Il Paradosso di Easterlin (e come la Sharing Economy può renderci felici)

A sentir parlare di felicità siamo abituati: dai film alle canzoni, dai messaggi pubblicitari che scorrono in televisione a poeti e filosofi dei tempi passati. Adesso però ci si mettono anche le dichiarazioni dei politici durante le conferenze e le statistiche prodotte da centri di ricerca e osservatori internazionali: che sia misurabile la felicità, proprio come i soldi nel conto corrente? E c’è una relazione tra i due?

Tutto questo fermento trova origine negli studi di Easterlin del 1974, il quale rilevava una (non) correlazione tra felicità e reddito. Da lì in poi sono nate ricerche e ulteriori indagini fino ad arrivare alla coniazione del termine “Paradosso di Easterlin” Secondo questo paradosso, i paesi tradizionalmente più ricchi, non sarebbero quelli più felici (boom!).

Che cos’è la Felicità?

La felicità è “uno stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato” (Treccani, 2016). Sebbene si tratti di una dimensione fortemente personale, sembra esistere una sorta di linguaggio universale di felicità, un set di opinioni di base che la definiscono a prescindere dal contesto di osservazione (Clark, 2008).
Nel libro di Fulvio Fortezza, la felicità viene divisa in due grandi categorie di emozioni positive: la prima comprende aspetti come l’eccitazione, l’euforia e l’entusiasmo; la seconda ingloba aspetti come calma tranquillità e serenità.

Dalla figura qui sotto, che mette in relazione  denaro (capacità di spesa) e felicità, si nota come l’andamento della curva sia crescente; quindi l’aumento della felicità (asse delle ordinate) appare proporzionale all’aumento del reddito (asse delle ascisse) finché non avviene un punto di rottura, dopo il quale il crescere del reddito non porta più ad un aumento della felicità (Fortezza 2014).

relazione standard felicità denaro
La relazione standard tra fra denaro (capacità di spesa) e felicità.

Dal grafico appare quindi evidente che esiste un punto oltre il quale gli incrementi di ricchezza non portano ad incrementi della felicità: ciò avviene perché l’assenza di problematiche da risolvere, quindi tranquillità sociale, all’inizio porta sollievo, ma successivamente genera noia. E sì, la noia crea infelicità.

Il paradosso di Easterlin, ovvero perché siamo infelici

Daniele Kahneman, psicologo e premio Nobel per l’economia nel 2002, ha utilizzato il binomio “tappeto rullante” (treadmill) dove, pur correndo (aumento ricchezza) si rimane fermi perché il tappeto (la felicità) corre dalla parte opposta. Kahneman (2004) distingue tre tipi di treadmill.

Il primo è il treadmill edonico che deriva dall’adattamento che le persone hanno con l’oggetto di riferimento. Prendiamo due persone che, con redditi diversi, acquistano due auto oggettivamente diverse (utilitaria e berlina) e creano un livello iniziale di benessere diverso (ad esempio: rispettivamente 1 minimo e 10 massimo). Presto il benessere per entrambi si allineerà, diventando uguale (ad esempio 5), perché si sta verificando un meccanismo di adattamento. Ciò che inizialmente aumenta la felicità in termini di novità, successivamente si trasforma in comfort che porta alla noia (Scitovsky, 1976)

Una seconda spiegazione del Paradosso riguarda la satisfaction treadmill che dipende dalle nostre ambizioni di consumo a migliorare il nostro reddito: nonostante la “felicità soggettiva” (autovalutazione della propria felicità) rimanga costante, quella “oggettiva” (qualità dei beni che consumiamo) migliora.

La terza spiegazione del paradosso si dedica agli effetti posizionali: il benessere derivato dal consumo dipende dal valore relativo del consumo stesso, cioè da quanto differisce il nostro livello di consumo dal consumo degli altri con i quali ci confrontiamo. Se ad esempio il nostro reddito aumenta, ma quello del nostro collega aumenta maggiormente, potremmo ritrovarci in una posizione di frustrazione nonostante il reddito sia aumentato. Per questo motivo vengono chiamati effetti posizionali, perché il consumo soggettivo è posizionato in un determinato punto nella nostra mappa immaginaria di consumi, dove sono posizionati anche i consumi degli altri soggetti.

