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Vivere VS Condividere: che vita è questa?

da 27 Aprile 2016Aprile 28th, 2016Un commento
smartphone addiction
Le esperienze vanno vissute appieno, provando emozioni, piangendo, ridendo, arrabbiandoci e… condividendo tutto sui Social! Ma questa “corsa alla condivisione” non va a discapito delle emozioni stesse? In questo articolo vi porto la mia esperienza e vi spiego perché tutto ciò mi fa estremamente arrabbiare!

Un po’ di venerdì fa sono andata al concerto di David Gilmour (Pink Floyd) qui a Toronto. Per i fan di musica come me, soprattutto di rock, è stata una benedizione! Premetto, con biglietti gratis, quindi ancora più figo! Una volta arrivata al concerto scopro che i nostri posti vantano una veduta spettacolare e subito penso a quante foto meravigliose avrei potuto scattare, così inizio a fare foto e video come se non ci fosse un domani!

concerto david gilmour

La lampadina si accende e mi spoglio dei miei panni!

Poi però ad un certo punto mi fermo e immersa nelle note inizio a pensare. C’è qualcosa che non va. Perché sto scattando così tante foto e quindi perché sono così distratta? La mia voce interna mi dice “perché vedrai quanti like avrai domani!”.  

Ecco ed è proprio questo l’argomento che voglio trattare in questo articolo. Al giorno d’oggi tutto è social, tutto è condivisibile e tutto è ritweettabile (passatemi il termine); ma tutto questo non rischia di distrarci e quindi di non farci vivere appieno l’emozione e le esperienze che stiamo vivendo?

Io non voglio fare del moralismo su questo argomento perché non ho le facoltà per farlo e nemmeno mi interessa, però vorrei solo farvi riflettere per un attimo su questo: vivere VS condividere. Quale delle due è più importante?

Io non ho la risposta ma dal mio punto di vista a volte bisognerebbe concentrarsi di più su quello che stiamo facendo e soprattutto con chi lo stiamo facendo. Le relazioni affettive, le sensazioni, i profumi, i paesaggi, spesso li viviamo una volta sola, quindi perché non focalizzare totalmente la nostra attenzione su di essi?

dopamina da like

Il prezzo dei biglietti.

I biglietti erano un regalo ma il loro valore era di 200$ l’uno. Ero fortemente tentata nel condividere anche la foto dei biglietti ma poi mi sono trattenuta perché mi è sorta un’altra domanda. Condividiamo semplicemente per rendere partecipi i nostri amici oppure in fondo vogliamo creare un po’ di invidia negli altri per le cose che acquistiamo o per i traguardi che raggiungiamo?

narcisismo

A volte non raggiungiamo forse livelli di narcisismo assoluti quando pubblichiamo foto a bordo delle nostre macchine lussuose o mentre indossiamo una borsa griffata o un orologio che potrebbe ripagare un percorso accademico? Cosa vogliamo dimostrare e a chi? Ancora, non voglio fare del moralismo, però avete mai pensato a che senso ha tutto questo? Perché dobbiamo sempre dimostrare qualcosa a qualcuno?

Io sono la prima colpevole in questo, ogni volta che raggiungo un obiettivo o che ritengo ci sia qualcosa di cui potermi vantare o di cui gli altri potrebbero pensare “guarda che brava Giulia”, condivido in tutti i canali a mia disposizione per avere quanti più cenni di approvazione possibili. Per cosa, per fare la conta dei like?

Lo studio scientifico, non sono l’unica svalvolata!

A conferma delle mie teorie, vi vorrei proporre questo video in cui AsapScience spiega i 5 risultati della loro ricerca scientifica basata proprio su come i social media influenzano il nostro corpo.

  1. Il comportamento del nostro cervello è paragonabile a chi è dipendente ad esempio da alcol o droga;
  2. Si è multitasking perché si passa facilmente da un social all’altro ma la produttività non è buona perché si è più distratti e non si memorizzano i concetti;
  3. Si può soffrire della sindrome da “vibrazione fantasma”, cioè credere di sentire la vibrazione del cellulare mentre invece è solo uno scherzo della nostra mente;
  4. Si diventa più egocentrici perché le nostre performance social positive hanno lo stesso effetto della dopamina;
  5. Infine influenzano le relazioni di coppia perché grazie ai social media si tende a conoscere meglio ciò che una persona pensa, perché è più facile scrivere che parlare.

Ecco il video:

Torniamo alla realtà, vi prego!

E ora vi chiedo: che vita è questa? Vita in cui per essere felici o fieri di noi stessi dobbiamo rendere conto ai like o alle visualizzazioni che abbiamo collezionato? Che per capire se abbiamo fatto un buon lavoro abbiamo bisogno di ricevere commenti positivi da gente che ti scrive bravissima, adoro, solo leggendo il titolo di ciò che pubblichi?

Quindi in conclusione con questo articolo spero di avervi dato degli spunti su cui riflettere e da domani non mi disintossicherò da tutti questi social media, perché in fondo a me piacciono. Solo vorrei che riuscissimo a riprendere a vedere il limite che separa il sociale dal social, la vita vera da quella virtuale. Ed ora… condividete!!

libertà dai social media

Giulia Bortoletto

Ventiquattrenne dal passato torontino e berlinese. Segni particolari? Solare, amo la vita e sono sempre entusiasta, perfino delle esperienze negative perché “si può sempre imparare qualcosa”. Yoga addicted. MARKETERs fedele dal 2013 e laureata in commercio estero nel 2014. Perché mi piace il marketing? Perché è vita!

Un commento

  • Marco Antonio Rizzo ha detto:

    Bellissimo articolo. In effetti pensiamo sempre ”Se non pubblichi la foto è come se non fosse mai successo”. Però quanto è vero che spesso siamo più occupati a fare la foto e ai big like che alle emozioni che ci trasmette ciò che abbiamo davanti

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