Ciak, si gira! Come prepararsi a un colloquio di lavoro online

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Il colloquio di lavoro online sta diventando una forma di recruiting sempre più adottata dalle aziende oggi. Le modalità di selezione virtuali richiedono un po’ di allenamento e di esperienza, proprio come i colloqui tradizionali. In questo articolo ti proponiamo una serie di consigli utili per affrontarlo al meglio.

Che fosse necessario adattarsi a un mondo in perenne cambiamento lo avevamo già capito. Questa emergenza però ha determinato effetti ancora più dirompenti nel mercato del lavoro, imponendo alle persone di essere ancora più flessibili di quanto non fosse già richiesto in precedenza.

Esperti e società di consulenza avevano, infatti, già da tempo individuato le nuove competenze richieste dalle imprese e affermato la necessità di ridefinire continuamente le proprie skill attraverso un processo di apprendimento continuo.

Questa necessità è stata ribadita anche dall’amministratore delegato di Randstadt, Marco Ceresa: in un’intervista a Sky TG24 ha mostrato, infatti, i possibili scenari successivi all’epidemia, sottolineando l’importanza della formazione continua, dell’innovazione e della flessibilità. E non solo Ceresa, ma anche molti altri studiosi, tra i quali Bruno Lamborghini, avevano già immaginato sfide difficili da affrontare, soprattutto a causa della rivoluzione tecnologico-digitale.

Quindi, il cambiamento era già alle porte e la situazione che stiamo vivendo oggi non ha fatto altro che accelerare e anticipare un indirizzo che avremmo comunque dovuto prendere, prima o poi.

Modalità di selezione virtuali

Da oggi in poi, quindi, dovremo mettere in campo capacità diverse come la resilienza: un cambio di paradigma che prevederà tra i tanti cambiamenti, anche un nuovo rapporto con la tecnologia. Infatti, a causa di questa emergenza, molti datori di lavoro hanno adottato nuove metodologie per svolgere i colloqui di lavoro, per esempio sostituendo i colloqui vis-à-vis con i colloqui virtuali.

Questa nuova modalità è stata già attivata dal colosso Linkedin attraverso la funzione “Video di presentazione”, la quale consente ai datori di lavoro di testare le capacità cosiddette soft dei potenziali candidati attraverso domande come “Parlami di te”, “Qual è il tuo maggiore punto di forza?” e così via.

Schermata della funzione Video-di-presentazione di Linkedin

La maggior parte delle agenzie per il lavoro offre consigli utili per affrontare il colloquio di lavoro in questa modalità. Finalmente, dopo aver realizzato un curriculum “a prova di marketer” e aver risposto a diversi annunci, riceviamo una prima risposta positiva e veniamo invitati a un colloquio… online.

Molte persone hanno probabilmente già sperimentato la sensazione di presentarsi a un colloquio virtuale, ma per altri potrebbe essere la prima volta. Proprio come fa un regista nella costruzione di una pellicola o di un’opera teatrale, anche il colloquio online verte su alcuni principi tra i quali la trasmissione di empatia al selezionatore per raggiungere l’obiettivo: ottenere la posizione da sempre sognata.

Studiare bene il copione

Infografica di tre curriculum di lavoro

Prepararsi attentamente e adottare un approccio mentale positivo, senza sottovalutare l’esercizio e l’allenamento, è fondamentale: il colloquio virtuale si svolge seguendo tutte le regole tipiche di un colloquio ordinario e l’obiettivo finale rimane sempre quello di fare una buona impressione.

Proprio come fa un attore prima di andare in scena, studiare attentamente il curriculum e allenarsi preparando un discorso sul proprio percorso formativo e professionale è molto importante. L’allenamento servirà a trasmettere maggiore sicurezza nel momento in cui arriverà la tanto attesa domanda “Mi parli di lei”.

Ancora, può essere utile preparare alcune note scritte da tenere a portata di mano o eventuali documenti e progetti da spedire al selezionatore per dare prova delle proprie capacità tramite esempi concreti: saranno di aiuto per far emergere con determinazione i propri punti di forza.

Come a Hollywood: la scelta del setting e dell’outfit

È il momento di studiare il setting, ovvero di scegliere lo spazio in cui ambientare il colloquio online: meglio optare per un ambiente calmo e tranquillo lontano da possibili fonti di rumore. Poi, per quanto riguarda il fondale alle proprie spalle, meglio un ambiente formale, ordinato e neutro. Infine, l’illuminazione dovrà essere adeguata e in grado di trasmettere la propria immagine in modo chiaro. A questo proposito, un consiglio è di preferire una luce artificiale e orientabile, piuttosto di quella naturale che potrebbe non essere così chiara.

Ragazza che sta svolgendo un colloquio davanti a un pc

Per quanto riguarda l’outfit invece, gli esperti consigliano di seguire gli stessi canoni previsti per i colloqui di lavoro classici. Quindi: puntare a trasmettere la propria personalità, rimanendo però coerenti con la posizione per la quale ci si sta candidando.
Assolutamente bandita la giacca elegante abbinata ai pantaloni del pigiama.

