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Lifehack

Cosa pensa un MARKETERs…quando guarda Sanremo

da 6 Febbraio 2017Nessun commento
Oggi inizia la 67esima edizione del Festìval di Sanremo, la manifestazione canora più famosa della musica italiana, che grazie a Twitter è tornato a destare l’interesse anche dei giovani, dopo anni in cui il Teatro Ariston sembrava avvolto da uno strato di opacità e di vecchiume.

E inoltre, dato che definirlo semplicemente un evento musicale è quantomeno riduttivo, ha risvegliato l’animo anche di molti MARKETERs, affascinati quasi più da tutti gli aspetti complementari della kermesse che dai testi delle canzoni (spesso discutibili). Ma cosa pensa davvero un MARKETERs quando guarda Sanremo?

 

  • Philip Kotler lo vede più come il Pippo Baudo del marketing.
  • Ci vorrebbe un Beppe Vessicchio in ogni commissione di laurea.
  • Certe canzoni hanno testi più indecifrabili di uno spot di un profumo.
  • I Jalisse e gli Avion Travel hanno avuto un successo comunque più longevo di brand come Guru e Baci&Abbracci.
  • Vorrebbe tanto leggere il brief che c’è dietro agli spot di questa edizione.
  • Il Corso sulla Gestione dell’Ansia è utile anche per evitare di cadere lungo la scalinata del palco.
  • I Placebo nel 2001 dimostrarono come reagire serenamente in caso di #TwitterDown durante la serata.
  • Il direttore dell’orchestra è come il Social Media Manager: nessuno capisce cosa fa, ma è indispensabile.
  • Augura a chi è seduto in platea che le poltroncine siano dotate di prese della corrente, altrimenti come potranno fare live twitting?
  • Toto Cutugno che partecipa 15 volte a Sanremo, vincendolo solo una, è il santo protettore degli studenti di Diritto Privato.
  • Il premio della critica è la versione canora del “bell’idea, ma non c’è budget”.
  • Se Carlo Conti e Maria De Filippi possono condurlo insieme, allora anche Coca-Cola e Pepsi possono fare un co-branding.
  • …e comunque era meglio il Festivalbar!
Riccardo Buson

Laureato in Marketing e Comunicazione, vanta con fierezza la tessera #2 del MARKETERs Club. Lettore vorace e insaziabile, giudica le persone soprattutto in base alla padronanza dell'italiano. Venderebbe l'anima a Google.

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