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Social e lingua italiana con Vera Gheno: come allontanare i “Grammar Nazi” e vivere felici!

da 14 Luglio 2016Luglio 16th, 2016Nessun commento
Quante volte abbiamo fatto qualche errore scrivendo un commento su Facebook o inviando troppo velocemente un tweet?
E quante volte invece ci siamo indignati per un uso sgrammaticato della nostra lingua sui social, puntando il dito con fare accusatorio?

Ad Inspiring PR Vera Gheno, linguista che gestisce l’account Twitter dell’Accademia della Crusca, ci ha svelato i segreti per una buona comunicazione sui social.

Il dialogo tra cultura e social network può essere una grande occasione di formazione per gli utenti e permetterci di accordare al meglio lo strumento più potente che abbiamo: la lingua italiana!

Lei si occupa della comunicazione su Twitter dell’Accademia della Crusca. I social come hanno contribuito a trasformare la lingua italiana? Quali crede che siano i cambiamenti più rilevanti?

I social non hanno cambiato la lingua italiana, semplicemente la lingua italiana, con l’avvento dei social, si è adatta a questo nuovo mezzo di comunicazione. Questo, dal punto di vista del linguista, è una cosa positiva! È infatti dimostrazione del fatto che l’italiano è una lingua sana e vitale: una lingua che è in grado di adattarsi alle esigenze dei suoi parlanti. Ricordiamoci che non ci sono leggi linguistiche che tengano: la cosa veramente rilevante sono i parlanti perché sono loro a decidere le sorti di una lingua.

Il problema dell’uso dell’italiano nei social riguarda le competenze dei parlanti: è chiaro che usare in tutte le situazioni lo stesso tipo di registro implica avere dei limiti. I limiti però non sono linguistici, sono un riflesso dei limiti culturali. Quindi le debolezze che riscontriamo nell’uso della lingua, e che spesso diventano più deboli nei social, sono in realtà i problemi dell’italiano medio dal punto di vista culturale.

Qual è il segreto per una comunicazione persuasiva (e rispettosa della lingua italiana)?

Non occorre uccidere la lingua italiana per essere persuasivi! Però la si può un po’ piegare alle regole del gioco. Persino la Crusca usa ogni tanto qualche faccina, usa “cmq” per comunque, o i puntini che hanno una grande funzione metacomunicativa. Per esempio: usiamo i puntini per dire “non sono d’accordo con quello che stai dicendo”. Giocare con la lingua è lecito!

Però gli errori ortografici, “qual è” con l’apostrofo per esempio, sono sinonimo di sciatteria. La comunicazione, per essere persuasiva, non deve essere sciatta.

Il problema di fondo è il fatto che si tende a leggere meno, soprattutto testi di qualità, e quindi tende a svanire la memoria visiva che ci aiuta a ricordare l’errore ortografico. È chiaro che chi legge poco ha più difficoltà a destreggiarsi nei meandri dell’ortografia, che ha una grossa componente mnemonica.

Oggi sempre più linguisti, o persone con una formazione letteraria alle spalle, decidono di lavorare nel campo dei social. Come nel suo caso. Secondo lei, cosa spinge dei letterati ad avvicinarsi a delle professioni più legate al mondo del web marketing?

Gli appassionati e gli studiosi del linguaggio fanno spesso un tipo di ragionamento metacognitivo sulla nostra lingua. I social quindi possono diventare un’ottima palestra in quanto danno la possibilità di raggiungere un gran numero di persone. L’avvicinarsi al mondo dei social può essere quindi visto come un tentativo di migliorare la conoscenza che le persone hanno della nostra lingua.

Per me è questa la missione del linguista: non solo quella di spiegare i fenomeni ma di fornire l’assist anche a persone non linguiste per aiutarli a compiere un passaggio metacognitivo sulla nostra lingua. Altrimenti viene data per scontata, e non riflettiamo mai sulla sua complessità e in quanti modi la possiamo usare.

Immagina la nostra lingua come uno strumento musicale. Io posso accordare una chitarra stonata o posso accordarla e produrre un suono bellissimo. La lingua è uno strumento da accordare al meglio delle sue potenzialità!

A mio avviso, il linguista può aiutare le persone in questo e non ha senso fare questo lavoro e isolarsi tra colleghi. È necessario andare in mezzo alla gente ed essere utili. Questa è la mia visione della lingua e della linguistica.

Sul web spopola il fenomeno del “Grammar Nazi”: persone che difendono a spada tratta l’uso della grammatica corretta nel mondo dei social. Secondo lei, quali sono le cause di questo fenomeno?

In realtà la figura del “Grammar Nazi” nasconde un problema, ossia la scarsa elasticità.

Il Grammar Nazi difende a spada tratta certi usi solo perché la norma lo prescrive. Questo atteggiamento è sbagliato perché è indice di una scarsa propensione al movimento.

La lingua è trasformazione! Ci sono dei fattori su quali si può essere più conservatori, però è necessario rendersi conto che la lingua italiana può cambiare nel tempo. Quindi essere paladini di questo fenomeno risulta una presa di posizione sterile.

La lingua cambierà in ogni caso!

Margherita Cavallin

Due lauree in Comunicazione e una grande passione per tutto ciò che è digital. Lettrice instancabile, ama i grandi Classici, le Moleskine e il tè Earl Grey.

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