Sostenibilità urbana: come l’architetto può fare la differenza

Il tema legato alla sostenibilità e allo sviluppo sostenibile non può essere visto solamente in ottica ambientale. La definizione ufficiale redatta dal Rapporto di Brundtland spiega come lo sviluppo sostenibile sia un processo volto al miglioramento in campo ambientale, economico e sociale, in una perfetta sinergia.

Ma che ruolo giocano l’architettura e l’urbanistica in questo contesto?
Importantissimo, dovrebbe essere la risposta. E lo testimonia anche il fatto che l’Agenda 2030 per lo sviluppo Sostenibile ha inserito queste due attività tra i suoi obiettivi.

Urbanistica ed Architettura

L’architettura e l’urbanistica sono delle attività volte a creare degli spazi in cui è piacevole vivere. Il territorio viene trasformato e valorizzato per creare degli ambienti in cui l’uomo possa esprimere se stesso e soprattutto riesca a convivere con le altre persone. Questo permette di creare interazioni positive, in sintonia con l’ambiente.
Per compiere tale passo è necessario operare un processo di trasformazione del territorio. Attività che richiede l’utilizzo di molte risorse, economiche, ambientali ed umane.

Progetti urbani in ottica di sviluppo sostenibile. Cosa significa?

Questo è il contesto nel quale si può parlare si sostenibilità urbana. Nella fase di progettazione è indispensabile pensare a quale impatto ci sarà per il pianeta durante l’esecuzione delle opere. Ma l’occhio deve essere proiettato al futuro, durante la fruizione.

Allo stesso tempo, pensando alle persone, si dovranno creare dei progetti di sviluppo in grado di valorizzare e massimizzare le competenze di ciascuno specialista, affinché si possano mettere in campo i migliori capitali intellettuali. Inoltre, dovrà apparire ben chiaramente quali saranno i reali benefici per l’uomo, con una visione a lunghissimo termine. Non si può dimenticare, infatti, che le opere avranno necessità di essere continuamente mantenute nel tempo, e anche queste fasi continuative richiederanno sforzi e dovranno garantire risultati.

Questo circuito ha senso se è in grado di creare benessere per tutti gli attori coinvolti, che nel caso delle opere di urbanizzazione si possono identificare nella collettività.

Sostenibilità urbana: obiettivo 11 dell’Agenda 2030

All’interno di questo programma di azione, le 3P (Persone, Pianeta e Prosperità) sono il punto di partenza per tutte le azioni.

 

 

 

 

 

Si cita così tra le prime pagine dell’Agenda.

Siamo determinati:

  • ad assicurare che tutti gli esseri umani possano realizzare il proprio potenziale con dignità ed uguaglianza in un ambiente sano.
  • a proteggere il pianeta dalla degradazione, attraverso un consumo ed una produzione consapevoli, […] in modo che esso possa soddisfare i bisogni delle generazioni presenti e di quelle future.
  • ad assicurare che tutti gli esseri umani possano godere di vite prosperose e soddisfacenti e che il progresso economico, sociale e tecnologico avvenga in armonia con la natura

 

I punti dell’Agenda sono 17 e l’undicesimo è dedicato proprio alle città

Quali sono le premesse per la definizione degli obiettivi?

Ad oggi più della metà della popolazione vive in città ed il tasso è in rapido aumento.
Da un lato questi insediamenti rappresentano il centro nevralgico per la nascita di nuove idee, il commercio, l’economia. C’è però una seconda faccia della medaglia, rappresentata dai consumi energetici (pari in media al 70%), dall’inquinamento (75% delle emissioni di carbonio) e dalla gestione delle persone alle quali garantire il corretto livello di benessere.

Le sfide che le città affrontano sono rappresentate dalla necessità di crescere, migliorando l’utilizzo delle risorse e impattando positivamente sulla vita delle persone.
I traguardi sono chiari ed ambiziosi.

Ci siamo chiesti come nella pratica questi punti potrebbero essere perseguiti, nelle azioni di ciascun professionista che ogni giorno si trova ad occuparsi di architettura ed urbanistica.

Abbiamo intervistato a tal proposito Maria Cristina Fabbri, titolare dello studio MCF Architettura.

Maria Cristina, per te l’architettura è una passione prima che un lavoro. Ma che cos’è per te l’architettura? Ci dai una tua definizione?

L’architettura definisce lo spazio, in positivo e in negativo. Mi spiego: la forma che noi costruiamo è fatta di una parte interna ed una esterna. Il dentro riguarda, nel caso della residenza ad esempio, il comfort e la funzionalità del nostro privato. Il fuori rappresenta l’intorno a stretto contatto con la forma della residenza. Tra le parti esiste un legame indissolubile, una relazione di cui si deve sempre tenere conto nella progettazione. Ed è proprio l’idea di creare una simbiosi positiva per le parti che mi spinge sempre verso nuove ricerche.

Qual è la tua mission? Cosa ti ha spinto a svolgere questa professione?

La relazione di cui parlavo poco fa tra la forma progettata e lo spazio esterno ha per me una grande attrazione se parliamo di antico, di architettura storica. In quest’ambito la ricostruzione e l’interpretazione del rapporto tra l’oggetto ed il suo intorno fanno la differenza tra la conservazione del nostro patrimonio e la sua dismissione. Siamo ricchi di storia, arte e cultura e niente è più rappresentativo di questi valori dell’architettura del passato. Inoltre l’educazione al bello attraverso il patrimonio storico artistico costituisce una reale chance di cambiamento per la nostra società. La mia mission è la tutela e la valorizzazione dell’architettura storica agendo con consapevolezza sull’impatto delle costruzioni moderne. Tutelare le costruzioni antiche da un lato e trasformare in modo sostenibile le architetture moderne dall’altro.