Quando aumenta il reddito e quindi crescono i consumi (l’acquisto di una nuova auto), la crescita del benessere è solo temporanea perché, dopo un iniziale aumento di felicità, ci adatteremo ben presto al comfort derivante dal possedere la nuova auto. Una volta acquistata la nuova auto, aumenteranno le nostre aspettative, il desiderio di avere ancora di più, proprio come quando si aumenta la velocità su un tappeto rullante; sebbene il nostro benessere sia aumentato rispetto a prima, il nostro benessere soggettivo rimarrà uguale, se non addirittura minore.

envy

Il benessere del vicino è sempre più verde

Il benessere e il consumo dipendono, in particolar modo, dal confronto tra il mio reddito e quello degli altri con cui mi confronto o competo; citando l’esempio dell’auto, il benessere dopo l’acquisto cala drasticamente alla vista dell’acquisto di una macchina migliore da parte del mio vicino.
In un certo senso, questo fenomeno è da ricollegarsi al “consumo vistoso” ipotizzato dal sociologo Thorstein Veblen, che può generare una competizione nel cercare di superare il proprio rivale. Questa corsa, di conseguenza, porta ad un inseguimento di uno status di felicità. Quindi si potrebbe ipotizzare che la felicità di una persona dipenda dalla felicità del vicino di casa e non dal suo standard di vita in termini assoluti: per questo motivo la curva disegnata da Easterlin, superata una certa soglia, inizia ad andare verso il basso.

Happiness is only real when shared

E allora la felicità da cosa deriva? Nonostante viviamo in un mondo dove spesso si diffida del prossimo e abbiamo la costante paura che chi abbiamo di fronte voglia letteralmente “prenderci i soldi dal portafoglio”, stanno sempre più emergendo, per contro, tendenze che sposano invece l’empatia, la comunità, la fiducia verso gli altri. Un esempio illuminante di queste tendenze sono le piattaforme di condivisione.

La Sharing Economy e la Gift Economy sono  le teorie economiche che si basano sull’idea di mettere a disposizione degli altri, su piattaforme di condivisione, ciò che abbiamo “in avanzo”. Alcune di queste piattaforme per lo sharing hanno anche scopo di lucro (prevedono, cioè, un ritorno economico per la condivisione), altre invece hanno come obiettivo principale quello di relazionarsi con gli altri. Tutte, comunque, hanno in un certo senso rimesso al centro della nostra quotidianità, contrapposta all’individualismo, la voglia innata che abita dentro ognuno di noi: quella, cioè, di relazionarsi con persone nuove.

Le relazioni e le amicizie sono fattori che generano felicità e le piattaforme di condivisione sono un ottimo luogo dove è possibile instaurare legami che possano durare anche dopo il termine della condivisione: avete presente il couchsurfing? Gli utenti che mettono a disposizione una camera (o un divano) ai turisti, senza aspettarsi un centesimo in cambio, cosa stanno cercando? Qual è il loro ritorno? Secondo la filosofia della Sharing e della Gift Economy, il ritorno che si va cercando è la relazione con l’altro: conoscere qualcuno di nuovo, fare un’esperienza diversa.

happiness real shared

Mentre in un contesto diverso i benefici “gratuiti” elargiti da alcuni utenti ad altri possono far nascere rivalità e quindi uno stato di infelicità, sulle piattaforme di Sharing Economy e di Gift Economy questo fenomeno non trova spazio: non esiste competizione all’interno della community, ma solo solidarietà. Se un membro ottiene benefici a livello sociale, tutta la community ne troverà beneficio in termini di felicità e soddisfazione complessive.

In fin dei conti, anche se in alcuni casi sulla piattaforma può aver luogo una transazione economica a prezzo di mercato, ciò che rimane davvero è la nascita di un nuovo legame e quindi di uno nuovo rapporto.. qualcosa che ci regala sempre almeno un sorriso.

Postilla: Sapete qual è, secondo uno studio fatto da Happy Planet Index la nazione più felice al mondo? Vi diciamo solo che i suoi abitanti vivono con 350€ al mese. Provate a indovinare, e poi scopritelo evidenziando il testo qui: il Costa Rica.

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