know-how. Apple e Google lanceranno una soluzione completa che include interfacce di programmazione app (API) e tecnologie a livello di sistema operativo per favorire l’attivazione del tracciamento dei contatti. Vista la situazione d’urgenza, il piano prevede l’implementazione di questa soluzione in due fasi, garantendo sempre la massima protezione della privacy dell’utente.

Nella prima fase, che si svolgerà nel mese di maggio p.v., le due aziende rilasceranno API per consentire l’interoperabilità fra i dispositivi Android e iOS delle app sviluppate dalle autorità sanitarie.

Nella seconda fase, che vedremo nei mesi a venire, le due aziende lavoreranno assieme per rendere disponibile una più ampia piattaforma di contact tracing basata sulla tecnologia  Bluetooth, che integrerà questa funzionalità nei due sistemi operativi.

Per i due big della Silicon Valley, che si erano già impegnati singolarmente nell’ambito dell’emergenza Covid-19 per fornire ai Governi dati sulla quantità di spostamenti all’interno dei paesi, si tratta della prima storica collaborazione, che passerà alla storia e avrà sicuramente dei risvolti positivi anche in termini di CSR.

Dunque, l’utilizzo della tecnologia e la digitalizzazione dell’ultimo decennio, in questo momento di emergenza sanitaria, si sta confermando una risorsa imprescindibile anche nella gestione di situazioni inedite.  Da questa circostanza straordinaria nasceranno sicuramente nuovi scenari e e nuovi utilizzi nei più svariati ambiti applicativi.

 

Fonte:
Ordinanza n. 10/2020 del 16.4.2020
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