Elis e smart city: intervista a Roberto Sorrenti

Lo scorso 4 giugno siamo saliti prestissimo su un treno direzione Mi.Co (tecnicamente un treno e due metro) per partecipare al SAS Forum Milan 2019, l’evento su innovazione e trasformazione del business, organizzato ormai da 14 anni da SAS.

SAS Forum Milan si conferma punto di riferimento per innovatori ed esperti del settore trasformazione che, tra speech, workshop e dimostrazioni, sono riusciti a confrontarsi su temi caldi come Analytics, Intelligenza Artificiale e Data Science.

Travolti da tutti questi input formativi, abbiamo avuto la fortuna di scambiare qualche parola con Roberto Sorrenti, Digital University Director & Head of Data Science Competence Center di Elis, cercando di scoprire di più riguardo il suo contesto lavorativo e i progetti portati avanti dal suo team di sviluppo.

Fonte: SAS Forum Milan 2019

Ciao Roberto. Anzitutto grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo durante questa fantastica giornata. Vogliamo iniziare spiegando, a chi non conosce te e la tua azienda, cosa rappresenta per te ELIS?

Ciao MARKETERs, sono felice di poter raccontare il mio mondo a una realtà giovane come la vostra. Elis è un ponte di collegamento tra il mondo accademico-scolastico e il mondo aziendale. È un consorzio di imprese all’interno del quale ci sono alcune accademie e quello che cerchiamo di fare è collegare e rendere più fluido il passaggio, appunto, tra questi due mondi. La grande forza di Elis è saper ascoltare cosa le imprese cercano.

Vi do una buona notizia: le imprese cercano tantissime persone che lavorano nel digitale, e non ne trovano. Quindi chi avesse desiderio di specializzarsi in ambito digitale sappia che troverà tantissimo lavoro. Mi riferisco soprattutto al digital marketing o agli ambiti delle competenze esponenziali: le skills del futuro come Data Analytics, IoT (Internet of Things), Cyber Security, AR/VR, sono già molto richieste. Noi, in quanto Elis, cerchiamo di formare le persone affinché si inseriscano in queste aziende.

Per farvi capire, io sono direttore della parte universitaria e i miei corsi sono composti, di base, da quelli del curriculum di Ingegneria Informatica del Politecnico di Milano e, in aggiunta, da tutte le altre competenze che le aziende mi chiedono di inserire. La peculiarità è che da noi ogni anno gli studenti lavorano con un’azienda su un progetto reale. Nel primo semestre studiano la parte teorica, nel secondo la applicano. E la cosa interessante è che sono in pari con gli esami malgrado questi impegni extra. Bravi loro, ma bravi anche noi e il nostro metodo. Quando si ha l’opportunità di applicare quello che si impara la motivazione cresce e, di conseguenza si ha più voglia di conoscere. I nostri ragazzi non studiano perché devono ma perché vogliono imparare e sono curiosi.

Be curious è il nostro motto, quindi non possiamo che appoggiare in pieno questo pensiero. Torniamo a noi: parlaci del progetto Open Connected City, presentato poco fa durante l’evento.

Prima vi accennavo ai progetti seguiti dai ragazzi: uno di questi è proprio Open Connected City. È un progetto molto speciale chiesto da più aziende che, insieme, hanno deciso di lavorare alle smart city. Queste aziende sono Anas, Bridgestone, Cellnex, Huawei, Open Fiber, Nissan, SAS e TIM.

Ogni azienda ha messo sul tavolo le proprie competenze, e anche le proprie necessità chiaramente. Una volta decisi quali potessero essere degli use case (ambiti di applicazione), si è proseguito creando un team di studenti guidati da un dottorando, il quale aveva il compito di indirizzarli verso il raggiungimento degli obiettivi.

Il primo è un sistema di riconoscimento veicoli in real time tramite telecamera: fare in modo che l’accesso ad aree riservate potesse avvenire in maniera automatica solo su prenotazione tramite piattaforma. Per esempio, grazie alla targa dell’auto è possibile aprire un portone o accedere a un’area chiusa/limitata della città.

Il secondo è una guida al parcheggio libero più vicino, risolvendo così il problema del “non so dove parcheggiare”, “non so se trovo posto”. Immagino che sarebbe un sogno per chiunque.

Terzo obiettivo è il checkup autoveicolo tramite computer di bordo. Vi faccio qualche esempio: se avete una macchina elettrica, una delle cose che abbiamo pensato di fare è recapitare una grande power bank formato camioncino per far ricaricare la macchina; oppure effettuare un controllo sulle gomme perché, da remoto, ci siamo accorti si stanno sgonfiando a causa di una buca. Qual è il senso? Essere consapevoli che qualcuno si sta prendendo cura della tua automobile mentre svolgi le tue solite attività quotidiane.

Questi tre use case sono diventati uno show case, e installeremo e mostreremo il funzionamento del progetto nel nostro campus.

Quali difficoltà (tecnologiche e non) state affrontando? Le avevate già previste?

Una delle problematiche maggiori è far arrivare tutto quello che serve in tempo. Un imprevisto recente è stato quando i sensori che servono per verificare se il parcheggio è libero o meno (sono dei particolari sensori di campo magnetico) sono arrivati poco tempo fa, mentre lo studio dell’algoritmo era pronto già da tempo. Purtroppo senza quei sensori non potevamo verificare il corretto funzionamento del sistema abbiamo avuto dei contrattempi. La criticità è stata, dunque, far arrivare i materiali in tempo. Capita continuamente nelle dinamiche aziendali di ordinare qualcosa e riceverla in ritardo, fallata, o non riceverla proprio.

