Intervista a Marta Nappo, speaker a Women X Impact

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L’evento di Women X Impact, in programma dal 17 al 19 Novembre all’arena FICO Italy di Bologna e Online, è sempre più vicino.

Grazie alla collaborazione tra MARKETERs Club e WomenXImpact, abbiamo colto l’occasione per intervistare e conoscere meglio Marta Nappo, prossima speaker al Summit “al femminile”, nonché ASIA Marketing & Communication Director di Iveco, marchio che fa parte di Iveco Group, leader mondiale nella vendita di trucks, veicoli commerciali e speciali.

Chi è Marta Nappo, speaker a WomenX Impact

Dopo la laurea in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Genova, Marta entra subito nel mondo del lavoro, e più precisamente entra a fare parte di un gruppo, Iveco, che la accompagnerà poi per tutto il suo percorso fino ad oggi.

La sua carriera, con più di 18 anni di esperienza, è arricchita da una lunga esperienza internazionale. La prima parte della sua carriera la passa in UK dove arriva ad occupare la posizione di Marketing Director UK & Ireland. Al suo rientro prosegue nella sua carriera diventando prima responsabile Marketing & Intelligence Worldwide dell’Usato Iveco, con attività di Business Development, Corporate Identity e CRM management, e poi come responsabile EMEA di CNH industrial Capital, sussidiaria del gruppo Iveco, ricoprendo il ruolo di Industrial Financial Marketing.

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Oggi Marta si occupa dell’area Marketing & Communication nel mercato asiatico e proprio da qui siamo partiti con le domande e le curiosità sul suo ruolo.

“La tua esperienza in Iveco è davvero lunga e in diversi anni ha ricoperto varie posizioni. Lavorando in ambito Marketing le sfaccettature che assumono le diverse attività sono svariate, nel suo caso quali sono le linee guida che segue quotidianamente per portare a termine gli obiettivi e le task giornaliere? Qual è l’interpretazione e il ruolo dell’area Marketing in Iveco?”

“Il Marketing in Iveco è un Marketing a 360 gradi con visione pluriennale. Comprende la parte di operational marketing, di brand communication e di marketing intelligence.
Il primo driver di tutte le attività è sempre l’ascolto delle esigenze del cliente, dall’ideazione di una campagna fino al pricing o al lancio di un prodotto, il focus resta sulle esigenze del cliente, che può essere finale o interno, oppure legate alle necessità dei vari business directors nei diversi mercati su cui Iveco è presente.”

La sua visione non si limita solamente al mercato italiano e aggiunge: “grandi differenze in termini di varietà, di tipologia di mercato e di competitors sono ben visibili da regione a regione. Ci sono comunanze e al tempo stesso disomogeneità di mercato più marcate di altre. L’Europa al suo interno è più simile di quanto possa sembrare, la clientela varia leggermente e il mercato è abbastanza maturo. Lo stesso vale per le caratteristiche specifiche del mercato dell’America Latina dove Argentina e Brasile hanno esigenze di trasporto similari. L’Asia con i suoi confini estesi e le sue regioni culturalmente molto differenti tra loro necessita invece di un’attenzione totalmente diversa, anche solo in termini di omologazioni di prodotto”.

“Molti aspetti di cui si occupa sono tematiche affrontate nei corsi di studio di economia, a partire dal Marketing Intelligence, al Price Positioning fino al Digital Marketing. E’ sempre più importante avere al contempo una conoscenza sia specifica del singolo processo, che di più ampia visione per una migliore coordinazione. Che consiglio ti sentiresti di dare ad un giovane per riuscire a conoscere e ad approfondire al meglio questi processi?”

“Conoscere la metodologia, la Value Chain del pricing è fondamentale, così come capire gli economics di base. Arrivare al margine di un prezzo prendendo in considerazione i financial e i costi necessari fa parte di quel bagaglio di conoscenze che in un ambiente così grande va ben padroneggiato. Ora che le possibilità di viaggio sono diminuite o in parte disincentivate con l’aumentare dei meeting da remoto, l’ascolto resta fondamentale.

La comunicazione e lo scambio di informazioni sono la chiave di una crescita personale e professionale. A livello lavorativo maturare relazioni in loco resta di vitale importanza. Avere le persone giuste permette di fare affidamento su un benchmarking il più preciso e utile possibile. Il consiglio quindi è quello da una parte di padroneggiare la metodologia nei percorsi di studio, dopodiché va mantenuta una discussione con i colleghi internazionali, senza porsi in modo arrogante ma con una predisposizione all’ascolto.”

“Durante il tuo percorso accademico hai deciso di frequentare dopo qualche anno la SDA Bocconi, come ha inciso questa scelta nel tuo percorso e quanto ti ha aiutata nella preparazione personale e professionale?”

“Il percorso universitario in Italia è molto buono a livello teorico, quello che manca è la connessione con la realtà aziendale ed economica “sul campo”. L’azienda mi ha dato l’opportunità di intraprendere un percorso di studio alla SDA Bocconi ed è proprio grazie a questa spinta che ho deciso di intraprendere questo percorso di studi senza interrompere il rapporto lavorativo. Credo che un master sia più adatto dopo aver fatto un po’ di esperienza lavorativa così da raggiungere quella consapevolezza necessaria che permette, una volta che si è inseriti in un master, di focalizzarsi meglio sugli argomenti utili e su come applicare le nozioni stesse, passando quindi ad una tipologia di comprensione più matura rispetto a quella di base teorica universitaria.”

