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#FSF2016: la sharing economy in 15 tweet

da 29 Maggio 2016Maggio 31st, 2016Nessun commento
Partecipazione e condivisone, ma anche divertimento, interazione e integrazione: sono solo alcuni degli elementi che hanno caratterizzato la tre giorni del Ferrara Sharing Festival, il primo festival italiano interamente dedicato alla sharing economy. Riviviamo questa esperienza di economia collaborativa attraverso 15 dei tweet più rappresentativi del #FSF2016, per comprendere un tema che nei prossimi anni potrà (e forse dovrà) affermarsi come una realtà concreta.

Come già anticipato nel precedente articolo, al motto di “Another day, another sharing” MARKETERs Club e This MARKETERs Life hanno partecipato in veste di Media Partner alla prima edizione del Ferrara Sharing Festival, che si è tenuto nella magnifica cornice di Ferrara dal 20 al 22 maggio.

L’evento si è concluso registrando un buon successo di pubblico particolarmente attento, interessato e partecipe, anche grazie alla possibilità di assistere a interventi con format diversi ed estremamente interattivi. Plenarie, workshop ed eventi ad hoc hanno permesso di approfondire il tema della sharing economy investigandone diversi aspetti: lo sviluppo di nuovi modelli collaborativi e di partecipazione, la nascita di nuove professioni, la necessità di introdurre nuove policies e regolamenti dedicati, solo per citarne alcuni.

FSF

La sharing economy in 15 tweet

Questi tre giorni di immersione nella sharing economy noi li abbiamo trascorsi ad ascoltare e soprattutto a condividere come meglio sappiamo fare tutto ciò che stavamo imparando: una pioggia di tweet, che hanno contribuito a portare per ben due giorni di fila l’hashtag #FSF2016 in trending topic su Twitter.

#1 Sharing Economy = sviluppo di modelli di business inclusivi che consentono di sviluppare economie a basso reddito

L’economia della condivisione, per quanto possa essere difficile tracciarne attualmente dei confini ben definiti, individua un modello di consumo inclusivo e partecipativo, che nasce per rispondere a nuovi bisogni espressi dal consumatore: ottimizzazione delle risorse disponibili, massimizzazione del risparmio economico ma anche la costruzione di nuove relazioni personali.

#2 Relazioni personali e interazioni sociali scandiscono la presenza dell’uomo nella società e ne caratterizzano il suo modo di vivere

Si definisce quindi un modello economico “collaborativo” che non considera più il bisogno del singolo ma diventano importanti le esigenze della comunità nella sua totalità e che crea degli strumenti per la tutela della società nel suo complesso. In tal senso le relazioni personali e le interazioni sociali, minate dalla crisi degli ultimi anni, diventano ora i driver principali nel consolidamento di nuovi modelli economici di condivisione, che si devono basare sulla fiducia e sulla credibilità reciproca.

#3 Condivisione deve far rima con partecipazione: il coinvolgimento è il primo driver nell’affermazione della Sharing Economy

Quando si parla di Sharing Economy si può essere portati a pensare a grandi progetti che appartengono a pochi, ma negli ultimi anni si è assistito all’affermazione di numerosissime piattaforme per la condivisione di beni e servizi che ci accompagnano nella nostra routine: dal car sharing al cohousing, dal book sharing al crowdfunding.

#4 La Sharing Economy non è più solo una dimensione economica ma condiziona lo sviluppo delle nostre relazioni nella quotidianità

Si definiscono quindi nuovi modelli di consumo anche grazie al crescente “empowerment” del consumatore: più il consumatore è coinvolto, informato e competente più è possibile ottenere la sua attenzione e il suo coinvolgimento. Informare, consultare, coinvolgere, cooperare e “capacitare”: sono le parole chiave nella costruzione di una relazione con il prossimo e in questo aziende ma anche singoli individui devono investire per rendere la sharing economy una realtà concreta e non solo un business model ideale.

#5 La #sharingeconomy non è solo economia digitale. L’economia della condivisione esiste da anni, il digitale l’ha accelerata

Economia della Partecipazione, Economia della Co-creazione ed Economia Circolare sono modi simili di intendere nuovi modelli di consumo e di creazione di beni e servizi che sono andati consolidandosi negli ultimi anni, anche grazie alla digitalizzazione. Si abbandona il concetto tradizionale di consumo, che lascia il posto a nuovi modelli di scambio, rent e, estremizzando, di baratto.

