Black Mirror: Bandersnatch, ecco come Netflix ci sta insegnando a giocare

Black Mirror: Bandersnatch

I social sono stati letteralmente invasi dall’ultimo episodio della serie e la ragione del suo successo non è forse così casuale. Non si tratta di una tecnica narrativa inedita, eppure Netflix le ha dato splendore. Quali sono le strategie di marketing che questo colosso utilizza per tenerci incollati alla piattaforma?

Perché Black Mirror: Bandersnatch rappresenta un punto di svolta

È un dato di fatto: stiamo vivendo di più rispetto ai nostri antenati. Non ci stiamo riferendo a innovazioni di ingegneria biomedica o di qualche rivoluzionaria pozione dell’immortalità, ma a quanto i nostri giorni siano densi, e di come il progresso non sia mai stato così dinamico e intraprendente.

In un’epoca che fa delle rivoluzioni il proprio pane quotidiano bisogna allora essere in grado di fissare alcuni punti cardine che hanno determinato dei crocevia nell’evoluzione digitale: il World Wide Web (1991) per primo, poi Steve Jobs con il suo iPhone (2007) e ora Netflix che ha saputo cogliere al momento giusto la crescita delle tecnologie legate allo streaming e tutt’oggi non smette di investire sul futuro.

L’ultimo colpo piazzato da Reed Hastings (founder di Netflix) è Black Mirror: Bandersnatch: episodio evento di un’acclamata serie antologica che mette in scena in maniera paradossale, ma verosimile, gli effetti che la tecnologia potrebbe avere sulla civiltà. Abbiamo motivo di credere che l’enorme successo riscosso dall’episodio non sia dovuto semplicemente a una buona strategia di pubblicizzazione e a un’ottima qualità contenutistica. Black Mirror: Bandersnatch è un capolavoro giunto al momento giusto e al posto giusto e rappresenta una chiave di volta in grado di sostenere l’evoluzione del mondo dell’intrattenimento.

Facciamo un passo indietro.

Netflix nasce con l’intenzione di condividere contenuti multimediali, dapprima tramite i DVD e poi diventando una piattaforma di streaming e basando la propria strategia di marketing sul concetto di community e rapporti client-to-client. Il primo passo verso una propria autonomia è stato mosso nel 2011, quando Netflix ha prodotto House of Cards. Un anno fa Hastings annunciava un deciso aumento degli investimenti destinati ai contenuti originali da 1,3 a 2 miliardi di dollari: l’obiettivo della piattaforma, infatti, è quello di aumentare la qualità dei propri prodotti spingendo il pubblico a sceglierli a sfavore delle produzioni non originali. È su questo terreno che si gioca la sfida odierna tra creatori di contenuti fruibili online, anche se il mercato dell’intrattenimento cinematografico in streaming è per ora decisamente in mano a Netflix.

In ogni caso potrebbe sembrare che la strategia corrente della nota piattaforma sia quella di consolidare il proprio primato, ma vale la pena soffermarsi su alcuni punti, che spiegano il successo di Bandersnatch. Perché Netflix sta educando il mondo all’intrattenimento e lo fa partendo dalle fasce di mercato più sensibili alle proposte del tech.

L’evoluzione del racconto interattivo secondo Netflix

In ordine temporale, abbiamo incontrato una serie di prodotti narrativi che hanno provato a implementare dinamiche interattive, come la serie di libri di Lone Wolf, poi le varie VHS con lo storico Atmosfear, e infine i DVD, fra i quali ricordiamo Jurassic Park Explorer basato sulla celebre saga. Purtroppo i sopraccitati non hanno mai riscosso un notevole successo, forse perché troppo macchinosi per risultare pienamente coinvolgenti.

L’idea di un contenuto interattivo con il focus sullo storytelling e sulla qualità grafica è riemersa prepotentemente con il progresso tecnologico applicato al gaming, portando alla nascita di capolavori come The vanishing of Ethan Carter e What remains of Edith Finch. Il limite di quest’ultimi è la debole presa sul mercato: si rivolgono esclusivamente a utenti del mondo “nerd”, dotati di console e/o PC performanti in grado di supportare prodotti di tale fattura.

