Innovazione tecnologica e fashion: quando la digital transformation è (di) moda

Innovazione tecnologica e fashion - Quando la digital transformation è di moda

Parole come rivoluzione digitale e digital transformation sono oggi di uso così comune che quasi non ce ne accorgiamo. Ma che cosa significano nello specifico?
Con rivoluzione digitale si intende l’espansione che negli ultimi decenni ha visto protagonisti i prodotti digitali e tutti i cambiamenti sociali, economici e politici che hanno innescato. Digital transformation, invece, significa innovare le organizzazioni cogliendo le opportunità che la rivoluzione digitale ancora in corso può offrire. Si tratta di una condizione irrinunciabile per lo sviluppo delle imprese, a prescindere dalla dimensione e dal settore in cui si trovano a operare.

Per far questo non basta sfruttare l’enorme tecnologia a nostra disposizione oggi, ma è necessario generare una visione e soprattutto riprogettare l’organizzazione aziendale in sua funzione, partendo anche dalla formazione delle persone in azienda.
In Italia possiamo contare un gran numero di società di consulenza che formano persone per assumere ruoli nel settore digital. Non solo: anche negli atenei stanno prendendo sempre più piede corsi di studio di questa tipologia. All’Università Ca’ Foscari di Venezia, ad esempio, troviamo la laurea triennale in Digital Management in collaborazione con H-FARM. Quest’ultima è un’azienda trevigiana, nata nel 2005, che aiuta le imprese e le start-up a trasformarsi in un’ottica digitale.

H-FARM per la digital transformation

Il corso universitario, infatti, interamente in lingua inglese, ha lo scopo di formare specialisti della digital transformation per dare vita a start-up o per accompagnare aziende private e pubbliche nel percorso di trasformazione digitale.

Perché digital disruption digital transformation non sono la stessa cosa

Un fenomeno che certamente si collega al precedente è quello della digital disruption. Quest’ultimo, nello specifico, è il cambiamento radicale e definitivo rispetto al modello di business precedente che viene innescato dall’adozione di innovazioni tecnologiche. Disruption è anche l’atteggiamento mentale di ricerca di elementi innovativi e tecnologici che non diano soltanto un semplice vantaggio competitivo, ma che ridefiniscano completamente le regole di un determinato settore. Non vi è ancora molto chiaro il concetto?

digital transformation

Allora pensate a Booking.com. La piattaforma di prenotazione alberghiera infatti ha saputo trasformare il modo di viaggiare delle persone: non ci si affida più alle agenzie di viaggio, ma si prenota il proprio albergo in autonomia, spesso con un risparmio notevole.

L’innovazione tecnologica rivoluziona anche il settore fashion

Ritorniamo ora alla digital transformation e vediamo in particolare come l’innovazione tecnologica rappresenti il miglior alleato dei brand, in particolare del fashion & luxury, che desiderano gestire i processi che si trovano ad affrontare quotidianamente.

Bisogna tuttavia fare una doverosa precisazione sul mondo fashion. È possibile, infatti, suddividerlo in due macro-gruppi: da una parte il cosiddetto fast fashion, costituito ad esempio da H&M, Mango o Zara; dall’altra parte il mondo dei marchi di lusso con grandi brand come Chanel, Prada, ecc. Il primo senza dubbio ha dovuto ben presto fare i conti con la digital transformation proprio a causa dei cicli di produzione molto rapidi.
Il secondo gruppo, invece, ha dovuto confrontarsi con questo cambiamento più tardi, tuttavia i dati parlano di una forte crescita dell’e-commerce anche in questo settore. La caratteristica fondamentale di quest’ultimo è che l’esperienza d’acquisto nel lusso deve mantenere quel carattere di esclusività e personalizzazione che troviamo nelle boutique fisiche e che da sempre la differenziano rendendo il prodotto unico e molto spesso personalizzabile per il consumatore. Cosa che non succede solitamente negli e-commerce.

Vediamo ora come la digital transformation è stata affrontata da alcuni brand.

Il settore del fast fashion: Zara precursore di un nuovo modo di vendere

Zara - Fast fashion e digital transformation

Il nuovo negozio di Zara a Milano è anche il punto di ritiro degli acquisti online: è possibile ritirare il proprio capo tramite un codice ricevuto dopo aver effettuato l’ordine e senza dover attendere l’intervento di un commesso. Tutti gli addetti sono dotati di tablet per recuperare e tracciare informazioni in tempi velocissimi, mentre gli specchi nel negozio identificano l’abito che stiamo provando e suggeriscono gli abbinamenti possibili. Il grande merito di Zara è stato senza dubbio quello di aver tenuto il passo con i cambiamenti sociali e i desideri del cliente, ma soprattutto di modernizzarsi e di utilizzare nuove tecnologie.