Maria Cristina, cosa significa per te parlare di sostenibilità?

Sostenibilità in ambito costruttivo vuol dire ridurre i costi di gestione in termini energetici. A questo proposito il Superbonus 110% ci porta verso edifici meno energivori e un costo sociale inferiore. E il risultato si riversa sulla struttura della società e sulle persone. Sostenibilità significa offrire la trasformazione di edifici con funzioni che rispondano ai bisogni reali (non solo materiali). Composizioni nuove, che tengano in conto anche di problematiche sociali senza però aumentare il consumo del suolo. E questo richiede uno sforzo da parte della nostra categoria per responsabilizzare il cliente verso qualcosa che sia di suo vantaggio, senza depredare l’ambiente.
Abbiamo un consistente patrimonio edilizio dismesso che può essere recuperato e rimesso a servizio della collettività. La cementificazione ha prodotto enormi danni ed ora gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. E per far questo c’è bisogno di una strategia concertata con tutti gli attori.

Ci fai un esempio?

Pensiamo ai nuclei familiari separati e con minori che non raggiungono la soglia di reddito necessaria al sostegno di una abitazione. Come si potrebbe rispondere? Trasformando edifici dismessi (caserme, edifici industriali, casali….) in nuclei residenziali, con taglio piccolo e servizi comuni, da offrire ad un prezzo calmierato. Un’operazione che vede investimenti privati di ristrutturazione a fronte di una temporanea concessione (i famosi 99 anni) da parte dello Stato.

Dalla tua riflessione mi nasce spontanea una domanda. People, Planet, Profit. Come si trova l’equilibrio di queste tre forse in un progetto urbanistico o architettonico?

Sono grandi temi difficili da sintetizzare. In realtà rappresentano una triade che attraverso il progetto subisce un cambio di scala- un po’ quello che succede parlando di un edificio, di un complesso, di un isolato, di una città, di una provincia. Sono delle chiavi che possono assumere valenze diverse a seconda della scala d’intervento. Certamente la progettazione urbanistica rivolta alla composizione della città è quella che meglio può accogliere e valorizzare i tre temi.

Qual è il tuo approccio verso un piano di sviluppo urbanistico sostenibile?

La progettazione urbanistica deve rispondere a delle funzioni, esigenze di contemperamento di spazi diversi, nati in modi e tempi differenti. La pretesa è quella, forse oggi più che mai, di ricucire, riqualificare e riordinare i rapporti tra pieno e vuoto. Accogliere nuove richieste partendo ad esempio da necessità concrete. Vogliamo parlare della pandemia? C’è stato un cambiamento di cui gli spazi dedicati dovranno tener conto. Non servono edifici multilivello con persone che si spostano in continuazione per compiere le proprie attività. Il lavoro da remoto ha richiesto di rivedere gli spazi degli uffici ma anche delle abitazioni, che devono dare la possibilità di svolgere molteplici attività e di conciliare quindi esigenze molto diverse. In primis ovviamente lavoro e vita privata. La sostenibilità si ottiene nel contemperare le funzioni, nel trovare possibilità di convivenza nuove, nel suggerire modelli diversi, con servizi comuni e alloggi privati ad esempio.
E per fare questo anche le attività di cantiere si devono riformulare, spingendo sulla prefabbricazione di elementi costruttivi standardizzabili.

Qual è la tua visione di città per il futuro?

La città si deve necessariamente scindere in pluralità. Questo vale per le metropoli, ma sarà sempre più necessario replicare tanti piccoli centri che ospitano verde e spazi urbani di aggregazione insieme a edifici residenziali e produttivi. Mi viene in mente la scissione della molecola che per crescere scinde e moltiplica. In questa riorganizzazione vedo un’importante opportunità di riequilibrio dei rapporti pensandone di nuovi e avvicinandosi ad esempio a tematiche come il Cohausing.

Tu operi a Roma, un territorio urbano con diverse criticità. Come inserite gli obiettivi legati al benessere delle persone nei vostri lavori?

Il benessere è legato al luogo che accoglie le funzioni che ne hanno generato l’esigenza. Luce colore e funzionalità sono degli elementi determinanti. Ma si deve tener conto anche del bilancio energetico e la ecocompatibilità dei materiali. È necessario trovare il giusto EQUILIBRIO tra i bisogni del singolo e le esigenze della società in modo da creare condizioni ottimali di convivenza.
Lo studio che rappresento punta molto sulla responsabilizzazione del cliente. Lo rendiamo partecipe delle corrette procedure, scoraggiamo posizioni al limite della normativa e lo accompagniamo verso scelte che tengano conto anche del “fuori”, di quello che succede nell’intorno. Il messaggio è sempre la tutela di valori più generali dimostrando che di fatto ci può essere un reciproco vantaggio.

Linee guida per la sostenibilità urbana

La nostra esperta ci ha fornito interessanti spunti di riflessione, ma soprattutto chiare indicazioni per pensare a piani di sviluppo urbano sostenibilie.

Cosa significa “sostenibilità” in edilizia?

  • Ridurre i costi di gestione in termini energetici
  • Offrire la trasformazione di edifici con funzioni che rispondano ai bisogni reali
  • Creare composizioni nuove che tengano in conto anche di problematiche sociali senza aumentare il consumo del suolo
  • Responsabilizzare la collettività verso il perseguimento di soluzioni che procurino un vantaggio, senza depredare l’ambiente
  • Recuperare il patrimonio edilizio dismesso che può essere recuperato e rimesso a servizio della collettività
  • Individuare soluzioni di convivenza nuovi, con servizi comuni e alloggi privati

È necessario uno sforzo da parte di tutti, specialisti del settore e cittadini, per trovare il giusto EQUILIBRIO tra i bisogni del singolo e le esigenze della società.

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