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Storia della creatività: cosa conta davvero oggi?

da 14 Novembre 2018Novembre 21st, 2018Nessun commento

Secondo la Treccani, la creatività è “l’attitudine alla creazione, al generare idee non convenzionali e non ancora presenti nella società”. Come prima peculiarità deve essere innovativa e allo stesso tempo portare benefici. La creatività è un flusso che parte dalla mente, a poco a poco si espande e si spanna come un parabrezza fino a ottenere un orizzonte nitido.

Il creativo inizia a vedere, da dentro la sua mente, quello che successivamente ha probabilità di diventare un qualcosa di visibile e tangibile agli occhi e le mani della collettività.

Creativo di ieri e di oggi

Probabilmente le persone creative hanno iniziato a esistere non appena l’homo sapiens decise, per vari motivi, di smettere di essere un cacciatore-raccoglitore e gettare le basi per la costruzione di civiltà. Le prime città erano popolate da artigiani esperti in lavorazioni manuali: il ferro per le armi, le stoffe per gli abiti o il cuoio per le scarpe. Immaginarsi il prodotto finale, trasformare un’idea e un concetto in qualcosa di materiale e visivo agli occhi del potenziale acquirente, rientra nelle forme di creatività, oltre che essere una definizione di design.

Negli anni successivi molti creativi hanno deliziato la vista dei fortunati con opere che sono passate alla storia. Un esempio è Michelangelo, scultore, artista, visionario, poeta e ritenuto da molti uno dei più grandi geni della storia Italiana. D’altronde ha affrescato la famosissima Cappella Sistina.

Questo capolavoro architettonico, bello esteticamente e inedito, è anche un luogo di culto dove poter esprimere la propria fede, un simbolo della cristianità e meta di pellegrinaggi.

Un altro esempio è Blaise Pascal, creatore della prima calcolatrice meccanica. Non solo era una cosa non presente, ma era una cosa anche utile, semplificando di parecchio la vita delle persone tutt’ora.

Negli anni sono tante le invenzioni che hanno contribuito a migliorare e semplificare la vita delle persone come il telefono, il motore a scoppio, la radio, l’auto i pc e tantissimi altri. Sono invenzioni che sono entrate nelle nostre vite in maniera naturale e misurabile quotidianamente. Si potevano misurare sia nella salute ma anche nella produttività lavorativa; erano novità proprio perché era accompagnate da un ossigeno di benefici non presenti prima.

Le novità non riguardavano solo il mondo del lavoro e della produttività ma anche della loro antitesi: il cazzeggio. Queste novità non hanno semplificato o migliorato le vite. L’hanno cambiata; nei centri commerciali e nei bar sono arrivati gli alieni di Space Invaders.

Questo gioco nato in Giappone 1978, e diffusosi già nel 1980 nel resto del mondo, ha stregato tutti i ragazzi dell’epoca, facendo anche circolare la voce che in quegli anni in Giappone ci fosse carenza dei 100 Yen, costo per una partita di Space Invaders, e la zecca abbia dovuto quadruplicarne la produzione.

Dopo Space Invaders negli anni ‘80, il campo visivo ha iniziato a ridursi ulteriormente. Siamo passati da fissare un 20 pollici e premere dei tasti, due per la precisione, fino a stare in piedi, seduti o sdraiati a tenere in mano uno smartphone, dove i tasti sono scomparsi ma le ore passate a fissarlo no.

Nei due decenni dopo diverse rivoluzioni condizionarono e modificarono lo stile di vita degli individui. Indubbiamente internet ha fatto esplodere ulteriormente il desiderio di essere connesso con il mondo intero: i primi website, i motori di ricerca e i social network hanno trasferito le vita sul digital. Le vite stesse diventano digitali e la condivisione diventa più veloce e visibile. Possiamo in poco tempo e a un pubblico vasto comunicare che abbiamo cambiato lavoro, che ci sposiamo o che siamo in procinto di farci un viaggio. Questa possibilità ci fa sentire più completi perché ci sentiamo ascoltati. Pubblicare un contenuto online significa che qualcuno, anche solo uno, lo leggerà e nelle migliori delle aspettative risponderà pure. Una cosa che prima non succedeva. O meglio non era quantificabile perché se durante un temporale urlavi dalla finestra “fuori piove” era poco probabile sentire un apprezzamento da qualche vicino.

