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Partnership per la Sostenibilità: un trend emergente (anche) nel mondo del Calcio

È uno dei “nuovi” trend del calcio, espressione di una crescente richiesta da parte di aziende e altri stakeholder chiave. Ma è anche una pratica che sta sempre più caratterizzando numerosi altri settori, nonché uno degli Obiettivi dell’Agenda 2030. Stiamo parlando delle cosiddette “partnership per la sostenibilità”, collaborazioni tra due o più parti in cui, oltre al mero accordo economico e commerciale, si va a ricercare uno “scopo”, per cui obiettivi legati (anche) alle logiche di generazione di impatto positivo.

Come detto, si tratta di un approccio in continua ascesa un po’ in ogni settore, supportato da ricerche e studi sul tema. Un articolo di Forbes – che a sua volta ha ripreso anche alcune indagini condotte dalla società di consulenza Deloitte – ha confermato, ad esempio, che sta crescendo in maniera significativa la pressione sulle aziende da parte del mercato e i suoi player chiave (su tutti le nuove generazioni) per questo genere di iniziative. Ma oltre alle responsabilità, le opportunità si stanno facendo sempre più reali, con le organizzazioni in grado di integrare con successo questa pratica che hanno visto margini di crescita e sviluppo tre volte superiori ai competitors non impegnati allo stesso modo con risvolti positivi si sono registrati tra dipendenti e consumatori.

Insomma, uno scenario dall’alto potenziale, che è quindi imperativo saper decifrare al meglio (assicurando efficacia e credibilità, ingredienti a cui il mercato è sempre più attento) per trarne il massimo rendimento e assicurare l’impatto sperato. Tutti elementi, questi, a cui sembra essersi interessato anche il mondo del calcio. Una realtà che dalla sua può vantare un’altra serie di importanti fattori, iscrivendolo di diritto a questa partita: la sua enorme popolarità, il forte radicamento territoriale, la capacità di coinvolgere le persone e quella di saper amplificare la portata di certi messaggi. Possibilità da sfruttare per creare sinergie vincenti (dal punto di vista economico, ma non solo). Senza ovviamente dimenticare i potenziali risvolti positivi per il territorio, luogo in cui poi queste “collaborazioni per uno scopo” dovrebbero materializzarsi, ed espressione di quell’impegno del calcio per la sostenibilità che, anche guardando alla linea dettata da UEFA e Leghe nazionali (compresa quella italiana), dovrebbe diventarne elemento sempre più centrale.

Ma come si stanno comportando, nel pratico, i Club? E che caratteristiche dovrebbero avere queste iniziative per essere vincenti? Ecco alcuni esempi che abbiamo intercettato.

Arsenal & Lavazza

La nostra panoramica parte da fuori confine, più precisamente dalla Premier League inglese, per parlare della collaborazione tra l’Arsenal e – curiosamente – un’azienda italiana, Lavazza.

La società torinese è sponsor e partner dei Gunners, con una serie di attivazioni dedicate a varie tematiche sociali. C’è, ad esempio, quella a fianco della squadra Women dei londinesi, creando contenuti social per sostenere e dare visibilità ad un movimento – quello del calcio femminile, in forte crescita in Inghilterra – che porta con sé una serie di importanti messaggi sociali legati, ad esempio, ai temi della gender equity e dell’empowerment.

partnership per la sostenibilità nel calcio arsenal lavazza quattro ragazzi e ragazze allo stadio inclusione occupazione giovanile

La più interessante, però, è forse quella ribattezzata “One Cup of Learning”. Si tratta di un progetto di inclusione e occupazione giovanile legato alla caffetteria. Obiettivo è formare giovani ai mestieri propri di questo mondo, offrendo loro percorsi di formazione, sviluppo personale e opportunità di lavoro. Ruolo centrale nel progetto è giocato dall’Arsenal in the Community, dipartimento del Club che si occupa di promuovere il rapporto con il territorio attraverso una serie innumerevoli di progetti, compreso proprio quello con Lavazza.

Insomma, un’iniziativa vincente perché specifica nelle sue intenzioni, attuale nel tema sociale trattato, credibile nell’impegno delle due parti in gioco, e soprattutto continuativa nel tempo (dopo il primo periodo di prova, è stata confermata per altri tre anni). Un approccio che, tra l’altro, sembra essere tratto distintivo del Club londinese, che si sta distinguendo in positivo anche insieme ad altri brand (citiamo ad esempio l’iniziativaNo More Red’ con adidas contro la violenza giovanile).

