Coaching: come essere un buon leader (per sé stessi e per gli altri)

Strumenti e tecniche di coaching

Quali caratteristiche rendono un leader un buon leader? Rispondere a questa domanda non è sempre immediato, poiché l’autorità e il ruolo di “capo” possono essere spesso associati a figure che incutono timore e, in alcuni casi in cui forse tutti ci siamo ritrovati, una qualche forma di antipatia o avversione. Ma la leadership non si ferma, come spesso si crede, al saper bilanciare autorità e fiducia nell’ambito del team management; spesso e volentieri, infatti, ci ritroviamo a dover gestire noi stessi e la nostra vita, cercando di trovare un equilibrio (e la giusta motivazione) tra doveri, obiettivi e to do list.

A correre in nostro soccorso in questi casi è uno degli strumenti essenziali che un buon leader (di sé e degli altri) deve saper padroneggiare: il coaching.

Il punto di partenza: indecisione o obiettivi chiari?

Coaching -

Il punto di partenza per ogni leader che si rispetti, sia nell’ambito team-coaching che self-coaching, è sicuramente sapere in che direzione rivolgersi per costruire al meglio il proprio percorso e quello del team. Da questo punto di vista, un buon leader deve essere simile a un capitano, sicuro della rotta e della destinazione per poter aggirare e affrontare in maniera efficace e produttiva le deviazioni e le difficoltà. Qual è quindi il modo migliore per approcciarsi inizialmente a un ruolo di autorità? Sicuramente è necessario determinare degli obiettivi che siano chiari e raggiungibili, magari disponendoli in ordine di priorità. Questo metodo vale sia nell’ambito della coordinazione di team di persone che per quanto riguarda la gestione della propria vita personale, che a volte può essere decisamente “affollata”.

L’approccio: criticare o incoraggiare?

Un leader che voglia portare avanti un progetto al meglio o che voglia guidare il proprio team verso gli obiettivi prestabiliti nel modo più produttivo possibile deve inoltre imparare a conoscere la differenza tra le critiche costruttive e quelle “distruttive”. È sempre importante portare alla luce eventuali errori e problematiche, correggere possibili deviazioni dal percorso e apportare modifiche dove necessario, ma un buon “capo” deve anche saper giustificare il proprio feedback, soprattutto se negativo, e portare sempre nuovi spunti per ripartire verso la direzione giusta. L’uso dell’incoraggiamento come sostituto della semplice critica è sicuramente applicabile anche nell’ambito del self-coaching: imparare a conoscere i propri punti di forza e far leva sulle proprie abilità è importante per poter colmare eventuali lacune o correggere i propri errori, senza mai abbattersi o arrendersi.

Risolvere i problemi: avere la soluzione o imparare?

Per molti, essere un leader significa anche avere sempre la risposta pronta e, possibilmente, giusta. Tuttavia, questo concetto rischia di sfociare in atteggiamenti di presunzione, soprattutto nei casi in cui la figura autoritaria di turno non stia esercitando la propria leadership in modo efficace. Un buon coach deve essere in grado di riconoscere che non sempre il suo ruolo è sinonimo di conoscenza in senso assoluto; al contrario, un vero leader deve essere sempre pronto ad imparare dal proprio team e dagli errori e dalle complicazioni in cui si incorre durante il percorso e, a volte, deve essere disponibile a cambiare il proprio punto di vista. Si possono sempre acquisire nuove skill che devono essere sfruttate per andare ad arricchire la gestione del progetto, del gruppo o (perché no?) della propria vita.

Queste erano solo alcune delle tecniche di coaching che possono aiutare i leader, a prescindere dagli anni di esperienza sul campo, a gestire al meglio il proprio team e i propri obiettivi. Se siete curiosi di saperne di più, magari imparando ad applicare strumenti specifici come il G.R.O.W. o la ruota del Business, non perdetevi il corso MARKETERs Academy di sabato 4 maggio!

 

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