#6 Al modello di Sharing Economy si affianca il modello di Circular Economy che permette di trovare nuove soluzioni a vecchi problemi

A circular economy is one that is restorative and regenerative by design, and which aims to keep products, components and materials at their highest utility and value at all times, distinguishing between technical and biological cycles –Parlamento Europeo

#7 Come cambia il rapporto col denaro con la sharing economy? Non tutto può essere gratuito, ma si sposta il significato del valore

Come anticipato precedentemente e come confermato anche dal vicesindaco Massimo Maisto si sta assistendo all’implementazione di “nuove formule di consumo” con beni e servizi che sono identificabili secondo tre elementi caratteristici:

#8 “Esperienziali, comunitari, condivisi”: queste sono le caratteristiche che contraddistinguono i beni nel modello di Sharing Economy

E la produzione di tali beni e servizi è accompagnata dall’innovazione, che parte dalla modifica dei tradizionali processi di Ricerca e Sviluppo nell’ottica di creare nuovi modelli di New Product Development su cui si fonda anche sul Design Thinking. Saperi comuni e saperi specialistici, dando vita a processi di co-creazione e condivisione del valore e  inseguendo uno scambio partecipato di informazioni.

Ma la strada per l’affermazione della sharing economy è lastricata di difficoltà; tra queste emerge in maniera prepotente l’assenza di una regolamentazione condivisa e armonizzata, che rende difficile l’affermazione di nuove realtà economiche. E le realtà del passato, basate su vecchi modelli operativi, più tradizionali, si scontrano con start up, nuove realtà professionali e modelli di consumo innovativi che necessitano di nuovi strumenti di tutela.

#9 Le tinte fosche della sharing economy: rappresentanza, tutela, diritti e confini

Proprio alla luce di questi conflitti nasce la necessità di definire delle policies chiare, trasparenti e condivise: l’Intergruppo Parlamentare sull’Innovazione è stato, in tal senso, il primo firmatario per lo Sharing Economy Actche permette di regolamentare un settore ancora fortemente frammentato e contraddistinto da realtà diversificate che vive di contrasti tra le piattaforme più affermate e le nuove startup.

#10 La legge per la #sharingeconomy è una sperimentazione, a tutti gli effetti una #startup legislativa

Tra gli obiettivi della proposta di legge quello di infondere fiducia. Emerge, infatti, che tra i fattori che possono incidere negativamente (perlomeno all’inizio) nell’affermazione di questo nuovo modello economico vi è l’assenza di fiducia, tanto da parte del consumatore quanto del produttore. Per ovviare a questa difficoltà, una Legge trasparente e non fraintendibile potrebbe abbattere la diffidenza e permettere un’affermazione più rapida di modelli di consumo condivisi.

I sistemi reputazionali online (i feedback per intendersi, che hanno reso famosi in primis Trip Advisor) permettono di colmare questa lacuna e di generare nuovi sistemi relazionali, uscendo dalla cerchia ristretta di opinioni, così come consentono di apportare maggiori garanzie per consumatori e fornitori.

#11 Le parole chiave della norma sono fiducia ed integrazione, da generare tra tutti gli operatori

E se è vero che la Sharing Economy non salverà il mondo, sicuramente aiuterà a renderlo un posto migliore e sarà importante saper cogliere tutte le opportunità che questi nuovi stili di vita, di consumo e di agire hanno da offrire alla società per crescere, migliorare, innovare.

#12 Lo sharing non è un opzione. In futuro sarà un’opportunità

Un’opportunità per rendere il mondo più vivibile, rendendo le risorse accessibili a una percentuale sempre crescente di persone e dando vita ad un processo di innovazione sociale che consolidi la sharing economy come uno stile di vita e non solo come un modello economico da cui trarre vantaggio.

#13 La mission é MIGLIORARE IL MONDO, generare passione, apportare valore.. non fare fatturato

E infine un fuori programma: l’incontro, allo Speaker’s Corner, con Guido Zaccarelli, autore di “La conoscenza condivisa. Verso un nuovo modello di organizzazione aziendale”. L’intervista ha permesso di affrontare IL tema che ha accompagnato la nascita di MARKETERs club: la condivisione della conoscenza e il concetto del “Learning by doing”  come strumenti di crescita personale e professionale, che permette di evadere dalle mura universitarie e motiva a spingersi sempre “oltre”.

#14 Si parla del payoff del @mktrsclub “Learning by Doing” come base della conoscenza condivisa. Anche questa è #sharingeconomy

PanRizzo al #FSF

Un’ultima piccola pillola, fatene buon uso e lavorate costantemente su quel 40%:

#15 50% della felicità è data da fattori genetici. 10% dalle circostanze e 40% dalle attività e legami

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