Red Bull Soapbox & MARKETERs Club: come trasformare un progetto su carta in realtà

Quattro studenti della Ca’ Foscari e una gondola su ruote, il tutto giù per le vie di villa borghese a Roma.  No, non è un modo alternativo di festeggiare la fine della sessione, ma è come potremmo riassumere cos’è stata la Red Bull Soapbox per il MARKETERs Club. Ma, direte voi, di cosa state parlando? Ve lo raccontiamo a breve!

Stando alla definizione che si trova sul sito della Red Bull Soapbox, questa “è una gara globale per piloti amatoriali di folli vetture fatte a mano, alimentate da creatività, competitività e divertimento (ma serve anche una bella spinta). Questo evento unico nel suo genere non prevede veicoli a motore, e permette sia ad esperti che a neofiti delle corse di ideare e costruire mezzi da sogno, o bizzarri ed esilaranti, e di sfidarsi in una frenetica corsa lungo una discesa piena di ostacoli”. 

Per partecipare a questa competizione, ogni team deve inviare la propria candidatura mesi prima, a marzo. Non solo. Non si compila semplicemente un form, ma si inviano i disegni che illustrino la propria idea di vettura e si aggiunge una lettera motivazionale. Perché alla Red Bull Soapbox si partecipa con la propria vettura, ecco la sua peculiarità! E quest’anno hanno fatto domanda più di 700 team.

Superata la prima fase di selezione, inizia la parte tecnica, ovvero la costruzione del mezzo e la ricerca per reperire tutto ciò che serve a trasportarlo nel luogo della gara. A quest’ultima fase sono stati ammessi solo 70 team, composti da 4 persone ciascuno, tra i quali noi del MARKETERs Club (e sì, ne siamo stati felici!).

Quattro ragazzi con la chitarra e…una gondola sulla spalla!

Eccoci, quattro ragazzi che studiano  a Venezia e fanno parte del Club, ma abitano in città diverse e lontane. Per questo motivo volevamo creare una macchina che rendesse riconoscibile subito la città che ci unisce. Dopo diversi brainstorming, riunioni e notti insonni a cercare l’idea giusta, la scelta più ovvia è stata la realizzazione di una gondola.

Anche se “scelta più ovvia” non significa per forza che sarebbe stata la più facile da realizzare. Il regolamento è ben chiaro riguardo dimensioni, peso e tutto ciò che la vettura deve avere o non avere (come per esempio la presenza di sterzo e freno su minimo due ruote).

Così, dopo molti studi, approfondite analisi e notti (eh sì) passate a vedere i video delle passate edizioni, abbiamo definito il progetto finale: una gondola biposto dotata di un freno a disco idraulico centrale e di uno sterzo il cui funzionamento ricorda quello di un kart.

 

(Nella foto i primissimi progetti usciti dal nostro centro stile del team, l’abbiamo presa seriamente!)

Abbiamo subito notato diversi punti critici che sono spesso causa del cedimento del mezzo durante la corsa o durante il superamento dei vari ostacoli. La causa più comune di cedimento del mezzo sono le ruote, anche se può sembrare un dettaglio da poco, in realtà fanno il lavoro sporco di assorbire l’urto con il suolo dopo i salti. Nella maggioranza delle macchine della Soapbox non sono presenti ammortizzatori, anche perché il peso senza piloti non deve superare i 100 kg.

Quindi, il tutto, sommato a 1 o 2 piloti con un mezzo che sfreccia a  30 km/h su un salto che può arrivare fino a 40 cm, può risultare stressante per le gomme. Per questo abbiamo optato per ruote più piccole ma più resistenti.

Come ce la siamo cavata?

La realizzazione della macchina è solo una delle molteplici sfide a cui questa gara ci ha messo di fronte. Il voto finale della performance di ogni team è infatti composto da giudizi sul progetto della vettura, sulla presentazione “teatrale” del team nei 30 minuti prima della partenza del mezzo e sul tempo di discesa dal percorso ad ostacoli. Il nostro mezzo ha affascinato fin da subito sia il pubblico che la giuria, portando a casa tre 10 e un 9.

Tuttavia il mezzo una volta spinto verso la discesa si è dimostrato all altezza di superare tutto il percorso con danni minimi solo all’estetica, nell’ordine ha affrontato:

  • Una ripida discesa di una rampa per lo sprint iniziale da un altezza di 8 metri circa
  • Una lunga chicane verso sx
  • Una parabolica sempre verso sx
  • Un salto di circa 40/50 cm

Anche se la nostra gondola si è fermata a meno di 2 metri dal traguardo, dopo una breve spinta (la quale non è vietata da regolamento) ha chiuso la discesa in tempo di 52 secondi e mezzo (nella media considerato un tempo relativamente veloce). Complessivamente il team si è classificato a metà circa della classifica generale, a pari merito con altri.

 

Social, radio e non solo!

La comunicazione pre-evento non si è fatta mancare nulla. Oltre ad utilizzare i canali ufficiali sui diversi social, con la creazione di un evento Facebook, ad esempio, la Red Bull ha deciso di investire anche in un più tradizionale spot radiofonico.

In più, sul sito web ufficiale dell’evento, viene dedicato un breve approfondimento ad ogni team. Queste sezioni possono essere personalizzate con informazioni biografiche e foto, così da permettere ad ogni squadra di raccontare la sua storia.

La gara è stata trasmessa in diretta su Facebook, oltre che in parte del parco su dei maxischermi, così da renderla visibile a chiunque non riuscisse ad affacciarsi al circuito. Inoltre, la Red Bull Soapbox ha visto la partecipazione di youtuber e influencer (da Cane secco a Chef Rubio passando per Guido Meda solo per citarne alcuni) i quali, chi in giuria chi come ospite, hanno partecipato condividendo nei loro profili social i vari momenti della gara.

Un’esperienza da rifare!

Quando ho compilato il form per partecipare è stato un po’ un salto alla cieca. Ero, come gli altri del team, molto interessato, perché non avevo mai visto niente di simile. Ma, al tempo stesso, non ero ben consapevole di cosa significasse realmente partecipare alla Red Bull Soapbox.

Tuttavia, dopo essere stati selezionati per la gara ed aver affrontato quasi settimanalmente problematiche sempre diverse, posso confermare che è stata un’ esperienza indimenticabile e molto stimolante.

Uno dei motti dei MARKETERs è mettersi in gioco e penso che questa sia stata una delle maggiori sfide mai affrontate.

 

 

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