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Tesla, il futuro con la T maiuscola: ma siamo davvero pronti?

da 20 Maggio 2016Luglio 10th, 2016Nessun commento
Tesla Motors ha avviato una rivoluzione nel settore dei trasporti, ma come ogni rivoluzione necessita di tempo. Aspetti come energia pulita, software e autopilota saranno senza dubbio il futuro dell’automobile, anche se per ora, dati i diversi incidenti e la recente notizia della morte di un uomo a Detroit, rappresentano grosse criticità da risolvere.

Il settore automobilistico sin dalla sua nascita è sempre stato in costante evoluzione. Personaggi visionari come Henry Ford, Enzo Ferrari e Ferdinand Porsche hanno trasformato l’automobile nel mezzo di trasporto più comodo e più utilizzato per gli spostamenti quotidiani di tutti noi. Nonostante i livelli di innovazione raggiunti ai giorni nostri fossero inimmaginabili anche solo 30 anni fa, la sfida ad alzare sempre più gli standard continua a fare notizia e le case automobilistiche mai come ora sono sul piede di guerra.

Tesla e il futuro ‘pulito’

Negli ultimi anni il trend innovativo si è rivolto a un’efficenza ecologica, sviluppando motori con emissioni sempre più contenute, tanto da aver portato giusto pochi mesi fa il gruppo Volkswagen a truccare i risultati di alcuni test causando uno scandalo senza precedenti nel settore: lo scandalo “Dieselgate” ha scosso l’opinione pubblica ricordando la necessità del ridurre l’inquinamento atmosferico, portando l’attenzione sulle automobili con un minor impatto ambientale come le ibride ed elettriche.

Proprio queste ultime stanno iniziando a generare un forte interesse, grazie soprattutto a Elon Musk, fondatore e CEO di Tesla Motors, un visionario che sta provando a rendere l’automobile elettrica l’automobile del presente, ma non senza problemi.

In Italia le automobili a propulsione elettrica non sono ancora molto diffuse, anche se il trend è in forte ascesa (basti pensare che nel 2015 sono state immatricolate 139 Tesla Model S, mentre nei primi tre mesi del 2016 siamo già arrivati a quota 49 – dati UNRAE). Nonostante la sua autonomia media si aggiri intorno ai 450km, il problema principale è che un’automobile di questo tipo non può fermarsi al distributore e fare il pieno come tutte le automobili normali, ma necessita di essere collegata alla corrente per diverse ore. Per arginare questo problema, Tesla Motors ha introdotto i Supercharger: dei “caricabatterie” in grado di ricaricare gratuitamente il veicolo al 50% nel tempo di un caffè in Autogrill.


Al momento in Italia ce ne sono 16 di attivi, ma stando alle dichiarazioni rilasciate su twitter il 3 aprile dal CEO in risposta ad un utente italiano, entro fine anno sarà coperto l’intero territorio nazionale.

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Dopotutto la diffusione vera e propria delle automobili Tesla deve ancora iniziare e l’azienda quotata sul Nasdaq con una capitalizzazione di mercato di circa 33 miliardi di dollari sta preparando la strada all’uscita della nuova Tesla Model 3 aumentando il numero di Supercharger, dei centri assistenza e di store in modo da essere pronta quando a fine 2017 inizierà la distribuzione dell’auto “economica” della casa, per la quale in una sola settimana sono stati superati i 300.000 ordini in tutto il mondo.

L’impatto zero è davvero zero?

Ma se vogliamo mantenere “l’impatto zero”, con l’aumentare dei veicoli elettrici, deve aumentare allo stesso tempo anche la produzione di energia pulita, che non impieghi combustibili fossili.

Questo è uno dei problemi più controversi che si sta riscontrando nei paesi nordici, paesi nei quali questa tipologia di veicoli si sta diffondendo molto velocemente, tanto che le auto elettriche  ad oggi rappresentano l’8% delle nuove immatricolazioni, creando una richiesta sempre maggiore di corrente elettrica, che nonostante le forti politiche ambientali, viene soddisfatta attraverso l’impiego di combustibili fossili.

Parecchio scalpore ha fatto un episodio (che ad oggi risulta risolto) avvenuto a Singapore dove il proprietario di una Tesla Model S si è visto recapitare una multa di 15.000 S$ (circa 10.000€) perché secondo alcuni complessi calcoli effettuati da LTA per sanzionare questo utente, è stato stimato un valore di 0,5 g di CO2 emessi per la produzione di 1 Wh.

Pertanto, per  produrre l’energia necessaria per percorrere 1km, sarebbero necessari ben 444 Wh, immettendo nell’ambiente circa 222g di CO2: una stima di gran lunga superiore alle berline a benzina con prestazioni simili.

