Il Personal Social Media Manager: un supereroe che agisce nell’ombra

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Si è da poco concluso il Web Marketing Festival di Rimini, l’evento più completo sull’innovazione digitale dell’anno. Da questa 3 giorni di full-immersion portiamo a casa una miriade di informazioni sui trend attuali, sulle prospettive di evoluzione del settore, una sempre più accesa passione per il mondo digitale e, come se ciò non bastasse, un sacco di gadget che farebbero impazzire noi MARKETERs!

Con queste premesse, potete ben capire che anche la facile consegna della redazione “scegliete un argomento, uno speaker, intervistatelo e scriveteci un articolo” può risultare difficile. Così scorriamo la lista degli speech e la scelta  ricade su una figura professionale poco vistosa e spesso sottovalutata, ma dalle enormi responsabilità: Alessandro Veroli è il nostro supereroe e tra poco scoprirete perché.

“Noi agiamo nell’ombra!”

Alessandro Veroli è Founder di SportSuite, una communication & web agency di Torino, ma soprattutto è un Personal Social Media Manager! Una figura già di per sé mitologica, quanti di voi ne avevano già sentito parlare?

Durante il suo speech al Web Marketing Festival, intitolato Il Social Media Manager personale: cosa significa fare comunicazione social per un personaggio pubblico, ha spiegato tutti i segreti e le dinamiche del suo lavoro.

Al contrario di quello che si può pensare, le differenze fra il “classico” Social Media Manager e il “Personal” ci sono, e sono enormi. Eccone alcune:

  • Se per la professione classica i brief sono all’ordine del giorno, per il “personal” no, non c’è tempo: è possibile riservare solo una manciata di minuti a fine evento per discutere faccia a faccia su idee eventuali e potenziali, ma quasi nulla è definito. Bisogna avere la capacità di agire in autonomia;
  • Di conseguenza non ci sono mai orari definiti e programmazioni dettagliate;
  • Contrariamente ad un’agenzia che segue la comunicazione di un’azienda, i contatti con i clienti non saranno periodici, ma all’ordine del giorno (messaggi, chiamate). Il rapporto professionale si mischierà inevitabilmente col rapporto personale;
  • I clienti di un Personal Social Media Manager sono personaggi famosi (specialmente del mondo sportivo, ma ultimamente anche dello spettacolo) la cui presenza sui social non richiede advertising e ai quali non interessano report sulle performance.

 

Dopo un’ora o poco più di speech, ci siamo fatti largo tra la folla e abbiamo chiesto ad Alessandro di scambiare quattro chiacchiere con noi di This MARKETERs Life, per scoprire qualcosa di più sulla sua vita professionale.

Come si diventa Personal Social Media Manager?

Io sono un ingegnere informatico atipico. Ho sempre cercato di portare avanti e unire le mie passioni. In passato infatti ho lavorato, sempre in ambito sportivo, per la Federazione di atletica, per la quale gestivo le gare a livello informatico. Da quando mi sono trasferito a Torino ho potuto avvicinarmi alla Juventus, prima da tifoso, e ho avuto un paio di occasioni lavorative.

Perché dovete sapere, che Alessandro è colui che gestisce, tra gli altri, i profili social di Giorgio Chiellini!

Giorgio è stato il primissimo per me! La fortuna è stata che in generale non c’erano persone che facevano questo tipo di attività. Tutt’ora è un lavoro molto nuovo.

Come districarsi in questa professione della quale non si parla molto?

La conoscenza personale del personaggio in questione è fondamentale: bisogna raccogliere informazioni sulla sua carriera, sulle sue relazioni, sui suoi hobby e passioni; alimentare il contatto diretto entrando quasi nella sua sfera emotiva. Quando si prende in carico una responsabilità del genere dovete fare la parte di un fratello maggiore: vi troverete spesso a discutere, se non a litigare, ma alla base di tutto deve esserci fiducia. Vi troverete a proporre vostre idee e a ricevere altrettanti no! Il segreto è far sembrare che le nostre idee siano state partorite dal nostro stesso assistito.

È altresì rilevante conoscere l’ambiente nel quale opera il personaggio: immaginate di essere un calciatore della Fiorentina FC e pubblicare una foto con hashtag #finoallafine (è successo davvero!). Questo succede quando l’esperto a cui si rivolgono è il famoso “cugggino”.

Dovrete inoltre stabilire con il vostro assistito dei paletti per la creazione dell’io digitale, cioè lavorare sull’immagine di sé che si vuole portare avanti, e sul tone of voice dei contenuti.

Vi eravate già dimenticati che (nella maggior parte dei casi) non ci sono orari precisi, né programmazioni dei contenuti? Per questo assume come non mai importanza il Real Time Social Marketing. Per esempio, se sappiamo che il nostro assistito è un appassionato di basket, faremo un post di congratulazioni se la squadra per cui tifa ha appena vinto un match importante.

Ultimo ma non meno importante, la sicurezza degli account: controllare le impostazioni di accesso e della privacy con assoluta accuratezza, educare l’assistito al corretto uso dell’account, e stilare tempestivamente un crisis plan se qualcosa dovesse andare storto. Gli hacker sono dietro l’angolo!

Nel tuo speech non hai parlato delle stories: come le gestisci?

Molto spesso i ragazzi, quelli più avvezzi, sono bravi a fare da soli: noi ci integriamo! In particolare, i calciatori sanno mediamente cosa dire e cosa fare perché ricevono istruzioni per non far cavolate non solo da noi, ma anche dai club. Nelle stories alcune volte ci chiedono “Ragazzi sto per postare questa cosa, che ne pensate?”. Il più delle volte le troviamo già online, ma il 99% sono cose che vanno bene. Non dobbiamo andare a tarpare le ali alla creatività di questi ragazzi, anzi, più sono partecipativi più riusciamo ad integrarci! Il nostro compito è dare il di più!

Puoi raccontarci una delle tue sfide più recenti?

Un giorno ci contatta in agenzia il manager di Pierfrancesco Favino. Ci dice che avrebbe dovuto condurre il Festival di Sanremo e chiede il nostro aiuto perché non aveva assolutamente dimestichezza coi social: pubblicava 3 post al mese. Per noi il mondo dello spettacolo era un mondo nuovo, e capite la difficoltà di improntare una strategia su un personaggio con così poca presenza social. Non poteva passare dal pubblicare 3 post al mese a pubblicarne 2-3 ogni giorno. Bisognava trovare una strategia alternativa, di progressiva crescita: così nacque l’idea di rivolgersi ai The Jackal e costruire insieme a Favino una miniserie: scattava ufficialmente L’operazione Sanremo! Inutile dire che questa trovata ebbe un impatto mediatico enorme.

Se avete seguito la miniserie saprete certamente in cosa consiste L’operazione Sanremo, e sarete giunti alla nostra stessa conclusione: convincere un personaggio pubblico a dire gnigni  in mondovisione è un compito da supereroi!

Grazie ad Alessandro abbiamo compreso appieno le specifiche e le enormi responsabilità che incombono sul Personal Social Media Manager, e speriamo di esser riusciti a trasmettervele. È una professione in forte ascesa: al momento, domanda (del professionista) e offerta (da parte dell’agenzia) viaggiano su percentuali del 50 e 50, ma nell’immediato futuro si prospetta una sempre maggiore richiesta da parte di personaggi famosi di essere affiancati da un professionista social.

Social Media Manager di tutto il mondo drizzate le orecchie, potrebbe essere la vostra occasione!

Nicola Bonavigo

 

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