Future of Work: le persone al centro. Consigli e riflessioni di Stefano Besana per costruire la società del futuro con un nuovo umanesimo

Quante volte, da piccolo, genitori, insegnanti e parenti ti hanno chiesto: “Cosa vuoi fare da grande”? All’inizio le risposte erano delle più disparate poiché si ispiravano ai più fantasiosi dei sogni, come ad esempio l’astronauta, la principessa, il presidente o la spia. Poi, andando avanti con gli anni, la risposta si è fatta sempre più consapevole, tanto che da questa hanno cominciato a dipendere la scelta della scuola superiore e, per alcuni, anche dell’università. Il tutto è sempre stato volto a trovare quel famoso lavoro di cui parlava Confucio. Esso infatti una volta disse: “Scegli un lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita”. 

Ecco che allora, come nei migliori dei piani, si stila una check-list con tutti gli obiettivi da raggiungere per riuscire ad arrivare a quel lavoro, che a tratti sembra solo l’utopica ricerca del Sacro Graal. Terminata la formazione e scelta la realtà lavorativa che più sembra rispecchiare le proprie aspettative, però, spesso si finisce per rimanere delusi. La maggior parte delle volte, infatti, si trovano modelli di organizzazione aziendale che appaiono come un prezioso gioiello luccicante, ma in realtà è solo la punta dell’iceberg. Quello che si scova sotto è solo un modello volto al fatturato dove il bagaglio personale che può essere dato dalla risorsa inserita nel proprio team non è considerato ma, anzi, soffocato da contratti precari e da incarichi pochi stimolanti.

Qual è il “Future of Work”?

Questa situazione, che pian piano ha portato a scoraggiare le risorse, specialmente quelle più giovani, unita all grave situazione sanitaria vissuta che ha comportato un’accelerazione del processo di digitalizzazione, ha portato a porsi delle domande in merito al futuro del mondo del lavoro e della società che ruota attorno ad esso. A rispondere a tutti questi quesiti ci pensa Stefano Besana, Digital&Future of Work Leader in EY, con il libro “Future of Work: Le Persone al centro. Costruire il lavoro e la società del futuro”, edito da Hoepli.

Il testo affronta riflessioni legate a tematiche quali la resilienza, la trasformazione agile, l’holacracy, l’automazione e l’intelligenza artificiale applicata alla realtà delle organizzazioni. Tutti questi termini, apparentemente complessi e lontani dalle realtà lavorative, contribuiscono al percorso volto a comprendere gli scenari che caratterizzano il futuro del lavoro.

Il tema risulta particolarmente attuale tanto che, già nella prefazione a cura del Direttore della Funzione Global Information and Communication Tecnology di Enel Carlo Bozzoli, il Direttore afferma: “finalmente qualcuno ha deciso di provare a capire in maniera strutturata cosa sta succedendo”. Da dove nasce questa necessità? Dal fatto che negli ultimi anni si è assistito: “A un profondo cambiamento del nostro modo di lavorare: aspettative, desideri e comportamenti delle persone sono, oggi più che in passato, influenzati dal peso sociale delle comunità di cui fanno parte”.

Cosa sta succedendo e dove bisogna puntare?

La vita media delle aziende si è considerevolmente ridotta, la leadership viene sempre più a mancare e la soddisfazione da parte dei dipendenti anche. Si necessita quindi di un nuovo umanesimo organizzativo, ovvero, come afferma Besana: “un approccio caratterizzato da modelli maggiormente trasparenti, partecipi e paritetici al lavoro, nella convinzione che il prossimo futuro sarà dominato da quelle imprese in grado di sbloccare a proprio vantaggio il potenziale nascosto nell’energia, nella passione e nella motivazione dei dipendenti, ma non solo: sarà fondamentale estendere il concetto di organizzazione ben oltre i propri confini, ragionando su modelli eco-sistemici e in grado di generare un valore trasformato esponenziale”.

Insomma, nulla è più attuale di questo testo che, a suo modo, vuole anche essere un barlume di speranza per tutti quei giovani professionisti che sono innamorati del proprio lavoro e ancora convinti di poter cambiare davvero le cose. Ecco, questo è il primo passo verso un nuovo mondo del lavoro e una nuova società dove le competenze e la ricchezza che la diversità comporta, vengono valorizzate e apprezzate. Non bisogna perdere tempo per cominciare perché, per citare Wiliam Gibson: “The future is already here. It’s just not very evenly distributed”.

 

Immagine di copertina: Stefano Besana

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