Infine, per evitare distrazioni e mantenere alta la concentrazione è consigliabile procurarsi degli auricolari con microfono integrato per poter comunicare al meglio, facendo sentire bene la propria voce.

Costruire il set facendo attenzione ai dettagli

Poi, è importante dedicarsi per tempo alla preparazione della strumentazione: per esempio verificando l’accesso ai propri account Skype o Google. Ancora: di aver scaricato le applicazioni indicate dall’intervistatore nella mail di invito al colloquio virtuale, per evitare intoppi tecnici e farsi trovare preparati.

Un altro consiglio è di testare preventivamente la videocamera per controllare la qualità audio e video e scegliere la posizione e l’inquadratura migliori. Infine, meglio controllare la connessione Wi-Fi e tenere l’hotspot a portata di mano per qualsiasi evenienza. Tutto questo ovvierà a inconvenienti tecnici, consentendo di risolvere tempestivamente qualsiasi imprevisto.

Entrare nella parte o essere se stessi?

Avremo sentito dire almeno una volta nella vita che l’efficacia di un messaggio dipende in larga misura dalla comunicazione paraverbale. È tutto vero: nel momento in cui ci rapportiamo con gli altri è il nostro corpo che “parla”. Secondo uno studio condotto nel 1972 da Albert Mehrabian, i movimenti del corpo, come le espressioni del volto, il tono e il volume della nostra voce, esprimono il 38% del messaggio che comunichiamo.

Controllare il linguaggio paraverbale non significa però mentire spudoratamente all’interlocutore, bensì prestare attenzione all’immagine che vogliamo trasmettere di noi stessi e non lasciare che le emozioni ci distolgano dall’obiettivo.

Anche in questo caso, possiamo prestare attenzione ad alcuni accorgimenti tecnici, per esempio la distanza tra noi e lo schermo, posizionando la telecamera in modo da averla all’altezza degli occhi e proiettando il mezzo busto. Ancora, gli esperti consigliano di non muovere eccessivamente le mani essendo lo spazio proiettato ridotto e, se necessario, enfatizzare concetti con gesti ridotti rivolgendosi alla videocamera. Infine, per trasmettere maggiore sicurezza all’interlocutore è importante guardare sempre in camera: così si potrà dare l’idea di guardarlo dritto negli occhi.

Ragazzo che gesticola davanti a un pc

Ciak, si gira!

Il momento è arrivato e mancano pochi minuti al fatidico momento: è importante tenere sempre il telefono vicino per rimanere pronti e in contatto con l’intervistatore. Aver seguito tutti gli step precedenti consentirà di ridurre al minimo gli imprevisti e se capiteranno, pazienza: saremo comunque in grado di gestirli perché li avremo già sperimentati.

Infine, per assicurarsi di fare una buona impressione è fondamentale comportarsi esattamente come si farebbe di persona: con educazione, compostezza e professionalità. Pronti a mostrare le proprie competenze e a rispondere con sicurezza alle domande su cui ci saremo già preparati, ricordando sempre (esattamente come viene consigliato per qualsiasi altro colloquio di lavoro) di studiare attentamente l’azienda e il settore nel quale essa opera, per eventuali domande più tecniche e meno personali.

Ancora un consiglio: l’arte della resilienza

Insomma, il periodo di lockdown ci ha messo di fronte a nuove prospettive purtroppo non molto rosee: il mercato del lavoro è mutato con tutte le conseguenze che ne derivano. Il colloquio virtuale può essere un’arma a doppio taglio: può farci sentire nella nostra comfort zone e quindi a nostro agio, ma allo stesso tempo può essere difficile trasmettere empatia.

Pertanto, è importante mantenere il morale alto se i primi tentativi non andranno come sperato e puntare molto sulla fiducia in se stessi e sulla resilienza. Quest’ultima, in particolare, sarà una di quelle caratteristiche che ognuno di noi dovrà sviluppare per il periodo di forte incertezza che ci aspetta. Ma che cosa significa “resilienza”?

Gruppo che scala una montagna: l'arte della resilienza

In psicologia, essere resilienti significa saper reagire di fronte a situazioni difficili o a traumi. Rick Hanson, fondatore del Wellspring Institute for Neuroscience and Contemplative Wisdom e autore di bestseller del New York Times, ha scritto numerosi libri sul tema, uno dei quali si intitola “La forza della resilienza”. L’autore sostiene che la resilienza è una vera e propria arte che, se ben radicata in noi, consente di raggiungere la felicità e facilita la crescita personale, dando soddisfazione a una serie di bisogni che ciascun individuo avverte: la sicurezza, la gratificazione e la socialità.

Insomma, la resilienza è un concetto ampio e complesso che richiede pratica e allenamento, ma permette di accrescere sentimenti positivi verso noi stessi e di attivare tutte quelle risorse di cui siamo dotati per raggiungere i nostri scopi e obiettivi personali.

Con empatia e resilienza, determinazione e fiducia, ciascuno di noi è portato per natura a raggiungere i propri obiettivi personali. Non è certo, ma è molto probabile che se ben radicati in noi, riusciremo a trasmettere questi valori e altri aspetti positivi della nostra personalità andando ben oltre lo schermo.

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