Adotta una mucca: quale valore aggiunto?

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Cambia la proposizione di valore: si passa dall’acquisto di un prodotto finito all’acquisto di un’esperienza. Questa tendenza sta trasformando molti settori tra i quali quelli dell’agroalimentare: non si compra più burro, ma si adotta una mucca. E non solo…

È di questi recenti giorni l’esplosione anche sui media nazionali dell’iniziativa “Adotta una mucca, promossa da parte della Cooperativa Perabla Costalta. Non ci stupiamo di una soluzione così creativa. Durante il lockdown, infatti, gli esercenti hanno trovato le strategie più “innovative” per far fronte alle difficoltà, come ad esempio i restaurant bond.

Nel settore enogastronomico la dimensione sempre più fondamentale è quella del rapporto di fiducia tra il produttore e il consumatore, che accorcia le distanze e porta ad un acquisto e un consumo più consapevole.

Ma come nasce l’iniziativa?

L’iniziativa “adotta una mucca” non è esattamente una novità da un punto di vista di marketing all’interno del panorama della produzione agroalimentare in Italia. Ci sono altri casi di adozione di animali, come ad esempio l’adozione di alpaca, oppure la possibilità di adottare un qualsiasi animale promossa dallo zoo “Parco Natura Viva”. Numerosi sono anche i casi in cui è possibile adottare un albero da frutto o un alveare. Basta una ricerca su Google per imbattersi in decine di iniziative del genere.

Ma non è questo il punto.

Perché proporre l’adozione di una pianta o di un animale?

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Il punto che secondo noi è interessante è il valore aggiunto che viene creato. Il produttore infatti, non cambia il suo business (continua infatti a produrre latte e formaggio nel caso dell’azione di una mucca o continua a produrre frutta nel caso dell’adozione di un albero) ma cambia il modo di proporlo e il modo in cui viene percepito dal consumatore finale.

E come mai? Vediamolo nei prossimi punti!

Coinvolgimento

Adottando una mucca, non adottiamo una generica mucca, ma adottiamo una mucca ben specifica, con un nome proprio che servirà ad identificarla tra tutte le altre mucche. Riceveremo un attestato di adozione e ci verranno inviate foto della nostra mucca mentre scorrazzerà per i prati verdi dei pascoli bellunesi. Sarà quindi la nostra mucca.

Esperienzialità

Avendo adottato la mucca, ogni mese i prodotti del suo latte ci verranno spediti a casa permettendoci di “sentire con il tuo palato dove la tua mucca è stata, se nella stalla a mangiare fieno o negli alpeggi a nutrirsi di erba e fiori”. E così pure per il formaggio, che, di nuovo, sarà il formaggio della “nostra” mucca!

Revenue stream diverso

Proponendo l’adozione della mucca, la Cooperativa può contare su una revenue stream più simile a quella di Netflix che non a quella della malga vicina di vallata. Infatti il servizio di adozione è ad iscrizione, garantendo quindi un cash flow in entrata costante e andando ad appiattire una possibile variabilità del mercato.

Sostenibilità

Adottando la mucca viene accorciata la filiera, disintermediando il produttore caseario dai middlemen che entrano solitamente tra il consumatore e il produttore. La sostenibilità è quindi doppia, sia perché viene garantito il sostentamento ad una piccola realtà artigianale, sia perché viene diminuito l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi.

 

Insomma, l’iniziativa è già presente sul mercato da un po’ di tempo e si perpetuano i suoi valori aggiunti. Vi state chiedendo se questa cosa funziona oppure se è l’ennesima trovata pubblicitaria? Il risultato per questo mese è il tutto esaurito. Si manterrà anche per i prossimi mesi? Staremo a vedere. Noi ci crediamo.

PS: E se avete dei bambini piccoli che fanno i capricci per mangiare la frutta, provate ad adottare un albero. L’esperienza a 360° del “possesso”, della visita alla pianta toccando con mano le diverse fasi di maturazione della frutta e la fase finale ed emozionante della raccolta faranno cambiare loro idea.

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