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Inutile dire che Tesla Motors si è subito arrivata chiedendo spiegazioni in merito alla decisione e fornendo dati per i quali i valori di CO2/km sarebbero addirittura dimezzati.

La vicenda si è conclusa con la cancellazione della multa ed un “mea culpa” da parte dello stato.

Gli hacker e la sicurezza

Altro aspetto da non sottovalutare è il fatto che le autovetture Tesla funzionano grazie a un software che viene periodicamente aggiornato dalla casa madre e che si installa nell’autoveicolo tramite una connessione wifi alla stessa maniera di un comunissimo smartphone. Oggettivamente questo rischia di diventare un problema non solo per il fatto che gli hacker potrebbero introdursi nel sistema creando blocchi per i quali le automobili non si accendano più, ma per i malfunzionamenti che potrebbero causare durante la marcia, comandando le vetture a distanza o addirittura provocando incidenti.

Già un anno fa, un gruppo di hacker si è introdotto nei comandi di una jeep che montava la tecnologia “self-driving-car” lanciandola ad oltre 100 km orari.

Per questo motivo Tesla Motors si è sin da subito adoperata per garantire la massima sicurezza ai suoi clienti come ha sempre fatto Apple, creando un sistema chiuso e impossibile da hackerare.

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Gli scandali dell’autopilota

Ulteriore criticità si trova analizzando il sistema di autopilota: con la versione 7.1 del software della Tesla Model S, e alla modica cifra di 2.800€, l’azienda di Musk ha introdotto una sistema di autopilota in grado di condurre la vettura nel traffico.

Qualche mese fa  negli Stati Uniti si è verificato un episodio in cui, durante un parcheggio l’autovettura, si è infilata sotto al rimorchio di un camion.  Secondo i dati raccolti dalla casa madre però l’incidente sarebbe dovuto a un errore umano, poiché il conducente avrebbe attivato inavvertitamente un comando errato con il proprio smartphone.

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Ma il caso più eclatante si é verificato a inizio maggio, quando una Tesla Model S in modalità “pilota automatico” ha causato un incidente provocando la morte di Joshua Brown, il quarantenne pilota dell’auto. Da subito l’azienda ha preso le distanze dall’accaduto, dicendo che il software è ancora in versione beta e che funge da ausilio alla guida, e non può sostituire il conducente (dai rilevamenti pare che il conducente stesse guardando un film di Harry Potter).

Un altro episodio simile è avvenuto pochi giorni fa sempre negli Stati Uniti, dove una Tesla Model X ha urtato il guardrail ribaltandosi su se stessa. Fortunatamente l’esito non è stato fatale e l’autorità sta tuttora indagando per capire se il sistema di ausilio alla guida era attivo.

Ad eccezione di questi (gravissimi) episodi, non si sono verificati altri problemi riguardanti questo strumento e, statisticamente parlando, è possibile affermare che la guida semi-automatica (essendo già stati percorsi più di 130 milioni di miglia, e avendo provocato “solo” un decesso) risulta comunque più affidabile rispetto alla guida da parte dell’uomo. Ciò che è certo è che queste vicende, nel loro insieme, stanno contribuendo a generare numerosi dubbi da parte dell’opinione pubblica.

Inoltre c’è da dire che in Italia la giurisprudenza assegna al conducente la responsabilità civile e penale di eventuali danni a persone o cose causati mentre questo si trova alla guida. Ma con un software alla guida su chi ricadrebbe la responsabilità? Sul conducente, sul produttore o sullo sviluppatore del software?


Di qui sorge spontaneo un altro quesito: nel caso sia azionato l’autopilota e il conducente venga trovato con un tasso alcolemico superiore al limite, può essere incriminato per guida in stato di ebrezza?autopilot-graphic_416d19b6954282cf7ca50dc841dd24b1.nbcnews-ux-2880-1000

Riassumendo, ecco le principali questioni ritengo debbano ancora essere risolte prima della diffusione dell’auto più rivoluzionaria degli ultimi anni:

  • sostenibilità: impiego di combustibili fossili per alimentare un’automobile “green”;
  • sicurezza: possibilità di avere un’automobile soggetta ad attacchi di hacker;  
  • responsabilità: difficoltà nell’attribuzione della responsabilità in caso di incidenti con l’autopilota inserito.

Vale la pena sottolineare come questi che ho individuato sono aspetti non sono ancora rilevanti, poiché la diffusione delle automobili elettriche e in particolar modo di quelle marchiate Tesla è ancora molto marginale.

Ciò non toglie che non appena inizierà la distribuzione del modello “economico” (si parla sempre di 40.000€ circa), la situazione inizierà a cambiare e a quel punto sarà interessante seguire il dibattito che verrà a crearsi e capire come il legislatore deciderà di intervenire sulle questioni.
Francesco Sartor

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