“Dopo tanti anni di esperienza avrai avuto modo di vedere come sono cambiate le competenze richieste nel mondo del lavoro. Su cosa deve concentrarsi un giovane neo laureando o laureato per riuscire a sfruttare al meglio le opportunità che si coltivano negli anni di Università?”

“Da un po’ di tempo c’è molta attenzione alle soft skills, dalla flessibilità, proattività, fino alla capacità di lavorare bene in un team. Non parlerei tanto di cambiamento delle soft skills quanto più di una maggiore importanza che viene attribuita loro rispetto alle hard skills che con il tempo si acquisiscono. In termini di hard skills, ciò che oggi fa la differenza è la preparazione in campo IT e la conoscenza del digital.”

“Tra le varie attività, sei parte di Federmanager, un’associazione di manager italiana che si occupa di creare un network attivo e di mantenere nel tempo un discorso costruttivo e un continuo confronto anche su temi relativi alle donne e ai giovani. In che modo questa esperienza influenza la tua carriera?”

“L’associazionismo è stato molto utile per il networking e per la conoscenza degli ambienti diversi da quello in cui sono cresciuta. Restare per così tanti anni in una stessa azienda ha i suoi aspetti positivi e negativi. Personalmente non ho sentito un’esigenza talmente forte da dover cambiare azienda ogni due o tre anni, questo perché l’azienda stessa si è impegnata e ha investito su di me. Non ho cercato sfide altrove proprio perché mi sono sentita continuamente coinvolta in un ambiente ricco di opportunità.

Molto spesso vivere la realtà di un’unica azienda rende le persone più autoreferenziali, si arriva a credere che la tua realtà sia l’unica e che le altre non siano poi così tanto differenti quando in realtà è tutto ben diverso. D’altra parte si crea quel legame, che in circostanze come la maternità rendono il reinserimento molto più facile, con meccanismi che sono solamente di recupero delle attività stesse. In entrambi i casi però ciò che veramente ti aiuta e che ti permette di avere una mente aperta e propositiva è proprio il networking che ritengo sempre utilissimo, sia professionalmente che a livello personale.”

“Il tuo settore è sempre stato forte della presenza maschile, com’è cambiato negli ultimi anni? Quali sono state le differenze principali che hai notato a livello manageriale? Sarà uno dei temi del tuo intervento? Sempre se puoi anticiparci qualcosa”

“I bias stanno piano piano perdendo rilevanza, ma la strada non è ancora facilissima, nemmeno nel mio settore. Ci sono alcune politiche come quella dei target sulla percentuale di assunzioni che deve essere al 50 e 50 che aiutano in tal senso. A livello bancario politiche simili vengono attuate anche sui settori manageriali. L’obiettivo delle stesse non è ancora stato completamente raggiunto, ma si può dire che buona parte del mondo sta seguendo questa strada. Si riconosce sempre più l’ammontare dei benefici che vengono apportati anche e soprattutto al mondo economico grazie ad una presenza più equilibrata di donne e uomini.

Il successo dell’iniziativa di WomenXImpact fa pensare che ci sia un reale bisogno anche di un cambiamento in questo senso e parlarne fa sempre bene, solo così resta un tema sotto gli occhi di tutti. Il pensiero è positivo, per contro non è un passaggio che si fa in due giorni.

Durante la mia esperienza all’estero, un episodio in particolare mi ha colpita: ero in UK e nell’aprire il conto corrente mi è stato chiesto il benestare e la firma di mio marito. Ricordo che rimasi scioccata, mi aspettavo un Paese molto più avanti rispetto a quello nostro, ma a gran sorpresa così non è stato.”

“Arrivando alla fine della nostra intervista, se dovessi pensare ad un insegnamento, il più importante che hai potuto constatare durante la tua lunga carriera, quale sarebbe? In che modo vorresti trasmetterlo ai giovani?”

“Due aspetti: Career Planning e Networking, a costo di sacrificare qualcosa in termini di produttività. Ci sono stati momenti, come quelli successivi alla maternità, in cui mi sono sentita in dovere di dimostrare che ero ancora in grado di “performare” tanto quanto – se non di più – di prima e avevo perso di vista i due aspetti che ho citato prima. Mi sono resa conto di aver perso dei treni importanti, non ho dato importanza alle posizioni aperte e ho trascurato in parte le relazioni professionali. Proprio per questo la consapevolezza ottenuta è stata quella dell’importanza di non sottovalutare, nella giornata di ognuno, il tempo dedicato al Career Planning e al Networking, due attività che più nel lungo, rispetto che al breve tempo, ripagano tantissimo.

Un ultimo aspetto che ritengo importante è l’interculturalità, in particolare l’idea di essere il più possibile aperti a culture nuove perché da una cultura all’altra i sottintesi possono variare. Più si conosce la cultura di una persona, più si è produttivi ed efficienti e la comunicazione è più veloce. Il mondo sarà sempre più così.”

 

Un’intervista completa e ricca di spunti per gli studenti che si affacciano al mondo del lavoro. Un mondo che va avvicinato ai ragazzi i quali a loro volta devono imparare ad affrontare le sfide con determinazione e consapevolezza di dove si vuole arrivare.

Non perdere i prossimi articoli sull’evento in Partnership con Women X Impact e le prossime novità.

 

Articolo di Arianna Gasparotto

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