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ROCK B(r)AND. A lezione di marketing dai Rolling Stones

“I can’t get no satisfaction”. Già dal 1965 i Rolling Stones non riuscivano a trarre soddisfazione dall’essere una semplice band. Volevano essere la più grande rock band del mondo e hanno fatto di tutto per diventarla, al punto da trasformarsi di fatto in un vero e proprio brand musicale.

I Rolling Stones nascono nel Regno Unito durante i primi anni ’60, periodo in cui il mondo stava cominciando ad emozionarsi con le prime vibrazioni rock.

La loro ascesa inizia piuttosto velocemente e sarà destinata a continuare inarrestabile, incoronandoli come la band più longeva di sempre.

Il prodotto

Il motore principale a cui devono tale successo è senza dubbio l’indiscusso talento che contraddistingue ogni membro del gruppo. La musica degli Stones è un evergreen, sempre riconoscibile e mai scontata nella sua classicità rock and roll. È dunque più che mai valida l’imprescindibile regola di marketing “product is king”, secondo cui il prodotto e la sua qualità siano alla base di tutto.

Immagine e posizionamento

Tuttavia la tecnica musicale e la presenza scenica non sono gli unici elementi dietro la magia dei Rolling Stones, anzi. Negli anni il gruppo ha saputo evolversi, pur rimanendo sempre fedele alle sue radici. Non vi sono mai stati drastici periodi trasformisti analoghi a quelli a cui ci aveva abituato David Bowie, altra figura appartenente all’Olimpo del rock, a favore di un atteggiamento di integrità a livello sonoro e di personalità.

I riff del chitarrista Keith Richards sono assolutamente inconfondibili e rappresentano una garanzia a livello di qualità e stile. Per non parlare poi delle movenze e della voce di Mick Jagger, punto di riferimento da cui generazioni di frontman continuano a trarre ispirazione.

Ne deriva quindi un’altra connessione con l’universo corporate: come la marca funge da indicatore di qualità e garanzia, allo stesso modo le persone sanno che la musica dei Rolling Stones avrà determinate caratteristiche, e non resteranno mai deluse.

Possiamo quindi paragonare il tutto ad una sorta di costruzione della brand image, sfociante in una scelta di posizionamento che, se dovessimo definire, sarebbe senza dubbio quella dei “ragazzacci del Rock and Roll”, i fratelli cattivi dei Beatles.

Qualcuno potrebbe argomentare che sia piuttosto facile e scontato proporre sempre un certo tipo di musica, non cambiando mai. Niente di più sbagliato, e vi spiego perché. Osservando il percorso evolutivo di numerose band, si individuano essenzialmente due tendenze predominanti, entrambe quantomeno discutibili:

  1. La band non cambia di una virgola il suo genere e continua a comportarsi come agli esordi, non curante del fatto che gli anni passano e quello che andava bene prima, magari non sarà più così appropriato dopo.
  2. La band cerca di individuare le nuove tendenze discografiche e si trasforma in qualcosa che non è mai stata, alterando irrimediabilmente la propria identità.

Adottare tali strategie non porterà a buoni risultati. Nel primo caso si riusciranno a trattenere al massimo i super affezionati, i veri fan; nel secondo invece tali fan si perderanno, a favore di qualche ascoltatore temporaneo e passeggero. La soluzione è trovare una via di mezzo. Ovviamente ci sarà una tendenza verso l’una o l’altra strategia, ma sempre cercando un percorso evolutivo armonico e coerente. La sfida risiede tutta nel trovare un equilibrio, sforzandosi di risultare sempre credibili e rilevanti. Le sonorità e l’immagine devono un po’ variare nel tempo, ma non al punto da rendere la band irriconoscibile (a meno che non sia qualcosa di ricorrente e sensato come nel caso di Bowie, appunto).

Alcune band riescono a trovare quell’equilibrio e gli Stones rappresentano una case history di successo.

Logo

logo rolling stones

Altro elemento che gioca un ruolo di primaria importanza nell’immagine di Mick & Co è l’iconico logo. Perfetta sintesi della loro personalità, la linguaccia rossa fu commissionata dallo stesso Mick Jagger a John Pasche, studente del London’s Royal College of Art, il quale, unendo in una grafica la bocca del frontman e la lingua della dea indiana Kali, realizzò probabilmente il miglior band logo di sempre. La linguaccia, dipinta di un rosso aggressivo e sfrontato, allude alla sfera sessuale, trasmette energia e sregolatezza e comunica in un istante l’essenza trasgressiva della band: in una parola, è perfetta. Inoltre, nella composizione del logo non è presente alcun elemento testuale ad indicare il nome del gruppo; la sua potenza è così dirompente, da renderlo distinguibile senza bisogno di usare parole.

Un brand a tutti gli effetti dunque; chissà che posizione occuperebbe nella classifica dei marchi Forbes!

L’esperienza

rolling stones exhibitionism inside

Vale la pena toccare un ultimo punto nel parallelismo tra band e brand: l’esperienza. La modalità classica ed imperitura di offerta esperienziale è ovviamente il concerto live. Ogni artista ha il suo stile e struttura i propri show nel miglior modo possibile, in base al genere musicale ed all’immagine costruita nel tempo. Tuttavia ora non vi annoierò scrivendo fiumi di parole sui concerti degli Stones (aprite YouTube e vi dimostreranno loro stessi di cosa sto parlando) e nemmeno mi soffermerò a descrivere gli esosi pacchetti VIP che permettono ai fan di visitare il backstage, ottenere merchandising autografato ed accedere alle prime file dello show.

I Rolling Stones sono passati ad un altro livello, inaugurando a Londra l’esposizione temporanea denominata “Exhibitionism”. La mostra ripercorre gli oltre 50 anni di carriera della band, partendo dall’appartamento condiviso agli esordi, fino ad arrivare ai giorni nostri. Le riproduzioni sono estremamente fedeli e sono finalizzate alla creazione di un’esperienza avvolgente, in grado di far percepire ai visitatori le stesse emozioni che gli Stones provavano prima di salire sul palco, ad esempio.

Ho appena parlato dell’appartamento che Mick, Keith e Brian Jones condivisero a Edith Grove nei primi anni 60: ebbene, è stato ricostruito anche quello, con tanto di cucina sommersa da piatti sporchi e bottiglie vuote. Sono esposti oltre 500 oggetti tra cui costumi di scena, chitarre appartenute a Keith e Ronnie, testi originali, musiche e fotografie inedite; è addirittura presente lo studio di registrazione completo di strumenti originali.

rolling stones exhibitionism drums

Uno degli elementi sicuramente più innovativi è però rappresentato dalle esperienze 3D che consentono al visitatore di vivere le emozioni del backstage e dei live show. Una formula esplosiva dunque, finalizzata a catturare non solo gli occhi ma anche le emozioni dei visitatori, i quali saranno completamente immersi nel magico mondo del Rock and Roll brandizzato Rolling Stones. Del resto chi non vorrebbe essere, anche solo per qualche minuto, un Rolling Stones?

Ecco dunque che i ragazzi delle pietre rotolanti si rivelano per l’ennesima volta incredibilmente preparati in ambito manageriale, offrendo una customer experience completa e decisamente innovativa nel contesto del music business.

Parafrasando per l’ultima volta un altro verso degli Stones, nel 1974 Mick intonava “I know, it’s only Rock’n’Roll but I like it”: abbiamo capito che non è esattamente solo Rock and Roll, ma anche a noi piace così.

Andrea Saccarola

Laureato in marketing e comunicazione. Appassionato di branding, advertising e tecnologia, resiste al logorio della vita moderna ascoltando musica rock.

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