Qual è stato lo step successivo, allora, per rendere appetibile a un pubblico maggiore un contenuto narrativo, interattivo e di alta qualità? Lo streaming.

Netflix, padrone indiscusso del settore, è stato battuto sul tempo da altri contendenti provenienti dalle realtà gaming, come NVIDIA, che però non sono stati in grado di generare lo stesso effetto di Black Mirror: Bandersnatch. La ragione va cercata nella modalità quasi subdola con la quale è arrivato questo prodotto. È infatti per Netflix solo l’ultimo tassello aggiuntosi alla sua ormai infinita libreria. I primi prodotti del genere ad approdare sulla piattaforma – ancora qualche anno fa – sono stati contenuti per bambini, quest’ultimi tendenzialmente più flessibili e curiosi nell’approccio alle novità. Oggi i cartoni interattivi della piattaforma sono ormai parecchi: Puss in Book: Trapped in an Epic Tale, Buddy Thunderstruck: The Maybe Pile, Stretch Armstrong: The Breakout. Il passo successivo di Netflix è stato quello di allargare il bacino d’utenza affidandosi a un prodotto già rodato e dall’efficacia garantita come Minecraft: Story Mode, che ha alzato l’età media avvicinandosi ai giovani adolescenti.

Black Mirror: Bandersnatch Conference

Black Mirror si è prestato decisamente a svolgere il ruolo di ponte in questo processo, poiché coniuga temi vicini ai videogiocatori, già abituati ai racconti interattivi, con il grande pubblico, appassionato della serie. Questi nuovi contenuti dell’intrattenimento 4.0 per ora rimangono al sicuro dalla pirateria – storico nemico di Netflix – venendo prodotti grazie a software come Twine, dediti alla progettazione di storie non lineari e particolarmente ostici da crackare.

Insomma, pare che Mr. Hastings e la sua lungimiranza abbiano avuto successo di nuovo e ci stiano accompagnando nel domani.

Bandersnatch per le aziende

Il CEO della piattaforma pare non essere l’unico in grado di cogliere le opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica. Non è un caso che grandi aziende appartenenti a diversi mercati si stiano muovendo, anche in termini finanziari, per supportare produzioni analoghe.

Semplice pubblicità? Vale la pena dare un’occhiata al meccanismo col quale l’utente finale interagisce con il film.

Black Mirror: Bandersnatch scelte

Nei circa dieci secondi concessi per effettuare la scelta, veniamo spesso messi di fronte a questioni che paiono non avere un diretto effetto sulla vicenda. Alcune di queste, come quella riportata nell’immagine, sono quanto di meglio un’azienda possa desiderare dal suo cliente: una chiara espressione delle sue preferenze tra due prodotti. I dati statistici che si possono ricavare da una produzione interattiva con scelte di questo genere possono giocare un ruolo chiave nelle business strategy dei produttori, motivo per il quale ora Netflix gode di una posizione strategica nel mercato dei beni di consumo.

Che cosa ci aspetta in futuro

È già possibile ipotizzare quali possano essere gli scenari futuri: i videogiochi narrativi avranno vita dura, poiché richiedono device particolarmente performanti e non possono competere con la comodità di giocare dal proprio divano. Le rispettive case produttrici saranno quindi costrette a concentrarsi su quello che un televisore e lo streaming non possono fare (per ora), ossia creare contenuti concentrati sull’aspetto competitivo e in generale sull’esperienza di gioco.

D’altro canto, i produttori di Smart TV avranno maggior interesse a sviluppare televisori con processori più potenti, in modo da supportare la spinta creativa di Netflix, magari permettendo l’implementazione di una periferica ad hoc come un mini-gamepad targato proprio Netflix.

E poi? Esperienze 3D (magari girate con il fuoco all’infinito utile a evitare un fastidioso mal di testa), quicktime event direttamente nelle nostre serie preferite, una crescita nel settore delle news e dell’informazione… chi lo sa?

Di una cosa siamo certi, Netflix non finirà mai di stupirci!

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