Negli anni ‘80 lo scambio di conversazioni sulla neofita rete era one-to-one, si è iniziato con mandare email per poi creare vere e proprie reti di comunicazione tra persone localizzate anche in diverse parti del mondo. Poi il network è diventato “Social” aprendo ufficialmente la strada all’era dei Social Network, piattaforme presenti sulla rete dove gli utenti sono portati a comunicare, condividere e interagire con la vita digitale degli altri.

Dopo un attimo di esitazione, le persone fin da subito non si sono fermate solamente a leggere quello che leggono sulla home, ma vogliono contribuire con un ruolo da protagonisti. Costruiscono il palco per poi cantare lo stessi.

Anche qui, come sempre e da sempre, le persone hanno bisogno di essere ascoltate e considerate, e hanno trovato questa opportunità in queste piazze online dove si trova tutto il mondo. Non erano più le istituzioni a parlarci, a dirci come funzionavano le cose, con le loro idee e opinioni. Le persone hanno iniziato a creare i contenuti.

Grazie a questa accessibilità a queste piattaforme tutti hanno la possibilità di poter condividere al mondo intero un proprio contenuto. Più è nuovo, utile e interessante più avrà visibilità e sarà condivisa da altri utenti che si riconoscono in ciò che ti frulla in testa.

Tutti pubblicano i contenuti, ma la differenza la fanno coloro che si distinguono per originalità e tasso di interesse, una variabile che viene decisa da altri utenti. Più sei seguito e più sarai seguito.  

Gli utenti decidono se sei “Sì” o “No”

Qualche mese fa mi sono convinto a scaricare Musical.ly – oggi si chiama TikTok – social network allestito per la creazione e trasmissione di video, usato principalmente da quella fascia d’età che chiamiamo Centennial, utenti tra i 14-23/24 anni.

L’obiettivo della piattaforma è di registrare e caricare video della durata massima di un minuto con una base di canzoni già predefinite. Quindi il contenuto è un video dove l’utente deve semplicemente muovere le labbra con la difficoltà di cercare di essere più a tempo possibile. Il resto è tutto onere del Social Network. È possibile anche utilizzare come base non quelle tra le disponibili di Musical.ly, ma la propria voce e strumenti, diventando così delle vere e proprie celebrities,. Le variabilità di apprezzamento sono sia talento che l’outfit.

Insomma gli utenti ti ascoltano e ti guardano, ma devi distinguerti e “meritare” i loro like. Oggi Musical.ly ha 200 milioni di utenti. La cosa interessante è che, anche se è Made in China, si sta diffondendo a macchia d’olio sull’intero Globo-Terraqueo-Digitalizzato. Allontanando un po’ più indietro la lente d’ingrandimento per cercare di guardare un insieme più ampio, si possono analizzare queste nuove forme di condivisione gratuite, dove bisogna solamente aprire un account, regalare i nostri dati e i benefici generati possono essere infiniti.

Follow This è una SerieTv Made In Netflix, composta da puntate da circa 30 minuti dove reporter di BuzzAgent affrontano tematiche inerenti allo sviluppo del digital all’interno delle vite delle persone. Sono ancora alla quinta puntata, vado un po’ a rilento, il motivo è che le guardo in compagnia di block notes e penna e prendo una valanga di appunti.

Durante la seconda puntata di “Follow This” intitolata “Adolescelenti Onnipresenti”, BuzzFeed racconta che una celebrities, le definisce così, su Musical.ly può arrivare a guadagnare fino a 100.000.000 dollari l’annui, da suddividere ai diversi intermediari come agente e agenzie, ma rimaniamo comunque su livelli di campioni dello sport.

Oggi tutti abbiamo la possibilità di mostrare un proprio contenuto, al mondo intero e in tempi rapidi. Anche chi non ha le competenze di poterlo fare.
Il discorso non vale solo per Musical.ly. Oggi chiunque può pubblicare un articolo su Medium e LinkedIn o può condividere una serie di foto su Instagram dei viaggi diventando un punto di riferimento nel proprio network.