Notevole è anche la sua capacità di aggiornamento dell’inventario che in un settore come quello del fast fashion è doveroso. Ogni prodotto è dotato di un microchip RFID che prima di lasciare il magazzino centralizzato consente di tracciare quel pezzo di inventario fino a quando non viene venduto a un cliente. Il centro di elaborazione dei dati di Inditex (azienda di cui fa parte Zara) è aperto 24 ore al giorno e raccoglie informazioni da oltre 6000 negozi in oltre 80 paesi e viene utilizzato dai team per la gestione delle scorte, la distribuzione, la progettazione e il miglioramento del servizio clienti. Quando il capo arriva in negozio, l’RFID consente di determinare quali articoli devono essere riforniti e dove si trovano, cosa che ha reso la gestione dell’inventario e delle scorte di Zara e di tutto il gruppo più veloci dell’80%. Se un cliente ha bisogno di un particolare prodotto, i venditori sono in grado di individuarlo immediatamente in negozio o in un luogo vicino. I dati di tracciamento delle vendite sono quindi fondamentali per consentire a Zara di servire i propri clienti al meglio ed eliminare quei capi che ad esempio non ricevono le loro attenzioni.

Tod’s e Diesel: in quale maniera anche il settore luxury sfrutta le nuove tecnologie?

Tod's - Yoox

Tod’s è un brand di calzature molto noto in Italia e nel mondo che offre anche accessori di pelletteria di lusso. Questa azienda è una di quelle che più di tutte sta scommettendo sul settore della vendita online e degli shop digitali. Non è un caso quindi che la collezione uomo di Tod’s sia oggi disponibile anche sui grandi e-commerce di settore come YOOX. L’utilizzo delle piattaforme dedicate al luxury può comportare un valore aggiunto consentendo infatti di raggiungere zone geografiche scoperte e di ampliare la gamma di servizi offerti alla clientela.

La digital transformation ormai è tangibile in tutti gli ambiti e anche gli store di molti brand stanno cambiando per adattarsi alle nuove tecnologie. Ad esempio, un noto marchio che si è sempre reso riconoscibile in maniera netta rispetto ai competitor, è Diesel. Nel 2017 lo store monomarca di Milano, che è il più grande al mondo, è diventato anche il più tecnologico e moderno con un design particolare perché richiama l’idea di un appartamento con arredi vintage, ma allo stesso tempo industrial.

Diesel - Digital transformation

Il direttore creativo Nicola Formichetti e l’architetto Masamichi Katayama sono stati incaricati di ideare il restyling del Diesel Planet in piazza San Babila.

A Milano, che rappresenta la creatività made in Italy e dove c’è la nostra più grande vetrina del mondo, abbiamo voluto lanciare il nuovo progetto pilota digitale che riguarderà tutti gli store Diesel del mondo.

Così sottolinea il CEO Alessandro Bogliolo. Il modello ideato è il digital retail: l’uso di tecnologie d’avanguardia in collaborazione con Samsung e sviluppate insieme all’azienda H-FARM per la parte di system integration accompagnano l’esperienza d’acquisto del cliente rendendola unica e personalizzata. L’esperienza viene arricchita con ulteriori informazioni sul prodotto grazie ai totem informativi all’ingresso, a un tavolo digitale, un display interattivo comandato da uno smartphone e un camerino smart.

Diesel e digital transformation - Store monomarca a Milano

Alla base di tutto c’è la lettura da parte di questi dispositivi, tramite apposite antenne, di un chip presente in ogni capo. Il digital table offre una lettura del prodotto, contestualizzandolo alle varie possibilità del suo utilizzo. Anche gli otto camerini smart dispongono di antenne apposite per la lettura dei dati e nel momento in cui vi si accede leggono la carta di identità del capo e propongono a tutto specchio varie opzioni di prodotti da abbinare.

Ultima fase fondamentale è quella che viene definita esperienza mobile: tramite uno smartphone vengono attivate su un display le informazioni relative al comparto jeans. Ad esempio, se è necessario verificare se e dove un capo è presente in stock, il commesso controlla la sua presenza o meno in tempo reale attraverso uno dei venticinque smartphone in dotazione. Il sistema voluto da Diesel fa sì che il cliente possa essere profilato: sarà così possibile per il personale di negozio sapere se è già presente nel database e, di conseguenza, conoscerne i comportamenti per poter offrire un servizio sempre più personalizzato e incentrato sulle abitudini d’acquisto.

Digital transformation nel settore fashion

Concludendo, lungo questo articolo è stato presentato come il mondo fashion (sia fast che luxury) sia molto attento ai vantaggi che l’adozione di innovazioni tecnologiche porta con sé. Ogni brand cerca di ottenere il massimo dei risultati dalla carica rivoluzionaria delle nuove tecnologie, secondo le proprie forze e la propria filosofia. Questo dunque ci fa capire la grande importanza che riveste la formazione di nuove figure in grado di gestire le nuove realtà che si presenteranno durante questa trasformazione. La speranza è perciò che i brand non cadano nell’errore di sottovalutare questo aspetto, perché certo è che la digital transformation non passerà mai di moda.

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