Realtà Aumentata e Virtuale per un’esperienza d’acquisto interattiva

Se ti dicessi che comprare un profumo può diventare una delle esperienze più forti ed elettrizzanti che tu abbia mai fatto? Perché fare shopping, si sa, è bello, ma può essere coinvolgente fino a questo punto? Le aziende, con i loro e-commerce, devono tenersi sempre aggiornate accompagnando il consumatore nell’acquisto, tanto da renderlo una vera e propria esperienza immersiva. Ed è proprio qui che riescono nell’impresa, utilizzando la Realtà Aumentata e la Realtà Virtuale.

Dove c’è innovazione, molto spesso c’è tecnologia e le aziende ricorrono spesso a quest’ultima per reinventarsi. Gli store, che siano online oppure no, devono adattarsi per coinvolgere sempre di più il consumatore, cercando quindi di allontanarsi dall’astrazione del digitale, per rendere le esperienze d’acquisto sempre più tangibili e reali! Ma come ci riescono? Ricorrendo alle tecnologie della AR (Realtà Aumentata) e della VR (Realtà Virtuale). 

Cosa sono la Realtà Aumentata e la Realtà Virtuale?

Innanzitutto, possiamo dire che si tratta di due tecnologie con cui, grazie all’intelligenza artificiale, viene costruita la Realtà Immersiva, così chiamata proprio perché cerca di immergere l’utente nel suo nuovo mondo, creandogli attorno una nuova realtà e stimolando in egual modo tutti i sensi.

Proseguiamo con la distinzione tra Virtual Reality (VR) e Augmented Reality (AR):

  • Virtual Reality (VR): una realtà virtuale costruita ex novo, al di sopra di quella che ci circonda. I dispositivi utilizzati per vederla, infatti, sono occhiali speciali da indossare e stick. L’esempio più lampante sono i videogiochi immersivi, in cui l’ambiente è costruito tutto intorno a noi a 360°.
  • Augmented Reality (AR): una realtà che modifica quella esistentearricchendola con degli elementi posizionati nel mondo reale. A differenza della prima, questa è più alla portata di tutti, infatti, basta un semplice smartphone per implementarla. Certamente la AR ha spopolato sul web con l’applicazione di qualche anno fa, Pokémon-Go, con cui i ragazzi, attraverso il proprio cellulare, inquadravano le strade delle città alla ricerca dei personaggi di questo famoso cartone animato.

Numerose sono le applicazioni di queste tecnologie immersive: dal gaming, allo storytelling, dal marketing alla medicina, ma anche come nuovo metodo educativo (chiamato terza dimensione dell’apprendimento).

L’uso di queste tecnologie nel marketing

Cominciamo subito con degli esempi, così da comprenderne le potenzialità.

  • Diesel usa la Realtà Virtuale per il profumo “Only the brave”

Nel 2018 Diesel ha creato una campagna chiamata Experience The High, utilizzando proprio la VR, per la vendita del suo nuovo profumo “Only the brave”. Ha inserito in diversi centri commerciali delle postazioni in cui era possibile immergersi in una nuova realtà. Infatti, indossando degli occhiali speciali, i consumatori si sono ritrovati sul cornicione di un palazzo di New York alto 150 m e dovevano percorrerlo tutto per poter afferrare la bottiglietta di profumo che, provate a indovinare, si trovava nella bocca di un lupo. E pensate, la vendita di quel prodotto è aumentata del 120%!

Esperienza immersiva per acquistare un profumo Diesel

Si tratta di una tecnica propria del neuromarketing: legare il brand, in questo caso il profumo, ad una emozione forte, rendendo memorabile e impressa nella mente l’esperienza d’acquisto. L’interattività crea un legame maggiore con il marchio, aumentando di conseguenza la brand awareness. 

  • Realtà Aumentata per gli e-commerce di Ikea, Amazon, Lego e Gucci

Nel caso degli e-commerce, invece, risulta più semplice avvicinarsi al consumatore con la Realtà Aumentata.

