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CareerLifehack

Experior Project di Ca’ Foscari, per avvicinare università e aziende

da 15 Giugno 2016Nessun commento
experior day ca' foscari
L’Experior Day del 13 giugno è stato un dialogo sullo stato dell’arte del rapporto università-imprese. L’Experior Project è stato e sarà un’iniziativa didattica innovativa che ha entusiasmato gli studenti, svestendoli dei loro panni di uditori passivi di una lezione frontale, e ponendoli come attori principali di reali progetti aziendali insieme ai manager.

Ogni studente l’avrà sentito almeno una volta: l’università – e in generale il mondo accademico – sono troppo lontani dalla realtà delle aziende. Soprattutto, l’università è sempre stata tradizionalmente lontana dal mercato del lavoro, di cui non hai mai compreso a fondo le esigenze, e ha spesso laureato persone che sono entrate in un’azienda senza un vero progetto che integrasse la formazione alle pratiche aziendali. Potrebbe quasi sembrare che, terminato quel fardello che è l’università – quel fantomatico pezzo di carta che “bisogna avere” – dopo in azienda inizi una nuova formazione: quella del proprio lavoro.

Ma cosa potrebbe succedere, invece, se università e aziende fossero integrate? Cosa succederebbe se le aziende dove gli studenti un giorno andranno a lavorare avessero consapevolezza del reale apporto che può portare una collaborazione con le università?

Mi ha colpito una frase di Michele Tiraboschi, uno degli ospiti: se università e aziende collaborano e si condivide valore, allora si crea valore per entrambi, sia per l’impresa sia per lo studente.

Cos’è l’Experior Project

L’Experior Project è un progetto ormai strutturato, che dopo alcuni trimestri di sperimentazione ha la maturità di proporsi alle aziende con un’offerta strutturata, e una debita call per coinvolgere nuovi partner aziendali nel prossimo anno accademico. È l’evoluzione di quello che pochi anni fa abbiamo fatto tutti all’università: il lavoro di gruppo su un reale progetto aziendale, che però la maggior parte delle volte era una simulazione, un esercizio di stile, e spesso le aziende venivano a sentire i progetti degli studenti in modo svogliato, poco convinto, come a dire: “ma sì, cosa vuoi che possa portare un gruppo di studenti alla mia azienda?”

Ecco, non è niente di tutto ciò: è una piattaforma di incontro in cui università e aziende possono creare valore insieme, a beneficio di tutti: dell’istituzione universitaria, che obiettivamente ne guadagna in credibilità e reputazione, dello studente, che ha modo di mettersi davvero in gioco con dinamiche realistiche, e soprattutto delle aziende, che in questo modo suggellano il proprio legame con il territorio attingendo da un bacino giovane, e in grado di portare idee fresche, creative, innovative.

I vantaggi dell’integrazione tra università e aziende

E i vantaggi ci sono per tutti.

Gli studenti possono mettersi alla prova, capire come si lavora davvero per un’azienda, cosa significa sviluppare dei progetti sotto pressione e con una scadenza ravvicinata (la durata dei progetti è in genere quella di un corso da 6 CFU, quindi cinque settimane), come se fossero un team di un’agenzia di fornitura di servizi per le imprese che sta partecipando a una gara.

Le aziende possono testare future risorse che potrebbero inserire nel proprio organico dopo l’esperienza positiva del lavoro, possono venire a contatto con idee diverse rispetto allo status quo cui sono abituate, e possono beneficiare di un metodo teorico che gli studenti stanno portando avanti insieme ai professori nelle normali lezioni frontali del periodo.

Questo video spiega benissimo tutti i punti di vista:

Gli interventi dell’Experior Day ci hanno fatto comprendere che tra tutti gli attori c’è una grande volontà di fare evolvere il sistema didattico, perché a richiederlo è il mercato del lavoro, è la dinamicità dell’economia post-crisi, è la grande voglia di imparare che hanno gli studenti, come è stato evidente dall’intervento di Alessandro Vecchiato, studente del corso di Product and Marketing Management, il quale ha presentato lo spot promozionale che il team ha pensato per l’azienda Majer, confermandoci che è vero che gli studenti vogliono imparare facendo.

E ce ne sarà bisogno, perché le previsioni per l’Italia di Union Camere, portateci da Serafino Pitingaro, parlano di un fabbisogno medio previsto di 157.400 laureati all’anno da qui al 2020, a fronte di soli 132.500 laureati, con una domanda che sarà quindi superiore all’offerta. Per le aziende che assumeranno personale high skill sarà importante in particolare la capacità di lavorare in gruppo: il team building è una delle pratiche di sviluppo più efficaci di alcune competenze emotive e trasversali, specie dell’empatia, la capacità di relazionarsi con gli altri e la capacità di adattamento.

Quindi l’Experior Project è l’università che si è finalmente resa conto che per apprendere davvero un concetto, soprattutto nel management, è necessario applicare il metodo del learning by doing, che a noi MARKETERs ricorda decisamente qualcosa, perché è la filosofia che ci spinge sin dalla nostra nascita, nel 2012. Ci fa piacere che finalmente l’università l’abbia riconosciuto.

E a partire dal prossimo anno i corsi del Dipartimento di Management che si sono affiliati all’Experior Project sono ancora di più, coinvolgendo ben 15 professori, in particolare della laurea in Strategy & Innovation. Un’azienda può decidere facilmente di diventare partner seguendo pochi semplici passaggi, ma soprattutto sposando la filosofia della didattica integrata tra università e aziende.

Per creare valore insieme, per costruire un modo di fare formazione integrato, per rendere le piccole aziende italiane più competitive.

Riccardo Coni

Giovane padre, anomalo (quasi) marito, laureato in Marketing e Comunicazione ma vorrei farlo un'altra volta, appassionato MARKETERs. Adoro il Digitale, la Musica Rock, la Narrativa, scrivere e il (Junk) Food.

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