Chi giudica se è interessante o meno? Gli utenti, iscritti alle piattaforme, utilizzando il proprio pollice e sfiorando il vetro touch. Più il contenuto rispecchia i propri interessi più è probabile che venga condiviso aumentandone così la visibilità. Solo pochi riusciranno a fare breccia nel cuore delle persone e riusciranno a emergere rispetto la restante community. Solo pochi diventeranno dei punti di riferimento e gloria eterna, salvo qualche svarione. Ma fa parte del gioco.

A proposito di gioco.

Nel libro “The Game” di Alessandro Baricco questo fenomeno è stato definito Effetto Marea: il singolo individuo nuota libero in un mare protetto e organizzato in cui non ci sono istituzioni ma correnti create da immense maree collettive. Il postino, il libraio, il docente universitario: tutti i sacerdoti riconosciuti autorità, si ritrovano a vedere sgretolata la loro fiducia ai danni della massa.

Pensate alle agenzie di viaggi annullate tra i Travel Blogger che ti raccomandano una località;

Pensate a riviste di cibo annullate da Trip Advisor e le sue certificazioni;

Pensate a Google, esperto di nulla, ma posiziona le voci in base al giudizio di milioni di persone che ogni giorno navigano sul web;

Il parere di milioni di utenti è più affidabile di quello di un esperto.

Nuovo, utile e condivisibile

Secondo Poincarè, la creatività si manifesta quando si crea una connessione tra due oggetti già presenti nel mercato in qualcosa di Nuovo e Utile. Binomio citato anche dal blog di Annamaria Testa, il quale prende anche il nome.

Se io ho un oggetto e lo connetto ad un altro, già presente, l’output finale deve essere un qualcosa sia non presente nel mercato, sia utile nel migliorare la società. Un esempio ormai noto è la tenda con il bastone, citata anche da Andrea Fontana durante la Treviso Creativity Week.

Immaginatevi di essere in montagna e sta piovendo. e davanti si palesano due realtà. Una tenda dentro la quale si trova una coppia di ragazzi che a causa del tempo poco accogliente stanno passando il weekend chiusi al riparo e di fianco due anziani che camminano aiutati dal bastone.

Un creativo prende il materiale della tenda, lo connette al bastone e lo trasforma in un ombrello. È una creatività? Sì, hai preso qualcosa già presente per riadattarla in qualcosa di nuovo e utile.

La società ha riconosciuto utile questa invenzione e l’hanno comprata. Chi non ha un ombrello a casa? La creatività da soggettiva diventa oggettiva, perché è passata dalla testa dell’innovatore ai banconi di un negozio.

Giustamente Poincarè, che visse a cavallo tra l’800 e il 900 non avrebbe mai potuto immaginare di come le cose sarebbero cambiate con i Social Network e i motori di ricerca, dove gli utenti non solo giudicano se è nuovo e utile, ma anche se vale la pena di essere condiviso, perché qualora avesse esito negativo il contenuto si sgretola fino a ridursi a lumicino.

Sono gli utenti stessi a giudicare la qualità di un servizio o meno. Nei processi di accessibilità o diffusione dell’informazione non sempre c’è un intermediario, con una grande fiducia all’interno della società, che faceva anche da filtro dei contenuti che passavano. Milioni di utenti, con il loro personale giudizio, ti costruiscono e poi ti mettono sul piedistallo.

Basta connettersi sui social, scegliere una reaction, scrivere un commento di approvazione e disapprovazione e si contribuisce a esprimere un giudizio. Non sempre la penseremo come gli altri; è questo il bello del gioco. Il più apprezzato diventa famoso, ma la novità è che se anche non sei il più apprezzato di tutti, comunque piacerai a qualcuno che ti definirà interessante, diventando un punto di riferimento anche nel tuo piccolo.

Noi oggi siamo i giudici dei contenuti che troviamo sul web. Per questo abbiamo una grande responsabilità oltre che un grande potere. Possiamo mettere sul piedistallo come possiamo togliere.

Se volete rimanere aggioranti e saperne di più, siete ancora in tempo per partecipare al MARKETERs Festival.

 

Marco Antonio Rizzo

Social Media Manager e Copywriter Freelancer. Vivo sui social sia per lavoro che per svago personale e se devo essere sincero, non mi dispiace.

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