Come cercare (e trovare) lavoro su LinkedIn

Linkedin Profile

Perché sei su LinkedIn? Domanda provocatoria ma non del tutto infondata, che richiede una risposta provocatoria: per quale ragione il mio profilo non dovrebbe essere presente all’interno della più grande piattaforma professionale al mondo, in grado di connettere milioni di recruiter e potenziali dipendenti, con un solo clic?

Allo stesso tempo, come afferma la Global Solutions Manager di Facebook Veronica Civiero sul palco della scorsa edizione del Tedx Vicenza, la famosa “Teoria dei sei gradi di separazione” postulata nel 1929 dallo scrittore ungherese Karinthy dimostra che ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona nel mondo, attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di 5 intermediari. “Solo” cento anni dopo, prosegue il suo speech Veronica Civiero, i ricercatori di Facebook hanno scoperto che i gradi di separazione, con l’avvento dei social network, erano stati aggiornati a quota 3,57. I social media, conclude la Civiero citando la mission statement di Facebook “bring the world closer together” e stanno agevolando la nostra comunicazione, poiché grazie ad essi ci troviamo alla distanza di un solo clic l’uno dall’altro.

Oggi stiamo vivendo  la cosiddetta era dell’informazione, che ci costringe ad essere “always on”, a rincorrere le ultime tecnologie e a testare i migliori tool sul mercato. Non dobbiamo dimenticarci che LinkedIn funziona come qualsiasi altro social media, nonostante mission e tone of voice siano molto differenti; perciò, si può evincere rapidamente che il ruolo principale sia connettere più persone possibili. Non a caso, se vogliamo conoscere qualcuno, è necessario cliccare sul tasto “Connect”.

create network

Segui i professionisti del settore e intreccia relazioni di valore

Esistono però guide, regole e buone pratiche per sfruttare al meglio le potenzialità di connessioni quasi infinite che possiamo intrecciare online. In una recente intervista Lisa Chiaradia, Human Capital Consultant per Deloitte, ha evidenziato che non basta più studiare mission, vision e valori di un’azienda per sfoggiare la nostra preparazione ad un colloquio. Al colloquio, infatti, bisogna prima arrivarci, e non senza faticare! Un metodo è sfruttare le ricerche con variabili incrociate e filtri, per scoprire quali sono le figure più importanti di un’azienda, coloro che coordinano i vari progetti; è poi utile cominciare a seguire le attività e le iniziative dell’azienda stessa, mostrandosi attivi attraverso commenti rilevanti. Il personal branding  non è solo un concetto da manuale di marketing, ma una pratica costruttiva che, se usata in maniera corretta, genera connessioni di valore e riesce a dimostrare le competenze che ci contraddistinguono. Altrimenti ci si limita solo a cercare lavoro e non a lungo!

career coach

Chi è e che cosa fa un Career Coach

Esistono dei veri e propri guru che mettono in pratica le abilità maturate nel digital, nella formazione e nel recruiting per aiutare i candidati ad essere competitivi nel mercato del lavoro. Con due libri all’attivo sulla tematica LinkedIn-lavoro, Silvia Vianello è una Career Coach di fama internazionale e Direttore dell’Innovation Center presso la SPJain Business School. La professoressa Silvia Vianello, che si fa chiamare comunemente “Prof”, lavora con leader e organizzazioni in quasi tutti i settori per aiutare a trasformare la cultura aziendale e creare un mondo del lavoro migliore… il tutto attraverso LinkedIn. In una diretta live di qualche mese fa, organizzata da Alessandro Rimassa, la Prof Silvia Vianello ha evidenziato che esistono dei veri e propri software che ci aiutano a cercare lavoro anche quando dormiamo! Prosegue affermando che, in risposta alla medesima job description, bisogna sapere che se ne aggiungeranno altre migliaia, perciò è necessario lavorare per non essere scartati dagli algoritmi che le aziende utilizzano per processare i CV.

I consigli che la Prof Vianello mette in risalto, attraverso post e live su LinkedIn, sono numerosi. Innanzitutto, vi sono tre modi per trovare (e non solo cercare) lavoro:

  1. Candidarsi per una posizione aperta: sia che si utilizzi la candidatura semplice di LinkedIn, sia quando si approda al sito dell’azienda, il proprio profilo è vagliato da un ATS Sotware (Applicant tracking system). L’obiettivo che l’azienda vuole ottenere in modo rapido è un confronto tra le variabili richieste dal recruiter e il profilo del candidato. Chi fa application per una certa posizione deve quindi eseguire un lavoro di indicizzazione per “vincere” i filtri dell’ATS Software. Ce ne sono di due tipi: da una parte esistono le variabili “a somiglianza”. A esempio quando l’headline del profilo cita “Marketing manager” e si sta facendo application per la posizione di “Social media marketing manager”, simili ma non uguali, l’ATS Software rileva una corrispondenza del 95%. Alla fine del matching il software assegnerà alla candidatura uno score da 1 a 100 in base al grado di conformità con la job description, e per ogni variabile su cui non c’è corrispondenza, verrà assegnato un punteggio inferiore. Dall’altro lato l’ATS ragiona anche attraverso dei filtri in-out, ovvero a esclusione. Se alcune condizioni sottolineate dall’azienda non sono presenti nel nostro profilo, non viene neppure assegnato lo score, ma la candidatura viene automaticamente cestinata, anche qualora vi sia una piena corrispondenza tra tutte le altre variabili.
  2. Farsi trovare da un recruiter che cerca un profilo nella nostra zona. In questo caso non conta solo l’ATS, ma anche la costruzione del nostro profilo LinkedIn: perciò, bisogna effettuare un lavoro di indicizzazione del profilo. Questo significa che ci deve essere un matching perfetto tra le parole chiave che descrivono il nostro profilo e le keyword utilizzate nella job description dell’azienda alle quali proponiamo la nostra candidatura. In sostanza ciò che dobbiamo comunicare è che siamo la persona giusta per quel ruolo.
  3. Interagire facendo networking: pubblicare contenuti di valore e rispondere alle persone che commentano i nostri post sono altri metodi per farsi notare online dai recruiter. Un errore grossolano da evitare è il seguente: se ci si candida per una job sul luxury & fashion management, il fatto che nessun post da noi pubblicato sia a tema moda può risultare screditante e far sorgere dubbi, perciò è necessario lavorare anche sulla coerenza del nostro tone of voice!

produttività ed efficienza

Cosa ci si porta a casa da questo articolo?

È scontato avere un profilo LinkedIn oggigiorno, tuttavia si assiste di frequente ad una pratica poco profittevole: spesso, infatti, l’utente segue alla perfezione linee guida e best practice per costruire la migliore “vetrina”, ma una volta conclusa la fase di placement all’interno di LinkedIn, non mostra più alcun segno di vita online, con la vana speranza che dall’oggi al domani piova un nuovo lavoro dal cielo. Come dice la psicologia della Gestalt: “Il tutto è più della somma delle sue singole parti”. LinkedIn non è a metà tra un cv e un sito vetrina, ma è una miniera di possibilità… sta a noi lavorare per non farci cestinare dagli ATS Software!

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