Fortuna Für Alle

Il secondo esempio ci porta invece in Germania, dove il Fortuna Düsseldorf – compagine di 2. Bundesliga, equivalente della nostra Serie B, quindi fatto già di per sé eccezionale – ha messo in piedi un’iniziativa che è pronta a rivoluzionare il gioco.

Grazie al supporto dei due sponsor principali – HP e TARGOBANK – e dell’organizzazione Common Goal, la squadra tedesca ha lanciato “Fortuna Für Alle” (tradotto, Fortuna per Tutti). Si tratta di un progetto abbastanza strutturato, la cui iniziativa principale prevede l’accesso gratuito alle partite casalinghe della squadra. Grazie al sostegno delle aziende partner sopra citate, l’idea è quella di restituire il gioco alla comunità di Düsseldorf cui il Club appartiene, dando fondo a quei valori che ne definiscono il DNA e quindi la missione: partecipazione, senso di appartenenza, coinvolgimento e sostegno diffusi.

partnership per la sostenibilità nel calcio fortuna dusseldorf fortuna fur alleUna scelta che è, come detto, solo la punta dell’iceberg, con tanto di più ad arricchire la posizione della società biancorossa nella partita per lo sviluppo sostenibile. I proventi di ogni nuova sponsorizzazione, infatti, saranno ridistribuiti in maniera strategica per consentire la crescita di tutti le aree della società. Parte, ad esempio, saranno diretti al settore giovanile e il calcio femminile, altri allo sviluppo tecnologico e infrastrutturale, altri ancora in progetti per il territorio. Insomma, un contributo significativo e concreto rivolto alla tutela del patrimonio del Club, simbolo e risorsa per la comunità e le generazioni che verranno.

E il calcio italiano?

Quelli sopra raccontati sono esempi assolutamente virtuosi, peraltro parte di realtà – Premier e Bundesliga – in cui l’uso del calcio come “molto più di un gioco” è pratica diffusa e ben implementata. È però questo aspetto su cui sta iniziando a lavorare con crescente importanza anche il nostro sistema calcio, dove l’impegno dei Club si sta materializzando anche attraverso le collaborazioni per la sostenibilità.

A rivelarlo è stata un’indagine sul tema della pagina Community Soccer Report, che ha intercettato una quarantina di simili iniziative promosse dalle squadre di Serie A nel corso della stagione 2022/2023. Proposte che hanno coinvolto più della metà dei protagonisti (pur con 4 Club promotori del 65% delle iniziative intercettate), e che hanno guardato sia al sociale che all’ambiente.

Insomma, dati che confermano senz’altro interesse e in qualche modo consapevolezza sull’argomento, che speriamo si traduca presto in un numero sempre maggiore di proposte vincenti. Nonostante ciò, le buone pratiche a cui rifarsi non mancano. Nel documento è riportato l’esempio del Milan. Insieme alla propria Fondazione e alcuni partner, i rossoneri sono da tempo impegnati in una serie di iniziative in contrasto alla povertà alimentare. Un problema accentuato dalla pandemia – per cui il Club era sceso in campo in maniera importante – e tutt’ora attuale. Dando continuità al lavoro portato avanti in periodo Covid, la società ha proseguito nel sostegno ai Food Hub del territorio donando generi alimentari grazie al supporto di partner commerciali operanti nel settore, ma anche attivando iniziative per dare sostegno a realtà locali e sensibilizzare la propria comunità (compresi lo staff e più giovani, spesso coinvolti in queste attività).

partnership per la sostenibilità nel calcio milan supporta realtà locali

Oltre al Milan potremmo citare la Roma, anch’essa con un percorso ben impostato che conta anche su sinergie virtuose con i propri partner. Una che ci balza alla mente è “Scuola Aperta”, progetto che vede i membri del business network giallorosso scendere in campo e coinvolgere giovani studenti in momenti didattici alla scoperta del settore di appartenenza (idea abbastanza in linea all’esempio precedente sull’Arsenal, dove viene messa a disposizione la propria esperienza per le future generazioni).

Infine, come non chiamare in causa l’Udinese, che ha da tempo adottato una politica sulle collaborazioni che vede proprio nella sostenibilità uno principi cardine, in qualche modo anticipando un trend dove il calcio può avere un ruolo di primissimo piano.

Articolo realizzato da Community Soccer Report

Valentino Cristofalo

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