Organizzazioni, come le cambia l’Intelligenza Artificiale

Quali sono i vantaggi competitivi delle nuove tecnologie disruptive? Quale impatto ha l’Intelligenza Artificiale sulle organizzazioni? Ve lo spieghiamo in questo articolo, corredato dai dati presentati all’AI Forum.

Quali sono le sfide e le opportunità di una società sempre più tecnologica e connessa?

Sicuramente quella in corso è una rivoluzione non da poco e il cambiamento si riflette anche nella capitalizzazione di Borsa dei big mondiali: come rivela un report di Economist,  in dieci anni i giganti americani dell’alta tecnologia hanno conquistato il mondo. Parliamo di aziende high-tech made in USA come Apple, Facebook, Google, Amazon e Microsoft, in cui l’Intelligenza Artificiale è parte integrante del loro modo di competere sul mercato.

Pochi anni fa, la TopTen era dominata dai colossi petroliferi e quindi dal settore delle Utilities. L’unica rimasta nella “lista” è Exxon Mobil e sono sparite pure le banche. Il McKinsey Global Institute ha rilevato che il 10% delle aziende quotate in tutte le Borse – la manciata di giganti high-tech americani citati prima – genera l’80% di tutti i profitti.

Quella di investire nelle nuove tecnologie sta diventando una vera e propria impellenza per le aziende europee e italiane perché, così come ha spiegato all’AI Forum del 12 aprile 2019  Roberto Liscia, presidente di Netcomm, qualsiasi utente con uno smartphone e quindi una connessione da mobile ha a disposizione in Rete un negozio letteralmente infinito. Se vuole comprare una sedia, trova mille sedie e viene preso dal panico perché fa fatica a orientarsi in questa ipertrofia.

Per questo, il cliente deve essere supportato da nuovi modelli di relazione che lo guidino nei suoi acquisti. E lo hanno ben capito i grandi colossi tecnologici, che hanno investito in modelli predittivi e di accompagnamento alle scelte. Pensiamo solo alla strategia del dynamic pricing, applicata ai prodotti nella wish-list: gli algoritmi sono in grado di cogliere l’indecisione dell’utente e di stimolarlo all’acquisto con sconti proposti al momento giusto.

 

L’AI come vantaggio competitivo

È chiaro quindi che l’AI sarà il vero motore competitivo per le organizzazioni. E come ha sottolineato Liscia, questo vale per più di un aspetto, non solo nel rapporto con il cliente. Molto importante, infatti, è l’ottimizzazione del tempo e dei costi da parte dell’AI nei processi produttivi.

Siamo andando verso la personalizzazione del prodotto/servizio: questo vuol dire che il cliente richiede prodotti/servizi pensati per lui e questo incide su tutti i processi produttivi. Questo arriva, infatti, a impattare su tutta la supply chain, sulle attività di picking e sulla produzione stessa, che diventa sempre più on demand.

Il ruolo sempre più cruciale dell’AI nel migliorare l’intera catena produttiva è confermato dalle statistiche riportate da Liscia: nei prossimi anni gli USA, che investono in maniera cospicua nell’AI, avranno un salto di produttività del 45% mentre l’Italia si fermerà all’1/1,8% se non provvederà a innovarsi. Non investire nelle nuove tecnologie significa perdere di competitività a livello di impresa e anche di sistema paese.

Vi sono comunque delle iniziative che vanno in questa direzione: pensiamo all’Innovation Center  di Intesa San Paolo. O ancora, all’annuncio di Amazon Web Services , che aprirà nel 2020 una nuova region in Italia. Come ha spiegato Massimo Re Ferré di AWS, lo scopo dell’azienda è democratizzare l’accesso a tutte quelle che sono le componenti dell’infrastruttura IT, fornendo dei building blocks per abilitare l’innovazione in azienda.

Cosa cambierà all’interno delle organizzazioni?

Ma i dipendenti come vedono l’ingresso dell’AI nelle organizzazioni aziendali? A questo interrogativo ha provato a dare una risposta all’AI Forum Davide Guzzi, Presidente di Italo Foundation: il sondaggio  effettuato dalla Fondazione su 1000 lavoratori ha evidenziato alcuni aspetti davvero interessanti.

Alla domanda “accetteresti di prendere ordini da una macchina?” il 50% delle persone ha fatto presente che le macchine non dovrebbero pensare, bensì solo eseguire compiti ripetitivi.

Quello che emerge, quindi, è una paura di fondo che può essere superata solo con un percorso formativo guidato. Il 40% non sopporterebbe l’idea, ma c’è una differenza di genere: gli uomini si fermano al 30%, mentre le donne al 45%. La componente femminile, infatti, ha un’emotività maggiore e teme una depersonalizzazione nel rapporto di lavoro. Favorevole è il 5%, soprattutto al sud dove c’è più sfiducia nei confronti della dirigenza umana.

Al quesito “quali funzioni aziendali funzionerebbero meglio se fossero gestite da una macchina autonoma?” al primo posto non c’è la ricerca e la selezione del personale, così come ci si aspetterebbe dato che molte aziende si sono “buttate” in questo campo, con risultati non sempre felici. La troviamo al terzultimo posto: questo ci dà l’idea che le persone non ritengono le macchine capaci di una valutazione corretta. Temono, infatti, che la loro oggettività non riesca a cogliere tutte le varie sfumature della personalità di una persona.

Al primo posto emerge, invece, la sicurezza sul lavoro: i dipendenti pensano che l’AI potrà aiutare a prevenire e ridurre gli incidenti. Al secondo posto c’è la pianificazione dei turni che è un altro aspetto che tocca molto da vicino l’organizzazione e quindi le persone.

In conclusione, possiamo dire che nell’ambito lavorativo del Marketing – come un’azienda si propone e comunica è importantissimo! –  l’Intelligenza Artificiale può fare molto in termini di rapporto con il cliente e di ottimizzazione dei costi e dei tempi.

È in grado, infatti, di automatizzare alcuni compiti ripetitivi come la classificazione dei contenuti e i processi di delivery e abilitare la personalizzazione dell’offerta editoriale, secondo i gusti specifici di ogni singolo utente.

Consigliamo di leggere questo articolo per approfondire come l’Intelligenza Artificiale può migliorare la gestione dei contenuti!

 

 

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