Un’altra criticità è verificare se il lavoro che stiamo facendo è attendibile: per esempio, abbiamo condotto degli studi su diversi stili di guida dei quali, però, vogliamo essere certi. Quindi il passo successivo è stato ottenere credibilità scientificità confrontandosi con i Data Scientist di Bridgestone, e abbiamo capito che la nostra ricerca aveva effettivamente senso.

Parliamo di risultati con uno sguardo alla sostenibilità: quali sono i vantaggi del progetto Open Connected City? Sia per l’uomo che per l’ambiente.

Il primo vantaggio riguarda il tempo: riuscire a utilizzarlo al meglio. Il tempo sta diventando una risorsa preziosissima; permettere ai cittadini di non perdere tempo è un grande traguardo a mio avviso.

Secondo, favorire la diffusione delle vetture elettriche risolvendo i problemi legati all’autonomia. Al giorno d’oggi se dovessi partire con l’auto elettrica partirei con l’ansia di non raggiungere la meta. Non trovare una colonnina per ricaricare la vettura è un problema; ecco che noi proponiamo la Power Bank mobile di cui accennavo prima. Stimare meglio il tempo residuo l’autonomia della macchina elettrica è un’altra criticità. Ci stiamo concentrando lungo questo percorso per favorire l’utilizzo di mezzi di trasporto meno inquinanti.

Ultimo ma non meno importante, favorire lo scambio generazionale tra giovani nativi digitali e le persone d’impresa. Da una parte ci sono i ragazzi gettano il cuore oltre l’ostacolo senza rendersi conto delle difficoltà, dall’altra le persone di impresa sono troppo preoccupate dei vincoli imposti dal sistema attuale. La nostra idea è appunto far incontrare queste due realtà, e Elis ci sta riuscendo.

elis roberto sorrentiFonte: SAS Forum Milan 2019

Allo scorso SAS Forum Milan è stato presentato il progetto Hyperloop Transportation Technologies. Pensate sia un progetto ancora troppo futurista? Come si posiziona Open Connected City in quanto tempistiche di realizzazione su larga scala?

Premessa: Hyperloop è un’ipotesi di tecnologia futuribile per il trasporto ad alta velocità di merci e persone all’interno di grandi tubi a bassa pressione, in cui le capsule sono spinte da motori lineari a induzione e compressori d’aria.

Hyperloop è una bellissima idea che dovrebbe vedere la luce entro il prossimo summit mondiale sulla tecnologia a Expo Dubai 2020. Però non so quanto sia diffondibile e, soprattutto, sostenibile perché richiede ingenti investimenti per essere realizzato. Bisogna considerare anche lo spazio: nelle grandi città europee è difficile collocare un tunnel sopraelevato. Per tutti questi motivi credo sarà di difficile realizzazione, ma spero di essere sconfessato.

Ci sono progetti molto belli anche nel campo delle automobili a guida autonoma. Parallelamente si sta pensando anche all’utilizzo di droni: una sorta di droni taxi che circolano sospesi e non creano traffico a terra.

Le aspettative su Open Connected City invece sono quelle di un progetto che speriamo perduri nel tempo. La nostra idea è di aggiungere via via use case più approfonditi. Alcuni di questi saranno possibili solo attraverso l’uso del 5G, che arriverà a breve su larga scala. Penso ad esempio all’arresto automatico dell’automobile quando i sensori rilevano la presenza di un bambino che sta per attraversare velocemente. La velocità del 5G ci permette di comandare l’automobile dalla rete telefonica con notevole rapidità.

Le nostre prospettive di sviluppo sono commisurate a macro-obiettivi di lungo termine e obiettivi a breve termine a cadenza semestrale. Il modello su cui si fonda Elis è quello di portare risultati costanti, passo dopo passo.

Per concludere, ti chiediamo di raccontarci il percorso che ti ha portato fino al ruolo che ricopri attualmente, e magari inserirci qualche consiglio per noi giovani curiosi.

Vediamo. Ho studiato Scienze della Formazione, un corso orientato alla formazione per gli adulti. Ho iniziato a lavorare fin da subito come consulente. Per anni ho aiutato le piccole imprese a svilupparsi fino a che non sono giunto a ricoprire, ormai da 6 anni, la posizione di Digital University Director a Elis. Il mio personal mission statement è sempre stato quello di mantenere alta la qualità accademica italiana, che dal punto di vista teoretico è una delle migliori, affiancandole la parte applicativa che è carente.

Elis può aiutare le persone andando nelle scuole a parlare con genitori e professori, e guidare molti più giovane verso le professioni del futuro. È incredibile che ci sia un tale divario tra imprese che cercano e non trovano giovani, e giovani che non trovano imprese che li accolgano. Non è accettabile.

L’ideale sarebbe riuscire a guidare i giovani facendo venire loro la passione verso le nuove professioni e non costringendoli a seguire quegli ambiti. Quando vedo un giovane occupato grazie a noi mi ritengo soddisfatto e penso che gli abbiamo fornito le basi l’indipendenza economica e per formare una famiglia.

Salutiamo Roberto Sorrenti e lo ringraziamo ancora una volta per il suo prezioso contributo.

Se volete rimanere aggiornati su Open Connected City e tutti gli altri progetti firmati Elis vi invitiamo a seguire gli sviluppi su http://www.elis.org/.

 

Intervista a cura di Giulia Rusca e Nicola Bonavigo

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