L’esempio più familiare è quello dei filtri dei social media: alcune aziende, infatti, hanno pubblicizzato i loro prodotti, o sponsorizzato il proprio brand, grazie a Instagram o Snapchat. La fotocamera dello smartphone crea i filtri, viene di fatto restituita la propria immagine (viso oppure altro) elaborata e su questa vengono poi applicati degli sticker, colori o effetti particolari.

Oppure ancora, grandi colossi come Ikea, Amazon, Lego e Gucci, hanno implementato, tramite le loro applicazioni, la possibilità di vedere il prodotto che si vuole acquistare, direttamente davanti a noi. Basta selezionarlo e inquadrare con la fotocamera il punto in cui lo si vorrebbe posizionare, per farlo apparire sui nostri schermi. In questo modo il consumatore può avere un’idea della sua grandezza e dei colori. Una tecnica che paradossalmente rende più reale una cosa che altrimenti, in uno store online, resterebbe distante e astratta.

Uno degli scopi dell’utilizzo dell’AR è proprio quello di diminuire i resi, aumentando di conseguenza la sicurezza e la fiducia del cliente al momento dell’acquisto. 

App di Ikea in cui si posiziona nella propria stanza un prodotto da acquistare

  • Pinterest inserisce la AR nella sua app

Proseguendo ancora, la realtà aumentata è una preziosa risorsa anche per i negozi fisici, parliamo perciò di proximity marketing. Per esempio, Sephora, multinazionale che vende prodotti cosmetici, o negozi di abbigliamento come Timberland, hanno inserito all’interno dei propri store degli schermi che ci restituiscono un’immagine elaborata di noi stessi. Infatti il marker in questo caso è il cliente, sul quale viene simulato il prodotto applicato, come rossetti, ombretti e tanto altro, in modo tale da testarli e vedere come apparirebbero sul viso. Si parla infatti di “try before buy”.

Una delle più recenti applicazioni di questo tipo è quella di Pinterest e dei brand che qui vogliono sponsorizzare i propri articoli. Proprio lo scorso mese è stato aggiunto il tasto “try on” nell’applicazione. Cliccando sul bottone, si apre la fotocamera frontale e, così facendo, ci si può inquadrare, provando sul proprio volto i diversi colori degli ombretti.

App Pinterest la possibilità di "try on" direttamente con il proprio smartphone

  • Campagne di comunicazione e adv con la AR

Si può usare la AR anche all’interno di campagne di comunicazione e di advertising

Per esempio, inserendo dei marker sui packaging dei prodotti: il cliente deve solo inquadrarli per poter vedere il contenuto che nascondono, come un  video, uno storytelling, un videogioco per bambini, o l’attivazione di promozioni. In questi casi si parla di “unlock the brand” e si invita il consumatore a interagire con esso, a imparare a conoscerlo, aumentando il legame di fiducia e l’engagement. Anche qui si fa leva sulla mente e sulla curiosità di scoprirne il contenuto.

Packaging del prodotto come marker

Numerose sono le applicazioni di queste tecnologie nelle strategie di marketing. La realtà immersiva permette di coinvolgere maggiormente il consumatore, cercando di rendere l’acquisto un’esperienza vera e propria, in grado di regalare emozioni, di lasciare un senso di stupore, di creare un rapporto, un legame. Massima attenzione viene data alla user experience. Si stima infatti che, utilizzando la AR su un prodotto, si avrà un 40% di possibilità in più di far concludere l’acquisto. 

Certamente una panoramica che entrerà a far parte del nostro futuro più prossimo, in cui digitale e realtà sono sempre più fusi e coesistono, che ci accompagna anche nelle nostre azioni quotidiane, regalandoci allo stesso tempo piacevoli stupori.

Schermo per provare i prodotti sul proprio viso usando direttamente la AR

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